In attesa della finalissima di questa sera, riavvolgiamo il nastro sui momenti salienti di quest’ultimo mondiale
Sul finire della prima parte di ieri ci eravamo soffermati su un dettaglio che non possiamo ignorare o quantomeno non possiamo sorvolare. La nostra filosofia è quella di non miscelare la politica con il calcio, con la letteratura, con il cinema, con le serie tv e con la musica. Ma cosa succede quando tale miscela, altamente pericolosa e deleteria, si materializza? Semplice, la si racconta, purtroppo, come un fatto storico soprattutto per questi ultimi mondiali che questa sera volgeranno al termine.
Si, perché la telefonata che il Presidente degli Stati Uniti ha effettuato al Presidente della Fifa non è stata un’ottima mossa, soprattutto se la stessa nazionale americana, fino a quel momento, stava persino disputando un ottimo torneo. La storia è risaputa ed inutile ad andare a rimarcare i dettagli. Di certo, la risposta del Presidente che abbia, poi, affermato, che tutti i capi di stato lo fanno, non ci sembra una causa di legittima esclusione di responsabilità da parte degli organi competenti del massimo organo del calcio nel giustificare la revoca della squalifica del centravanti Balogun.
Quest’ultimo si è ritrovato in campo, ma senza mai e poi esser servito dai compagni, per un match, a causa di una mossa azzardata, inficiato ancor prima che le due nazionali scendessero in campo. Che tra il Belgio e gli Usa non ci sarebbe stata storia, dall’altro lato gli americani non hanno per nulla giocato, quasi come per una sorta di forma di protesta silenziosa che nessuno ha veramente colto.
Ma adesso torniamo alle nazionali che ci hanno deluso. Le abbiamo indicate ad inizio speciale, sempre ieri nella prima parte di questo speciale. Tra Inghilterra, Brasile, Olanda, Uruguay e Germania quella che sembra in caduta libera è la seconda che abbiamo indicato, la selecao. Non vince un mondiale dal 2002 e, soprattutto, non approda in finale sempre dall’edizione nippo-coreana. Ma ancora: non riesce più a presentare al mondo talenti integri, puri, geniali proprio come quelli del 2002. Per non parlare del 1982, che quella è tutta un’altra storia.
Carlo Ancelotti ha fatto il suo. Ha fatto quello che ha potuto, ma se hai comunque un Neymar a mezzo servizio, quindi mai veramente utile alla causa, e solo Vinicius non vai così tanto lontano. Stesso discorso per l’Uruguay che si è ritrovata con il dopo ‘Cavani – Suarez’ come un vero e proprio incubo. Senza gioco e senza personalità e senza grinta. Adesso, per il mondiale 2030 sulla panchina ci sarà Diego Furlan, compagno di nazionale dei due fuoriclasse menzionati poco fa.
Per quanto concerne la Germania, invece, dopo il 2014, edizione vincente in Brasile, non è più riuscita ad essere protagonista sia nel 2018 e sia nel 2022; perdendo persino ai calci di rigore contro un modesto Paraguay, che i paraguaiani non si offendano. Discorso, diverso invece, per il Portogallo e Cr7. Un discorso che ci permette di avanzare una domanda: per la nazionale lusitana il dopo Cr7 è già iniziato? Forse sì o forse no. staremo a vedere. Ma la sensazione è sempre quella: ovvero di una grande incompiuta. Certo, dieci anni fa alzò il trofeo nella finale dell’Europeo di Parigi, ma si sa che la vittoria di un mondiale ha tutto un altro sapore.
Stesso discorso per l’Olanda, fuori ai sedicesimi di finale dopo aver perso ai rigori contro il Marocco. Una prestazione, quella olandese, al di là di tutto non proprio negativa e che lasciava presagire che sarebbe andata lontano in questa competizione. Invece, sul più bello s’inceppa sempre. Rimangono ancora, come macigno, quelle tre finali perse nel 1974, nel 1978 e nel 2010. Oltretutto, per uno strano scherzo del destino, gli olandesi sono imbattuti dai mondiali del 2014 in poi. Si, avete letto bene cari lettori: nonostante tutto gli olandesi sono usciti sconfitti ai mondiali senza mai e poi mai a conquistare il trionfo tanto agognato ed atteso.
Prima di concentrarci sulla finalissima di questa sera, due parole vanno spese anche per le altre due semifinaliste: Francia ed Inghilterra. Per quanto riguarda i primi, la convinzione di molti, proprio perché sulla carta si trattava della nazionale più forte in assoluto, avrebbe dovuto vincere a mani basse questo torneo. Eppure, alla prima vera sfida del mondiale, con la prima vera potenza incrociata nel suo percorso verso la finale, la Francia si è fatta annichilire dalla Spagna e, soprattutto, dallo stesso gioco degli stessi spagnoli.
Discorso a parte meriterebbe l’Inghilterra: fino a trenta minuti dalla conclusione della semifinale aveva disputato un ottimo torneo, dimostrando che questa poteva essere veramente la volta buona, ma il blackout contro l’Argentina, inspiegabile, la continua a relegare tra le grandi incompiuta; prolungando l’incubo dei non sessanta anni di vittorie. Alla fine i ragazzi di Tuchel sono terzi, dopo aver vinto la finalina contro la Francia. Ma non basta e non può bastare.
E adesso, in chiusura di seconda parte, ci dedichiamo a quello che sarà l’appuntamento di questa sera. La partita delle partite, per non dire il match dell’anno, che avrebbe già il sapore di una finale storica e per due ordini di ragioni. La prima è che questa, tra Argentina e Spagna, è una finale inedita. Non si è mai giocata, nonostante ci sia già un precedente tra le due rappresentative nazionali e che risale a sessanta anni fa. Ma su tale dettaglio ci ritorneremo fra un po’.
La seconda ragione è rappresentata dallo scontro tra l’allievo ed il maestro, tra colui che è il futuro del calcio mondiale e colui che il suo percorso lo ha già fatto: Yamal vs Messi. Chi vincerà? A parte i continui paragoni con Maradona, che non stanno né in cielo e né in terra, l’argentino, al di là di alcune polemiche, ha dimostrato, comunque di caricarsi sulle proprie spalle la propria nazionale.
Mentre Yamal, causa infortunio, non è riuscito ad essere al meglio fin dall’inizio del torneo; con il passare delle partite, però, sembra che abbia recuperato la forma migliore: dunque questa sera riuscirà a giocare come vorrebbe?