In cinque parti vi raccontiamo il primo mondiale americano che si svolse, nell’estate del 1994, tra il 17 giugno ed il 17 luglio del 1994
A pagarne le spese per un’uscita disperata, purtroppo, ancora il nostro Gianluca Pagliuca. L’estremo difensore, questa volta, per rimediare ad un errore della difesa, composta da Benarrivo, Costacurta, Baresi e Maldini, dovette uscire all’impazzata per evitare che l’attaccante nordico si avvicinasse troppo all’aerea di rigore. Onde evitare che il tocco dell’attaccante avversario lo potesse scavalcare, Gianluca, purtroppo toccò la palla con la mano al di fuori della propria aria di competenza; quella di rigore e così fu purtroppo espulso.
No, cari lettori, avete ragione. Quel mondiale non stava iniziando bene per noi. Non solo, per togliere il portiere, il Ct Sacchi, fu costretto a togliere un giocatore. Ma non uno qualsiasi, proprio lui: il nostro numero 10. Per evitare di allungare troppo il brodo con il racconto, vi lasciamo alle immagini di quel secondo match al cardiopalma.
Da sottolineare, comunque, tra le tante azioni e per di più in dieci, una giocata personale di Giuseppe Signori, il quale dopo un lancio ricevuto e controllato, semmai sarebbe meglio dire, arpionato al volo, non contento passa in mezzo a due bestioni norvegesi, salta un altro avversario in corsa e quando è al limite dell’aria lascia partire un sinistro, il suo sinistro, che termina fuori. Semmai avesse segnato il Giant Stadium di New York sarebbe crollato dalla gioia dei tifosi prima del tempo.
Alla fine il match, come già ricordato in precedenza, termina per 1 a 0 con incornata di Dino Baggio e con Baresi con la rottura del ginocchio, ma su questo ci ritorneremo fra un po’. Il terzo match ci vide impegnati con il Messico, non riuscendo ad andare oltre all’1 a 1. Prima Massaro e poi Bernal fissano il risultato che ci permette, comunque, di venir ripescati per gli Ottavi di Finale.
Ci tocca la Nigeria ed è da questo match che succede tutto, ma proprio di tutto. Con il vantaggio di Amunike, da parte della nazionale africana, la partita si mette fin da subito in salita e con tantissime difficoltà. Per non bastare, ci si mette persino l’arbitro, messicano, Brixio, che su intervento regolarissimo di Zola, estrae persino il cartellino rosso facendo uscire in lacrime quest’ultimo. Era il 5 luglio ed era persino il compleanno del numero 10 del Parma.
Quando ormai sembra tutto finito e i sogni di gloria possono essere purtroppo conservati nel cassetto per un’altra occasione ecco che accadde quello che nessuno si aspettava più. Assolo di Mussi sulla fascia, vince un contrasto entrando in aria e lancia il pallone quasi all’indietro, verso il cerchio dell’area di rigore e da quel momento in poi inizia tutto un altro mondiale; non solo nostro come tifosi, ma soprattutto per il diretto interessato dell’epoca: Roberto Baggio.
Il nostro numero 10 colpisce quel tanto che basta la sfera, di piatto persino, indirizzandola nell’angolo più lontano al quale il portiere non può arrivare. Un diagonale preciso e beffardo, perché passa in mezzo ad una selva di gambe. 1 a 1. Non finisce qui. In inferiorità numerica i nostri non si arrendono e, ringalluzziti dal pareggio, attaccano come se giocassero in 11.
Alla fine gli sforzi sono premiati ed è sempre Roberto Baggio, grazie ad un rigore, che il punteggio si blocca sul 2 a 1 per noi. Ai quarti di finale ci tocca la Spagna, brutto cliente. Non che la Nigeria fosse stata da meno, ma gli spagnoli, nonostante non fosse la potenza di oggi, erano giunti, comunque, ad un passo delle semifinali.
Se qualcuno di voi, cari lettori, si ritrova a leggere il tabellino dei marcatori di quella sfida, leggerebbe due volte il cognome ‘Baggio’. No, il Divin Codino, in quell’occasione, non realizzò una doppietta, ma ci arriveremo fra un po’.
Il primo ‘Baggio’ a sbloccare il risultato, dopo un apparente equilibrio, fu il suo omonimo, solo per il cognome, Dino; il quale, dopo aver ricevuto il pallone dalla da parte di Donadoni, lascia partire un missile di destro che polverizza l’allora estremo difensore Zubizarreta. Da quel momento in poi tutto sembra filare liscio, ma come abbiamo detto: la Spagna era molto di più una nazionale media e rognosa; era una grande incompleta. Oggi, invece, è su di un altro pianeta.
Dunque, Caminero pareggiò e per qualche minuto si pensò addirittura al peggio. Eppure quando hai davanti due come Giuseppe Signori e Roberto Baggio l’impossibile diventa possibile, specie quando si è in prossimità dei tempi supplementari. Durante un’azione di attacco della Spagna riusciamo a ripartire e le immagini non ve le descriviamo: ve le condividiamo qui sotto.
Dopo i quarti, ovviamente, ci sono le semifinali e, per dovere di cronaca e per completezza del nostro racconto vi mostreremo anche le immagini della semifinale tra Brasile e Svezia, senza però, perdere il filo diretto con la nostra nazionale italiana. Una squadra, quella degli azzurri, giustamente fiduciosi dopo che si era passato il turno contro la Nigeria, in quel modo tra l’altro, ed esser riusciti, successivamente, a ‘matare’ la Spagna, era persino naturale avere ancor più fiducia nei propri mezzi rispetto a tutti gli ostacoli che si erano incontrati fino a quel momento.
Tra l’altro lo stesso Roberto Baggio si era finalmente sbloccato, mentre lo stesso Signori e Zola, sfortunatissimo contro la Nigeria, non erano riusciti, per motivi diversi, a mostrare tutto il loro potenziale. Diciamo che Gianfranco non ebbe neanche il tempo, per Giuseppe Signori solo a sprazzi a causa di una posizione non proprio congeniale a lui.
Sta di fatto che ritorniamo al Giant Stadium di New York, un po’ come quando l’assassino torna sempre sul luogo del delitto, ed attenderci c’è la sorpresa Bulgaria. Nazionale già analizzata in precedenza in questo reportage e di tutto rispetto, infatti non commettiamo l’errore di sottovalutarla e nel giro di venti minuti Roberto Baggio l’annichilisce con due reti.
A dire il vero, cari lettori, non è tanto il secondo gol, un perfetto diagonale all’angolo opposto, quanto il primo che ci lasciò completamente spiazzati per la sua rara bellezza e che vi mostreremo fra poco. Non solo, per la prima volta tutti gli schemi di Arrigo Sacchi furono applicati nel modo giusto…