Vi riproponiamo uno speciale che le dedicammo già nell’estate del 2024, ma con una parte in più

E abbiamo deciso di chiudere così, con questa canzone, il nostro piccolo ed umile omaggio a Bonnie Tyler. Un singolo che ci riporta ancor di più indietro nel tempo, un brano con la quale, mediante Instagram l’abbiamo salutata nel giorno in cui è giunta la notizia della sua scomparsa. Settantacinque primavere ed una vita nel mondo della musica, la sua vita che in questi tre giorni non siamo riusciti a raccontarvela, scegliendo di soffermarci, così, su queste tre incisioni. Due palesemente anni ’80 e l’altra, quella di oggi, di qualche anno prima. Anche se sarebbe giusto dire ad un decennio prima.

Ma neanche così appare corretto. L’espressione giusta è: un brano pubblicato verso la fine degli anni ’70. E che brano, aggiungiamo noi. Un singolo ripreso, con tanto di cover, da un altro pezzo pregiato della musica di quel periodo, Rod Stewart. La cover è del 2006, mentre la versione originale, intonata proprio da lei, risale a quasi trenta anni prima.

Eppure, nelle prime due parti non abbiamo mai e poi mai raccontato un po’ la sua storia, come già precisato; neanche il dettaglio che veramente la portò al successo, quello vero. Quello che la rese una leggenda vivente ed oggi la leggenda dei vari generi musicali come il Rock Progressivo, il Soft Rock, il Pop Rock ed il Country Rock.

Nella sostanza il brano, di cui ancora non vi vogliamo volontariamente svelare il titolo, sembra essere la vera ‘summa’ di tutti i generi indicati. Ma prima l’aneddoto che la portò al successo mondiale quando, allo stesso tempo, pensò che la sua carriera la considerava già terminata.

Alle volte, quando si è agli inizi del percorso musicale, non sempre i dischi che vengono pubblicati fanno centro al primo tentativo. Alle volte serve quel qualcosa di più che arriva senza che tu lo cerchi o, quantomeno, arriva senza sapere che ciò che appare come la fine di tutto è, per paradosso, l’inizio di tutto.

Dopo il 1977, anno di esordio della cantante di origine gallese, accadde che la stessa si ritrovò a stare in convalescenza a causa di alcuni noduli, in stadio avanzato, che la costrinsero nel non sforzare la voce per sei lunghe settimane. Un bel giorno, le cronache dell’epoca non sono molto di aiuto in questo, lanciò un forte urlo. Chissà per quale motivo lo aveva fatto.

Il grido la portò ha mutare la sua voce che la rese più rauca, più graffiante. Allo stesso tempo venne scritta una canzone che doveva essere usata per il suo prossimo disco. Era il 4 novembre del 1977 quando per tutte le radio, prima britanniche e poi americane, incominciarono a risuonare le note di It’s Heartache. Un brano, ufficialmente country rock, ma che sfocia, come già sottolineato in precedenza, nel soft rock e nel pop rock.

Una canzone che racconta di un amore non corrisposto o terminato in malo modo. E d’altronde volendo fare una metafora, riprendendo proprio il titolo del brano ma tradotto nella nostra lingua, è proprio un colpo al cuore che anche Bonnie Tyler se ne sia andata. Ma noi non smetteremo mai e poi mai di ricordarla.

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