Il 23 luglio del 2011 venne a mancare, tragicamente e a soli 27 anni, il talento puro di Amy Winehouse
Ci eravamo soffermati su di lei in due occasioni: il primo era quello de ‘La canzone del Lunedì’, e quello stesso primo giorno della settimana sembrava volerci dire proprio questo, in cui, una settimana più tardi, sul grande schermo, sarebbe approda il biopic tanto atteso sul talento cristallino e fin troppo sfortunato di Amy Winehouse. ‘Back to Black’ era il titolo del lungometraggio diretto da Sam Taylor-Johnson e che, come molti sanno e ricordano, era anche il titolo del sorprendente album d’esordio che la lanciò, sia nell’immediato e sia definitivamente, nell’olimpo del mondo musicale. Che la lanciò nella musica che conta.
Sono trascorsi oltre quindici anni dal suo esordio folgorante e la stessa giovane stella che era molto di più di una semplice promessa è scomparsa da oltre tredici anni, facciamo ormai quindici con domani. Era il 23 luglio del 2011 quando la cantante britannica lascò questo mondo a causa dei suoi problemi di alcolismo, almeno per quanto è emerso in tutti questi anni. Aveva 27 anni come alcuni altri prima di lei che avevano lasciato questo mondo: Janis Joplin, Jimmy Hendrix e Kurt Cobain, tanto per citarne qualcuno.
Una voce particolare quella di Amy. Una voce tra la potenza e la classe. Una voce che semmai fosse sopravvissuta al suo tragico destino non solo avrebbe scritto pagine e pagine di musica indelebili, ma avrebbe ricevuto il plauso e il raffronto, più che positivo, con altre e storiche ugole d’oro delle sette note.
Difatti, il suo timbro vocale era tipico delle talentuose della musica black e il suo album, oltre che per diversi motivi introspettivi, era totalmente impregnato di blues. Tra le singole hit che lo componevano ci dobbiamo soffermare su una particolare, come sempre accade nella prima rubrica del lunedì: Rehab. Con tale termine è solito indicare un luogo ovvero il cento di disintossicazione, per droghe o, per l’appunto, da alcool. Non a caso questa piccola parola è solamente l’abbreviazione di rehabilitation center.
I versi di questa canzone, scritta in parte proprio da Amy e da una poetessa americana, fanno proprio riferimento a questa particolare struttura adibita per tali necessità in cui la stessa Winheouse avrebbe dovuto recarsi per cercare di uscire dalla dipendenza dall’alcool. In verità, Amy ci andò: la sua permanenza durò solo quindici minuti e se ne andò, affermando che lei beveva solo perché era innamorata. Ci andò solo su invito, indiretto, di suo padre il quale, quest’ultimo, tentò di salvare la figlia non riuscendoci.
Tornando al brano, ‘Rehab’ è singolo che contiene delle perfette contaminazioni di ben tre generi musicali: il soul, il contemporary R&B e addirittura il Jazz. Una triplice miscela vincente che vide la mano, in fatto di produzione, del lungimirante Mark Ronson, il produttore di Bruno Mars, per intenderci.
Uscito il 23 ottobre del 2006, dunque fra non molto ci sarà da celebrare il ventennale e noi non mancheremo all’appuntamento. Tornando alla canzone, possiamo dire che ottenne due dischi d’oro; otto dischi di platino, tra cui uno proprio in Italia. Del disco d’esordio e di tutta la sua vita ve ne parleremo meglio nello speciale – recensione di sabato in occasione dell’uscita del film.
In quell’occasione, per quel duplice appuntamento che pensammo per lei, unimmo addirittura le nostre tre rubriche: Recensioni e Retrospettive in Musica per quello che era, di fatto, un appuntamento davvero speciale; per poi lasciarvi, cari lettori, alla sua musica, con quella canzone, in quel lunedì di tanto tempo fa, annunciando la pubblicazione della recensione, dedicata al film, qualche giorno più tardi. Ma Noi, Rehab, la vogliamo ascoltare ancora adesso:
Raggiungere il successo con il lutto al braccio per un amore non corrisposto e spegnersi a poco a poco perché forse di tutto il resto non ci importa più nulla. Sembra questa, in sostanza, la descrizione quasi perfetta della parabola prima esistenziale e poi professionale del talento puro e naturale, senza l’ausilio del famigerato autotune, di Amy Winehouse. Cantante britannica scomparsa a Londra il 23 luglio del 2011 a soli 27 anni che, purtroppo, è andata ad aumentare, tragicamente, il numero del gruppo di giovani leve della musica che sono scomparse proprio a quell’età e per i motivi più disparati: il maledetto ‘Club 27’.
Un gruppo ristretto di giovani talenti che hanno lasciato questo mondo troppo presto. Si pensi a Robert Johnson, nel 1938; a Brian Jones nel 1969; a Janis Joplin; a Jimi Hendrix. Per poi fare un bel salto temporale negli anni ‘90, 5 aprile del 1994 per l’esattezza, in cui avvenne il suicidio del leader dei Nirvana, Kurt Cobain, e, a questo punto, arriviamo a lei: la protagonista del suo biopic.
Di ‘Back to Black’ ne abbiamo parlato, semmai accennato, proprio questo lunedì, facendo aprire la settimana, con l’istituzionale appuntamento de ‘La canzone del lunedì’, alla canzone ‘Rehab’. Primo singolo che apre questo album del 2006 e che, allo stesso tempo, come specificato più volte in questi giorni, titolo anche del biopic diretto da Sam Taylor-Johnson ed interpretato dall’attrice britannica Marisa Abela nel ruolo della sfortunata stella della musica.
Sfortunata, come spesso succede in questi casi, per aver ricevuto in dono una voce divina ma un carattere, una personalità fragile; forse, Amy, si era solamente convinta di non essere amata per ciò che fosse naturalmente, ma solo per ciò che rappresentava per il resto del mondo; per quello che era diventata in vita. Ovviamente la nostra è solamente un’ipotesi.
Alle volte, però, andare indagare sembrerebbe non tanto un’operazione di mera retorica e controproducente fruita solo per parlare di colei che non è solo vista come una persona. No, semmai può essere utile per scoprire alcuni lati, anfratti della mente umana, troppo labili per accettare determinate realtà; ovvero la fragilità di stella della musica.
Sapete qual è la triste verità cari lettori? Non si accetterà mai e per diversi ordini di ragioni e non solo una questione di giovane età. Il motivo è da ricercare nella semplice immagine che noi abbiamo di loro: sono arrivati dove tutti noi vogliamo arrivare, ovvero a coronare i sogni che ci portiamo dentro nel nostro cuore…