Il 24 luglio del 1996 uscì nelle sale americane il film tratto dall’omonimo romanzo di John Grisham e ancora oggi terribilmente attuale

Si dice spesso che la realtà supera la fantasia e non viceversa. Soprattutto quando è la prima ad ispirare la seconda; forse per insegnare qualcosa o quantomeno a far riflettere su determinate situazioni. Per paradosso ci ritroviamo a celebrare il trentennale di un film, la cui trama sembra molto vicina ai dibattiti legati ad un caso attuale e anche ad altre situazioni di cronaca che stanno infiammando i dibattiti di questi ultimi giorni. No, cari lettori: non è il caldo, è il non riuscire più ad essere disposti a dialogare in un certo modo.

D’altronde è facile parlare in alcune situazioni; ci sentiamo in dovere di dire la nostra perché, sempre d’altronde, è anche normale e logico avere un’opinione. Il problema è quando non si formano diverse opinioni, anche eterogenee per sfumature o per diversità di vedute. No, il pericolo è quando prendono forma due opinioni, due modi di pensare totalmente contrapposti l’una dall’altra, e con la sensazione, palese, del confronto duro, ma vero, ma anche semplice confronto, ci siano a fronteggiarsi due schieramenti come due eserciti pronti a farsi la guerra.

In fondo accadde, seconda alcune cronache dell’epoca, quarantacinque anni fa la stessissima cosa nello Stato del Mississippi. Secondo alcune informazioni, l’anno era il 1981, un anonimo padre di famiglia, afroamericano, si ritrovò ad affrontare il peggior incubo per un qualsiasi genitore: lo stupro di una figlia. Per di più gli aguzzini erano persino bianchi e membri del ku klux klan. Sempre secondo le cronache dell’epoca ci riportano che, a quanto sembra, si andò a processo o quantomeno si ormai vicini nello svolgersi.

Invece, quest’ultimo, per la paura di non poter aver giustizia per sua figlia, ci pensò direttamente lui a fare qualcosa, uccidendo gli stessi aguzzini. Il caso, all’epoca, venne seguito da un giovane avvocato il quale, forse, tra i suoi obiettivi professionali od esistenziali, c’era persino la volontà di diventare romanziere. È così che nacque, per poi venir pubblicato l’anno successivo, nel 1un982 sempre secondo queste prime informazioni, romanzo dal titolo inequivocabile: Il Momento di Uccidere.

Quell’avvocato si chiamava John Grisham ed oggi, a distanza di quasi quarantacinque anni dalla pubblicazione di quello che era il suo primo romanzo, è uno degli scrittori più famosi al mondo; oltre al libro del 1982, molte altre volte il cinema ha attinto dalle sue opere, come ‘Il Cliente’ ed ‘Il Socio’, tanto per citare qualche titolo. Eppure, mai come questa volta e senza neanche farlo di proposito, cari lettori, ci ritroviamo a celebrare il trentennale non tanto del libro, quanto quello della trasposizione cinematografica del romanzo medesimo.

Era il 24 luglio del 1996 e nei cinema americani approdò una di quelle storie che ancora oggi ci toglie dal piedistallo facendoci riflettere ad uno ad uno. Ci pone la domanda più semplice ed allo stesso tempo anche quella più scomoda: se lo Stato non è in grado o non vuole in realtà proteggerti o proteggere chi ami è giusto farsi giustizia con le proprie mani?

Il film, lo ammettiamo, all’epoca passò anche un po’ in sordina e non tanto per la tematica in sé e neanche per la mancanza di attenzione verso la stessa, semmai, in quel periodo, non esistevano queste radicalizzazioni del pensiero che disturbano e distruggono il vero dibattito e confronto civile tra le persone comuni; non solo coloro che sono, di logica, competenti.

Diretto dal compianto Joel Schumacher, il film, omonimo del libro, in quasi due ore e mezza, ci spiattella in faccia una realtà che non vorremmo vedere e alla quale, forse, neanche vorremmo avere a che fare e semmai fosse il contrario non l’affronteremmo, come è umanamente comprensibile, nel modo giusto; nel modo in cui la legge ci indica di fare anzi di non fare.

Tornando alla fonte ispirativa del romanzo, c’è sostanzialmente un particolare sul quale non ci siamo soffermati. Anzi, sarebbe meglio dire, un particolare che non abbiamo voluto analizzare in maniera corretta: quello che vi abbiamo riportato, all’inizio di questa prima parte, è, nei fatti, la trama scelta da parte dello stesso avvocato scrittore, ma non ciò che accadde veramente. Ecco perché ci stiamo andando con i piedi di piombo nello sviluppare questo speciale.

Nel 1984, quindi non nel 1981, due ragazze, adolescenti tra i sedici e diciassette anni, vennero violentate da un afroamericano. Quest’ultimo venne sì condannato, senza venir ucciso dal genitore giustiziere. Tre anni più tardi, Grisham, iniziò a sviluppare la trama per il suo romanzo, sempre in maniera corretta, correva l’anno 1987; il romanzo venne pubblicato nel 1989.

Dunque, quello che abbiamo riportato all’inizio? Erano le prime informazioni circolate nella rete in merito alle origini dell’opera letteraria. Dunque, tra la pubblicazione del romanzo e la realizzazione del film non passarono, poi, così tanti anni. Ma solamente sette. Grisham, per il suo esordio letterario, decise di capovolgere la situazione ponendo al lettore cosa sarebbe successo semmai si fosse trovato in quella situazione e per di più con un diverso colore della pelle?

Dubbio amletico, vero? Tra l’altro, lo stesso autore, sovvertendo le etnie dei protagonisti, anticipò, come mero scontro descritto nel libro, di molto quello che poi sarebbe accaduto con O.J. Simpson qualche anno più tardi, ricordato giusto un mese fa, ma con dinamiche e finale totalmente diverso.

L’essenza della storia, lo scopo del racconto, con tutti i crismi del genere di stampo thriller forense, era quella di far riflettere più di un dubbio allo stesso lettore. È giusto considerare che l’omicidio è reato ma com’è che dice uno dei protagonisti: se Carl Lee Haley viene condannato giustizia è fatta, se viene assolto giustizia è fatta lo stesso. A pronunciare queste parole, che hanno il sapor di una mera sentenza, è l’ex avvocato Lucien Bell che nel film aveva il volto del leggendario Donald Sutherland.

Parole o se vogliamo anche intesa come una mera massima forense ironica rivolta al suo pupillo, il giovane e talentuoso avvocato Jack Brigance, il quale aveva ereditato lo studio di Lucien quando quest’ultimo era stato radiato dall’albo per comportamenti scorretti durante una rivolta.

Jack Brigance, in sostanza, non è solo il protagonista, sia del romanzo che del film, ma rappresentava, in maniera più profonda, lo stesso John Grisham. Sul grande schermo il personaggio aveva il volto dell’attore texano Matthew McConaughey…

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