Da “Il primo Vendicatore” a “Civil War”: il lungo viaggio di un uomo che ha scelto di non smettere mai di essere sé stesso
Ci sono eroi che conquistano il pubblico grazie ai loro poteri. Altri, invece, entrano nella memoria collettiva per la loro umanità. Steve Rogers appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Se il Marvel Cinematic Universe ha rivoluzionato il modo di raccontare il cinema supereroistico, Capitan America ne rappresenta forse l’anima più profonda: un uomo che, pur diventando il più potente tra i soldati, continua a misurare la propria forza non dalla capacità di vincere una battaglia, ma dalla fedeltà ai propri principi.
Tra “Captain America – Il primo Vendicatore“ (2011), diretto da Joe Johnston, e “Captain America: Civil War“ (2016), diretto dai fratelli Anthony e Joe Russo, trascorrono soltanto cinque anni nella storia del cinema, ma il percorso del protagonista attraversa decenni di cambiamenti storici, morali e culturali. Il primo film racconta la nascita di un simbolo; il secondo mette quel simbolo davanti alla prova più difficile: scegliere se obbedire all’autorità oppure alla propria coscienza.
È proprio in questa trasformazione che risiede la grandezza del personaggio. Steve Rogers non cambia perché rinnega ciò che era: cambia perché il mondo intorno a lui diventa più complesso. E, con esso, cambia anche il significato della parola “eroe”.
La sua storia inizia Brooklyn, nel 1943. Steve Rogers è tutto ciò che l’esercito americano non cerca. È basso, gracile, soffre di diverse patologie ed è stato respinto più volte al momento dell’arruolamento. Eppure, nessuno desidera combattere per il proprio Paese quanto lui.
Il cuore del primo film non è il celebre siero del super soldato. Quello rappresenta soltanto un passaggio. Il vero protagonista è il coraggio. Steve desidera partire per il fronte non per inseguire la gloria, ma perché non sopporta l’idea che altri rischino la vita mentre lui resta a guardare.
Il dottor Abraham Erskine comprende immediatamente questa differenza. Non sceglie Steve perché è il più forte, ma perché è il più giusto. È lui a pronunciare una delle frasi più importanti dell’intero Marvel Cinematic Universe: «Un uomo forte, che ha conosciuto il potere per tutta la vita, può perderne il rispetto. Un uomo debole conosce il valore della forza e sa cosa significhi la compassione.». In poche parole viene definita tutta l’identità di Capitan America.
“Il primo Vendicatore”, uscito il 22 luglio del 2011, è ambientato durante la Seconda guerra mondiale, ma non è un semplice film bellico. È una riflessione sulla nascita dei miti nazionali, sul rapporto tra propaganda e realtà e sul modo in cui le società costruiscono i propri simboli.
Prima ancora di combattere, Steve Rogers viene trasformato in un personaggio pubblicitario. Indossa un costume colorato, partecipa a spettacoli teatrali, vende titoli di guerra e intrattiene i soldati con slogan patriottici.
Il film mostra come gli eroi possano essere costruiti dall’immaginario collettivo prima ancora che dalle loro imprese. Ma Steve rifiuta quel ruolo. Non vuole essere una mascotte. Vuole salvare vite umane.
Quando decide di partire da solo per liberare centinaia di prigionieri, tra cui il suo amico Bucky Barnes, rompe definitivamente la distanza tra propaganda e realtà. Da quel momento il simbolo diventa autentico e nessun oggetto del cinema contemporaneo possiede la forza simbolica dello scudo di Capitan America.
Realizzato in vibranio, materiale quasi indistruttibile, lo scudo non è progettato per attaccare ma per proteggere. È un dettaglio che spesso passa inosservato ma che definisce il protagonista.
Mentre altri supereroi impugnano martelli, spade, archi o armi da fuoco, Steve Rogers combatte con uno strumento difensivo. Persino nelle scene d’azione emerge la sua filosofia: colpire soltanto quando è necessario, proteggere sempre chi è più debole.
Il finale del primo film è tra i più emozionanti dell’intera saga Marvel. Steve scopre che l’unico modo per impedire all’aereo dell’HYDRA di colpire città americane è farlo precipitare nell’Artico. Decide quindi di sacrificarsi. Non lo fa perché desidera morire. Lo fa perché ritiene che nessun’altra scelta sia moralmente accettabile. Mentre conversa via radio con Peggy Carter, i due progettano finalmente quel ballo rimandato per tutta la durata del film. Un ballo che non avverrà mai. L’aereo precipita. Steve scompare nei ghiacci. Quando riapre gli occhi, sono trascorsi circa settant’anni. Il mondo è andato avanti ma lui no.
Se il primo film racconta la nascita dell’eroe, Civil War racconta la solitudine dell’uomo.
Steve Rogers vive in un’epoca che non gli appartiene più. Tutto ciò che conosceva è scomparso. I suoi amici sono morti. Peggy Carter è ormai anziana e morirà all’inizio del film. L’unico legame rimasto con il suo passato è Bucky Barnes. Ed è proprio attorno a lui che ruota l’intera vicenda.
Nel corso della sua esperienza come Avenger, Steve scopre che l’HYDRA si era infiltrata per decenni nello S.H.I.E.L.D., l’organizzazione che avrebbe dovuto garantire la sicurezza mondiale. Questa scoperta, avvenuta negli eventi di Captain America: The Winter Soldier, cambia profondamente il suo modo di vedere il potere.
Quando in Civil War, uscito il 4 maggio da noi mentre il 6 maggio negli Stati Uniti d’America, vengono proposti gli Accordi di Sokovia, Steve non riesce più ad accettare che un organismo politico possa decidere quando intervenire e quando restare immobile…