Il popolare attore comico pugliese tocca quota novanta anni, con oltre sessanta anni di carriera
In apertura di terza ed ultima parte di questo speciale per i novant’anni di Lino Banfi ci soffermiamo, fin da subito, nel correggere un’espressione con la quale abbiamo chiuso l’appuntamento di ieri. La frase incriminata sarebbe questa: la sua seconda carriera ha inizio con il tubo catodico. In verità, non c’è cosa più sbagliata di questa affermazione, soprattutto considerando che Lino Banfi, dal 1987 in poi, aveva, per altre situazioni, intensificato la sua presenza all’interno del tubo catodico. Ciò non significa che divenne una presenza, comunque, costante ma che le sue apparizioni erano sempre per programmi od eventi speciali.
Se comunque, sempre ricordato ieri, la serie, di genere comico, Il Vigile lo aiuta ha confermare ancor di più il suo classico personaggio, come anche in ‘Un inviato molto speciale’, con il tempo, però, capisce che quello schema, seppur vincente, rischiava di stancare, soprattutto con il passare del tempo. Così decide di rinnovarsi, di cercare nuove strade non solo per confermarsi, ma anche per dimostrare e mostrare un lato del suo stesso personaggio mai ancora mostrato.
Ci prova con una storica drammatica, Vola Sciusciù, e la critica sembra apprezzare; finalmente dopo anni in cui riceveva solo colpi bassi, coloro che sono abituati alle opere cinematografiche un po’ troppo ‘alte’ iniziano a notarlo. Ma ci sarebbe anche un altro particolare Ma per conquistare le nuove generazioni ci vorrebbe qualche ruolo meno irruente, meno diretto con le battute e molto, ma molto familiare. Senza dimenticare il vero esordio in questo tipo di storie più impegnate: Nuda proprietà.
Ed ecco che spunta la serie Un medico in famiglia, dove Lino Banfi, per tutti coloro che sono nati dopo agli anni 60, anni 70, anni 80, ma tra la seconda metà e fine degli anni 90, per non dire per tutti primi anni del nuovo millennio, Banfi diventa il Nonno d’Italia, diventa Nonno Libero. Per ben dieci lunghi anni gli italiani non perderanno neanche una puntata della fiction che rimarrà sempre ad alti livelli, conquistando ed ottenendo, persino, il plauso della critica.
Attenzione, non stiamo facendo riferimento solo alla fiction, stiamo facendo riferimento proprio al ruolo che Banfi aveva nello show televisivo italiano. Fu proprio in quello stesso periodo che, ad un certo punto, il mostro sacro Quentin Tarantino, da sempre appassionato ed esperto del cinema cosiddetto di Serie B nel notare i suoi film, quei suoi film, lo considera come un genio assoluto. E Dopo un Medico in famiglia?
Tralasciando che con il passare del tempo le sue apparizioni, per ovvi motivi, diventano sempre più rade, anche per una tragedia familiare che purtroppo lo colpirà negli ultimi anni, ovvero la scomparsa della sua cara moglie, Banfi, rispolvera uno dei suoi vecchi personaggi, ammorbidendoli di molto con le battute, con le reazioni, per realizzare un pilot di quella che avrebbe dovuta essere una serie televisiva e che non viene più prodotta: Il Commissario Zagaria. In quell’occasione rispolvera persino dei vecchi sketch fruiti nel leggendario Fracchia la belva umana
Ciò di cui ancora non abbiamo ricordato, oltre a qualche titolo di film come ‘Zucchero, miele e peperoncino’ che ci è sfuggito, sono alcuni programmi televisivi in cui, l’attore comico, non ha solo partecipato proprio con lo scopo di portare il sorriso agli italiani, ma proprio come conduttore. Tra le tante conduzioni appare doveroso ricordare la Domenica In, stagione 1987-1988 o, ancora, Il gioco dei giochi, Risatissima, Patatrac, Saint Vincent Estate, Mostra Internazionale di musica leggera, Stasera Lino, Un’estate italiana e tanti altri titoli ancora.
Ma in televisione si prestò anche ad alcuni lungometraggi per il tubo catodico di stampo natalizio come Il mio amico Babbo Natale 1 e 2; ancora ‘Angelo il custode’, Raccontami una storia e Il destino ha quattro zampe. Tanto per ricordare altri suoi titoli. Dunque: attore, comico, cabarettista, sceneggiatore e conduttore. Nella sua lunghissima carriera, si potrebbe dire, che Lino Banfi non si è fatto mancare nulla, ma proprio nulla.
Di certo, rispetto, agli altri suoi colleghi, quelli che in quegli anni ne divideva e ne condivideva il successo, è riuscito ad avere e quindi ha mostrare più versatilità. Forse l’unico è riuscito, quasi, nella sua stessa impresa è stato Paolo Villaggio; i due, come abbiamo visto in questo speciale, hanno girato più di un film insieme, tra cui proprio l’ultimo nel 1987, quel ‘Com’è dura l’avventura’. Poi ognuno ha preso la propria strada. Ma quello che ancora ci fa rimanere un po’ così, semmai, sono state le critiche che ha ricevuto, il non venir fin da subito visto come attore comico.
Solo quando ha iniziato ad imboccare una strada diversa, con tanto di aiuto da parte di Quentin Tarantino, tutti quanti ed indistintamente lo hanno acclamato. Con ciò non significa, assolutamente, che magari, in carriera, non abbia sbagliato qualche film, si pensi al sequel de L’allenatore nel pallone o quando magari avrebbe potuto continuare con il personaggio di Zagaria in chiave televisiva.
Il punto, però, è un altro. Quando si parla di lui la prima cosa che si pensa è la volgarità ma non solo quella vista nella classica commedia sexy, ma proprio quelle battute, parole, espressioni che un po’ ci siamo divertiti a riportare nella prima parte di questo speciale interamente dedicato a lui. Un comico, però, che con il tempo, ad ogni visione dei suoi film si è trasformato sempre di più in un must, prima, e un cult, poi.
Un comico o comunque un attore che fa ancora storcere il naso a molti ma che alla fine strappa molto di più di un sorriso. Nel suo modo di arrabbiarsi c’era non lo stereotipo del meridionale ma quello dell’italiano, medio, che non solo si lamenta, un classico, ma che reagisce, a modo suo s’intende, alle vari sfaccettature della vita. Di certo i personaggi con il quale lo abbiamo apprezzato sono stati Oronzo Canà, quello di al bar dello sport e il Commissario Logatto. Forse, però, quello visto in Vieni avanti cretino li batte tutti. Che dire a questo punto, caro Lino, porca puttena, ne fai novanta ma noi ti auguriamo ancora cento di questi anni.