La Spagna è per la seconda volta, nella sua storia, campione del mondo: appuntamento con la nuova edizione nel 2030

Tra lacrime e gioia è terminato anche questo mondiale. Le lacrime sono tutte di Lionel Messi e dei suoi compagni di squadra e la gioia è tutta per Lamine Yamal e dei suoi compagni di squadra; d’altronde la finale della coppa del mondo di calcio offre sempre questi due lati della stessa medaglia. Lati diversi, opposti e ai quali è imprescindibile esulare. Alla fine di questa infinita maratona, delle tante emozioni e fatti anche abbastanza controversi, ha vinto veramente la squadra più forte e non intendiamo solamente per ieri.

A parità di risultato, osservando e ricordando attentamente il percorso di entrambe le nazionali sia Spagna ed Argentina hanno avuto un andamento lineare. Certo, qualcuno tenderebbe a sottolineare che gli iberici, all’esordio contro il Capoverde, avrebbero steccato e per un semplice motivo: lo squadrone contro la piccola realtà che si affaccia, per la prima volta tra l’altro, nel leggendario torneo con il trofeo ambito da tutti.

Eppure, lo stesso Capoverde ha dimostrato che lo 0 a 0 contro gli spagnoli non è mai stato il frutto del caso. Neanche quando stava rischiando di sbattere, ormai, gli ex campioni del mondo, futuri finalisti, dell’Argentina. In un modo o nell’altro, al di là di qualche perplessità, le due nazionali hanno avuto il cammino più corretto. Certo, forse più al cardiopalma quello dei sudamericani.

Mentre quello degli spagnoli ha visto, come il 2010, più la squadra, più il gioco, quel tiki taka che maltrattammo dopo la finale di Euro 2024. Un’impronta, un marchio di fabbrica, che fa della Spagna stessa la nuova grande di questo millennio e non più solo una potenza calcistica non completa.

Una squadra forte ma incapace di arrivare fino alla fine e conquistare l’edizione a cui si prendeva parte. Nel Novecento accadde solo una volta e si tratta dell’Europeo, in casa nel 1964. Da quando è iniziato il nuovo millennio e dopo le fallimentari edizioni di Euro 2000, il mondiale del 2002 e ancora l’Europeo del 2004; dal 2006 è iniziato a cambiare veramente qualcosa.

Il gioco non ha dato solo forza alla nazionale iberica, le ha dato ordine, un modo non di stare in campo, ma di essere in campo. Un credo calcistico che molto probabilmente non mollerà mai. Un modo di essere che ne ha giovato, sempre in quei primi anni, anche il Barcellona di Guardiola; ma questa è un’altra storia di calcio che di sicuro vi racconteremo più avanti.

Dunque, per la seconda volta nella sua storia le Furie Rosse, come sono sempre state soprannominate, hanno conquistato la seconda coppa del mondo di calcio. Staccano l’Inghilterra, malinconicamente ad uno, e si portano ad una lunghezza dalla Francia, a quota tre, ma raggiungono i due storici titoli dell’Uruguay, non più aggiornati con un’altra vittoria dopo il 1930 ed il 1950.

Tutti quanti nella finale attendevano Lamine Yamal e Lionel Messi. Tutto il mondo attendeva una loro giocato, decisiva, che non è mai arrivata. Alla fine, la contesa, la decide Ferran Torres, su sponda di testa di Nico Williams, il quale ha corretto il modo un giusto un cross che era troppo lungo per poter spiovere in aria nel modo giusto. Alla fine, com’è che si dice, tra i due litiganti il terzo gode seppur si tratti sempre di uno spagnolo. Non vince né Yamal e né Messi il duello; il passaggio di testimone, nella sua essenza, non è avvenuto in maniera definitiva o quantomeno diretta.

Di certo per il neo diciannovenne era anche pensabile che forse non si sarebbe rivelato decisivo; mentre per il veterano, per cui lui che ha ben trentanove primavere sulle spalle ci si attendeva più che qualcosa di più, si attendeva molto di più. Semmai avesse vinto il mondiale, il suo secondo in carriera e quarto per l’albiceleste, tutti, o quasi tutti, avrebbero detto che Messi era riuscito nell’impresa di superare Maradona.

Che non se la prendano a male coloro che hanno amato e che amano tutt’ora Messi, ma Maradona sapeva essere un vero leader in campo e nella sua carriera partita come quella di ieri l’avrebbe vinta da solo, con un piede solo, e trascinando la sua stessa nazionale.

Ciò non toglie il valore, il talento ed il dono di Lionel Messi in tutti questi anni. Non toglie nulla alle sue vittorie, personali e di squadra, dei suoi trofei, personali e di squadra, e delle sue giocate che hanno contribuito a rendere il calcio altrettanto bello in questo secolo o millennio, come meglio preferite, insieme a Cristiano Ronaldo.

Senza offesa per nessuno ma Maradona è stato veramente di un altro pianeta, Messi di sicuro sarà nell’olimpo dei grandi, dei fuoriclasse, ma alcuni paragoni, soprattutto per epoche diverse, ci sembrano alquanto improbabili. Non nascondiamo la volontà, da parte nostra, che un giorno pubblicheremo persino, non tanto uno speciale, quanto un reportage su entrambi, per comprendere la reale differenza fra i due.

E ciò non toglie, comunque, l’amarezza e la malinconia provata anche da parte nostra vederlo piangere alla fine della partita. In fondo, si può essere equilibrati quanto si vuole, eppure le emozioni, in alcune occasioni, sono difficili da controllare. Nazionale argentina, quindi, che rimane a tre mondiali vinti e che adesso ha la piena consapevolezza che forse i prossimi appuntamenti non saranno più con il numero 10 degli ultimi venti anni.

Spagna, con il suo mondiale appena conquistato, ha fatto capire al mondo che la sua epoca non è ancora finita. Un’epoca iniziata, ufficialmente, nel 2008, consacrata nel 2010, confermata nel 2012. Ripresa due anni fa con Euro 2024 e dopo il 2026? Ci sarebbero Euro 2028, che si giocherò nell’intero Regno Unito, e i Mondiali del 2030, che si disputeranno proprio in Spagna, ma insieme al Portogallo ed al Marocco.

Trionferanno anche nelle prossime edizioni gli spagnoli? Comunque sia, gli iberici hanno trovato il modo di sfornare sempre nuovi talenti rimanendo sempre a grandi livelli. Ecco è questa la vera lezione che ci viene impartita da United 2026. Una lezione che possa servire specialmente a noi, intesa come nostra nazionale italiana di calcio, per poter tornare ai livelli di un tempo e poi chissà.

Per il momento, come giusto che sia, Complimenti alla Spagna e grazie a tutti voi cari lettori, che avete seguito i nostri, seppur brevi approfondimenti pubblicati in queste lunghe cinque settimane e di sicuro torneremo di nuovo a parlare di calcio.

E per aprire la settimana ci pensa lei, Shakira…

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