Il 10 luglio del 1981 usciva nella sale cinematografiche il cult movie fantascientifico e cupo con Kurt Russell
Come specificato ieri, in chiusura di seconda parte dello speciale interamente dedicato ai 45 anni di 1997 Fuga da New York, Il film ha ricevuto recensioni generalmente positive, ma ottenne anche un ottimo riscontro fra il pubblico. Infatti a fronte di un budget di ben 720.000 mila dollari. Al botteghino conquistò un milione di dollari.
Il successo, rispetto al film che stiamo celebrando in contemporanea, portò alla consacrazione, diciamo quasi, definitiva dello stesso Kurt Russell, il quale dovette attendere l’altra opera successiva, sempre firmata da John Carpenter, dell’anno successivo dal titolo: La cosa.
Ma vediamo, in via generale, cosa scrissero all’epoca i più prestigiosi quotidiani dell’epoca. Per esempio Nesweek ha scritto che Carpenter: ha una sensibilità da film di serie B profondamente radicata, che è sia la sua forza che il suo limite. Fa un lavoro pulito, ma si accontenta di troppo poco. Usa bene Russell, tuttavia”. Il Time, invece, ha scritto: “John Carpenter offre agli spettatori di quest’estate una rara opportunità: fuggire dal torpore climatizzato dell’intrattenimento ordinario nell’umidità soffocante della propria paranoia. È un viaggio che vale la pena fare”. A seguire il New York Times affermò che: “Il film non va analizzato troppo seriamente, però. È una storia raccontata duramente, molto esagerata, uno dei migliori film di evasione (e di fuga) della stagione”. D’altra parte, nella sua recensione negativa per il Chicago Reader, il critico Dave Kehr scrisse che il film: “non riesce a soddisfare: ci dà troppo poco di troppo”. Ancora, il Chicago Sun Times diede a Fuga Da New York una recensione mista, affermando che era ben fatto ma soffriva per la concorrenza con il superiore I Predatori dell’arca perduta, per quanto riguarda i film d’azione estivi di quell’anno. Con il Personaggio di Jean Plissken Russell stava cercando troppo di scrollarsi di dosso l’immagine che aveva da giovane grazie ai film Disney, pensava Ebert, e sebbene Pleasance fosse un buon attore in altri film non era convincente nei panni del Presidente degli Stati Uniti. In sintesi: “C’è tutto, e tutto funziona abbastanza bene, ma non si amalgama mai del tutto in una storia avvincente o in un’avventura travolgente.”
Christopher John recensì Fuga da New York su Ares Magazine n. 10 e commentò che “È un solido intrattenimento estivo di calibro insolitamente elevato. Non pretendendo di essere più di quello che è, ma nemmeno accontentandosi di meno di quello che potrebbe essere, Fuga diventa un dramma emozionante e dal ritmo incalzante, come non se ne vedevano da anni.” CJ Henderson recensì il film per la rivista Pegasus e dichiarò che “Si sparse la voce che il film fosse brutto. Le persone che volevano sesso e violenza smisero di andare al cinema, e le persone che avrebbero apprezzato il film dissero: ‘Beh, se quel tipo di persone non lo vedono, dev’essere davvero brutto’, e rimasero a casa anche loro.” Sul sito aggregatiore di recensioni conosciuto con il nome di Rotten Tomatoes , il 71% delle 163 recensioni dei critici è positivo. Il consenso del sito recita: “Con una metropoli futuristica dall’atmosfera squallida, Fuga da New York è uno strano e divertente miscuglio di azione emozionante e bizzarria stravagante.”
In tutto questo non ci siamo per nulla dimenticati di ricordare, quasi in ordine di apparizione, gli altri componenti del cast con i ruoli, per un motivo ed un altro, sono entrati nell’immaginario collettivo. Si parte dal veterano, anche se in verità sarebbero due: Lee Van Cleef ed Ernest Borgnine. Ma non ci soffermiamo, al momento, sul penultimo e ve lo abbiamo mostrato anche nell’iconica scena in cui Kurt Russell pronuncia la famosa battuta.
Lee Van Cleef, il quale una quindicina di anni prima aveva avuto una seconda consacrazione cinematografica o quantomeno vide il riavvio della sua stessa carriera grazie al nostro geniale Sergio Leone, nei panni del Colonnello Douglas Mortimer, nel secondo capitolo de ‘La trilogia del Dollaro’, ricopriva il ruolo dell’Alto Commissario della polizia.
Mentre Ernest Borgnine, altro veterano della Hollywood di un tempo, era colui che guidava il taxi e aiutava Jena Plissken a trovare il covo in cui era stato nascosto il Presidente degli Stati Uniti d’America. Appare, anche, nel film persino il musicista Isaac Hayes che gli venne affidato il ruolo del cattivo, conosciuto nell’ambiente come il Duca; mentre il ruolo del commander in chief spettò a Donald Pleasence, che noi ricordiamo con tantissimo affetto nel ruolo del consigliere del boss in ‘Altrimenti ci arrabbiamo’, con Bud Spencer e Terence Hill. Ci sarebbe anche da menzionare la voce narrante, una voce femminile, che era quella di Debra Hill.
In definitiva, 1997 fuga da New York non ebbe nessuno riconoscimento; non ebbe nessuna attenzione da parte dell’Academy, come abbiamo visto verso la fine della seconda parte di ieri. Eppure, nel corso di questi quarantacinque lunghi anni, il film è diventato non solo un cult; non solo Jena Plissken è diventato un mito per molti fans e non solo della pellicola.
La sua leggenda, proprio come opera a sé stante, è andata ben oltre le più rosee previsioni. Nel senso che dopo l’uscita sul grande schermo, molti altri produttori ed autori di cinema hanno copiato lo schema del film più volte, fino a realizzare dei film cosiddetti epigoni, senza mai ottenere il successo dell’originale. A distanza di ben quindici anni e ben trenta anni fa, Kurt Russell tornò nel suo ruolo iconico.
Questa volta la città da cui si doveva fuggire era quella di Los Angeles. Ma neanche questa volta, il cosiddetto revival cinematografica, seppur in salsa di sequel, riuscì ad ottenere gli stessi effetti positivi del 1981. In questi ultimi anni, invece, si parla, proprio come Grosso Guaio a Chinatown, di un remake. Siamo sicuri che non si riuscirà a ricalcare la stessa magia degli originali?
Si, è vero: la nostra è una domanda cattivella ma non dettata proprio dall’essere invidiosi, ma per la paura di venir delusi. Anche perché, per tutti quanti noi, sia Jack Burton e Jena Plissken è soltanto uno: Kurt Russel. Ma com’è che si dice? Mai dire mai e staremo a vedere.