Il 2 luglio del 1986 Kurt Russell ci presentava il secondo dei suoi personaggi più iconici e simpatici: Jack Burton

E invece siamo rimasti spiazzati, tutti quanti. Si, perché, nonostante ieri ci siamo persino soffermati nello scoprire il genere di Grosso Guaio a Chinatown a distanza di quaranta anni esatti ci stiamo chiedendo quale sia stata la fonte ispirativa di questo film? Partendo dal presupposto che questa possa essere, in tutto e per tutto, una domanda banale, a tratti anche sciocca, non toglie, in alcun modo, valore alla curiosità; sia nostra che vostra. Soprattutto considerando in che moda viene posta la frase interrogativa.

Le cronache dell’epoca, però, ci permettono di ricostruire un po’ i fatti e scopriamo, chissà quanto volontariamente, che questa pazza e folle opera con Kurt Russel era stata realizzata per colpa di Eddie Murphy il quale, in quello stesso anno, stava uscendo con un suo film ma con trama o comunque con argomento quasi identico. Pensate che a quel punto, sia gli autori che i produttori si sarebbero fermati per paura di una possibile violazione di copyright? Ma nemmeno per idea.

Anzi, non solo la produzione continuò a spron battuto, ma andando sempre di più a ritroso nel tempo, ancor prima del 1985, poi vi sveleremo il motivo per cui ci abbiamo indicato questo anno, è che l’idea, come già specificato ieri, maturava ancor con delle ambientazioni totalmente differenti da come poi la conosciamo oggi.

Più che gli Stati Uniti del 1980 e quindi più che la Chinatown degli anni ’80, i tre autori andarono molto a ritroso nel tempo, addirittura nell’epoca del far west. L’ossatura della trama era sempre la stessa: un cowboy ed un cinese, operario ferroviario, che si alleano per salvare la ragazza del secondo dalle grinfie di un potente signore, anch’egli di origine, asiatica ma con delle capacità fuori dal comune, diciamo così.

La sceneggiatura, nella sua totalità venne persino presentata alla casa di produzione 20 Century Fox, la quale si dimostrò convinta ma solo in parte. C’erano alcuni elementi che non funzionavano o quantomeno di essere troppo offensivi per la stessa comunità cinese. Altro elemento discordante era rappresentato dalla stessa ambientazione. Per quanto sarebbe stato affascinante ed interessante veder sviluppare il tutto all’epoca, vera, dei cowboy, i produttori, forse, ritennero, che sarebbe stato poco attrattivo. Per non dire, forse, anche troppo oneroso.

Tant’è che due dei tre autori furono silurati ed al suo posto venne contattato un certo W. D. Ricther, il quale riscrisse da zero la storia, ma mantenendo, di base, ciò che era stato ideato. Non solo, nel riscrivere di sana pianta dal principio la storia, donandogli quell’ambientazione moderna che gli stessi produttori richiedevano, cambiò persino i nomi che vennero scelti per i due protagonisti.

Per esempio il cowboy, in un primo momento, gli fu attribuito il nome di Willie Prescott. Nella versione moderna, che diventa camionista, il protagonista si chiama proprio Jack Burton. Mentre l’operaio cinese, in un primo momento, gli venne attribuito il nome di Sun. In epoca moderna Wang Chi e quindi figlio di un proprietario di un ristorante.

Questa è una delle tante dichiarazioni rilasciate dall’autore, W. D. Ritcher, anni più tardi durante una delle tante interviste rilasciate per l’occasione.

“Ero davvero convinto che fosse un errore cercare di creare un “doppio distacco” con il pubblico. Chiedere loro di andare a vedere un western in costume, abituarsi a tutte quelle piccole eccentricità, e poi fare un ulteriore passo avanti in un mondo ancora più esotico. Mi chiedevo: “Perché complicarsi la vita?”. Viviamo su un pianeta piuttosto bizzarro, quindi perché non partire da lì e poi addentrarci in questo strano mondo parallelo?”

A quel punto, però, c’era bisogno di trovare gli attori principali. Per non dire l’attore principale. In un primo momento si pensarono a nomi altisonanti: come Clint Eastwood e Jack Nicholson. Bisogna dire che a quei tempi l’immagine del cowboy per antonomasia era quella del veterano attore nato proprio a San Francisco. Ma alla fine entrambi rifiutarono.

Lo sappiamo, cari lettori, non abbiamo saltato un passaggio: ci stiamo arrivando. Frattanto il regista era già stato scelto, per non dire, sostituito visto che la prima scelta dei produttori si era rifiutata. No, non era perché non apprezzasse il copione; anzi, lo aveva riscritto lui. Si, stiamo parlando dello stesso W. D. Ricther. Fu così che nel luglio del 1985 venne contattato John Carpenter, il quale accettò di buon grado. Ecco svelato il motivo per cui abbiamo voluto sottolineare l’importanza di tale anno.

Se, però, potete pensare che tra Ritcher e il regista visionario di 1997 – Fuga da New York, La cosa e Christine la macchina infernale, ci potesse sussistere una differenza, anche lampante, di prospettiva e di visione per la storia, alla fine ci sbagliamo tutti. Entrambi, nella loro essenza, erano appassionati di bmovie di arti marziali e non solo quelli di ultima produzione, ma anche quelli che provenivano da Hong Kong, periodo pre – Bruce Lee.

Per quanto riguarda Carpenter, la sua passione nacque durante gli anni della frequentazione della scuola di cinema. D’altronde, se notiamo bene il film, al di là delle sue particolari stranezze, spettacolari ed anche un po’ comiche, è evidente che lo stesso regista e in primis anche Ritcher abbiamo voluto omaggiare proprio quel tipo di cinema.

Tornando, però, alla scelta dell’attore principale, la scelta alla fine cadde proprio su Kurt Russel, il quale aveva già lavorato con lo stesso regista in ben tre occasioni diverse. La prima la stiamo celebrando con lo speciale parallelo, la seconda è quella ancora precedente al 1981, in cui Russel veste i panni di Elvis Presley. Mentre la terza sarà quella dell’anno 1982: La cosa.

Eppure, nonostante la fiducia che Carpenter nutriva per lo stesso attore nato a Springfield, Russel, in un primo momento temeva di ricoprire quel ruolo; non sapeva da che parte iniziare a creare, dentro di sé, l’iconico personaggio di Jack Burton. Dialogando con John Carpenter, alla fine l’attore si convinse a trovare un modo ben preciso, soprattutto perché la trama del film non era solo impregnata di avventura, di azione e di genere fantastico. Era presente una buona dose di commedia, ma quella per famiglia…

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