In cinque parti vi raccontiamo il primo mondiale americano che si svolse, nell’estate del 1994, tra il 17 giugno ed il 17 luglio del 1994
Lo stesso discorso lo abbiamo esteso anche per Usa ’94. In fondo non poteva essere altrimenti, dopo aver bombardato il giornale con troppi approfondimenti dedicati al mondo pallonaro, in versione mondiali. D’altronde ci sta questo discorso, visto che ormai anche quest’edizione della Coppa del Mondo di calcio 2026 sta volgendo, pian piano, al termine.
Dicevamo, comunque, che il discorso che avevamo esteso per Germania 2026, dopo lo speciale introduttivo, si è optato per confermare la nuova regola. Questa volta, però, se il nostro trionfante mondiale tedesco ha il merito di esser stato celebrato mediante tre speciali.
Per Usa ’94, che guarda caso terminò due giorni prima a questo mondiale, ci sono ben cinque appuntamenti in cui condenseremo l’essenziale per un torneo che ci portò ad avere il cuore in gola in più di un’occasione. Un torneo che, purtroppo per noi, rappresenta quel secondo tragico capitolo, sportivamente parlando s’intende, in cui la nostra nazionale italiana di calcio si ritrovò beffata per la seconda volta consecutiva ai calci di rigore, dopo Italia ’90. Il terzo capitolo sarà rappresentato in quel di Francia, anno 1998.
A differenza di United 2026, nel 1994, dunque, non solo ci eravamo qualificati ma giungemmo ad un passo da quella che poteva essere la nostra quarta gloria. Semmai fosse accaduto, nel 2006 avremmo, così, raggiunto il Brasile a cinque titoli mondiali. Per il momento, purtroppo, dobbiamo superare la triste realtà in cui versa il nostro calcio.
Tornando indietro di ben trentadue anni e nel periodo che intercorre tra il 17 di giugno fino al 17 luglio del 1994, oltre alla nostra nazionale ebbene tener presente anche altre tre squadre: il Brasile, la Svezia e la Bulgaria. Senza, però, dimenticare che in merito al nostro primo speciale c’eravamo soffermati sulle prime due partite inaugurali. Semmai, sulla giornata inaugurale di Usa 1994, con l’intenzione, in un primo tempo, di raccontarvi tutta la fase a gironi in quello che avrebbe dovuto essere un secondo speciale. Così non è stato.
Poco male, anche se la data del 18 giugno del 1994 non la possiamo in nessun caso saltare. È il giorno del nostro esordio mondiale, in quello che un tempo si chiamava Giant Stadium di New York; oggi questo immenso impianto sportivo è stato abbattuto, lasciando spazio all’attuale stadio, quello che ospiterà la prossima finale del 19 luglio 2026: il Metlife di New York.
Eppure, nell’iniziare a raccontarvi quel primo mondiale americano, siamo già andati troppo in avanti. Dunque, cos’è che diciamo spesso: adesso ci fermiamo e andiamo con ordine. Partiamo da un semplice dettaglio. Forse apparentemente poco rilevante, ma nella sua essenza logico. Fra le 24 nazionali che presero parte a quella coppa del mondo di calcio, in questo reportage ne abbiamo menzionate solo esclusivamente quattro.
Il motivo è semplice: sono le quattro semifinaliste di quell’edizione e, seguendo la logica, partiremo dalla rappresentativa nazionale che si qualificò al quarto posto: la Bulgaria. Chi è più attento noterà anche un ulteriore dettaglio: non solo che, tale nazionale, l’avevamo già incontrata per il match inaugurale di Messico 86, quindi contro di noi.
Ma con oggi 15 luglio ci ritroviamo a due giorni dopo il trentaduesimo anniversario della nostra semifinale proprio contro la nazionale Bulgara. Nazionale che, in quel mondiale americano, fu la vera sorpresa e non lo fu solo in quel mese tra giugno e luglio; no, già durante le qualificazioni mondiali si permise il lusso di eliminare la Francia, allora allenata da Michel Platini.
Si può solo immaginare la festa che ne derivò. E doveva essere talmente infinita, perché quando i ragazzi allenati da… esordirono in quel di Dallas, il 21 di giugno, contro un’altra sorpresa, quasi letale per noi, si ritrovarono a dover recuperare il pallone in fondo alla rete per ben tre volte.
In quel momento gente come Yekini, Amokachi ed Amunike sembravano ancora più forti dei ragazzi di Michel Platini. Un 3 a 0 che non ammetteva alcuna replica. Eppure, l’asso nella manica della Bulgaria si chiamava Hristo Stoychkov, fuoriclasse e centravanti in forza, in quegli anni, al Barcellona. Il bulgaro, nel club catalano, faceva coppia con un certo Romario De Souza, che più avanti lo ritroveremo.
Infatti, fu proprio Stoichkov diede un forte segnale nel secondo impegno mondiale, contro la Grecia, vinto per quattro a zero. La sua doppietta galvanizzò l’ambiente e due dei suoi compagni di squadra lo seguirono in quella che era una mera festa del gol: Leckov e Borimirov. La nazionale ellenica, d’altronde, non era quella che avrebbe stupito il continente europeo dieci anni più tardi all’Europeo portoghese del 2004.
All’esordio aveva preso altri quattro palloni, tre firmati da Batistuta e l’altro, quello più atteso, da Diego Armando Maradona. Quell’urlo davanti alla telecamera fece capire a tutti che ritornato. Anche a chi non lo voleva veder alzare la coppa di quell’anno e così fu. Perché Diego contro la Bulgaria non ci sarà.
Nel soffermarci su questa vicenda non basterebbero ne poche righe, ne uno speciale e né tantomeno un vero e proprio reportage. Si può solo dire che il massimo organo del calcio mondiale, la Fifa, per al fine di pubblicizzare il calcio negli Stati Uniti d’Ameria, dopo che aveva fallito Pelè, verso la fine degli anni ’70, convinse il fuoriclasse argentino, reduce da una squalifica per uso di sostanze stupefacenti, a rimettersi in piede per giocare quei mondiali.
Maradona si rimise in sesto, segnò come ben sappiamo contro la Grecia e al termine del secondo match, contro la Nigeria, in maniera plateale venne preso da un’infermiera, mano nella mano, per il controllo antidoping. Morale della favola: l’Argentina era la vera squadra da battere. Basti andare a leggere la formazione che il commissario tecnico di allora, Alfio Basile, schierava in campo: Islas in porta; in difesa: Sensini, Caceres o Ayala, Ruggeri e Chamot; sulla mediana Simeone, attuale allenatore dell’Atletico Madrid con Redondo; in attacco: Maradona, Caniggia, Balbo e Batistuta. Una squadra da sogno che doveva essere a tutti i costi fermata.
Infatti, fuori Diego per quel controllo a sorpresa e l’Argentina perse contro la Bulgaria per 2 a 0, con gol del solito Stoichkov e di Siriakov. Ma quella di Maradona non fu solo, purtroppo, l’unica nota dolente di quel mondiale…