Il 10 luglio del 1981 usciva nella sale cinematografiche il cult movie fantascientifico e cupo con Kurt Russell
Però è vero. Riguardo alla metafora con la quale abbiamo chiuso parta di ieri sembra esserci, quasi, una venata sfumatura dantesca, soprattutto il lontano richiamo del sommo poeta che nota, all’ingresso degli Inferi, il cartello con l’iconica frase: Lasciate ogni speranza o voi che entrate. Sembra, ma non possiamo sapere se effettivamente lo stesso John Carpenter, con Nick Castle, avevano effettivamente pensato a tale richiamo.
Forse sì o forse no. Ma ci piace pensare che sia stato proprio così. Ma al di là di quello che possa o non possa esser stato il film stesso, chissà quanto volontariamente, sembrava ammonirci del semplice fatto che la società futura, adesso quella attuale, non riuscirà a controllare determinate situazioni se non avesse applicato, forse in modo più severo in determinate circostanze, le stesse norme che l’avrebbero aiutata a sopravvivere.
È chiaro che da parte nostra questa è solo una umile interpretazione di uno dei tanti messaggi che lo stesso Carpenter lancia, indirettamente in questo caso, all’interno del film. Molto probabilmente ci sarebbe anche la volontà, visto che per la maggior parte del film la storia si svolge nelle ore notturne, che ci sia, da parte degli autori, si una sorta di paura per il futuro.
D’altronde il buio della notte è, nei fatti, inteso come una metafora di quello che non si conosce; dunque, quel qualcosa che non si conosce, anzi che non si conosceva all’epoca era proprio il futuro; visto, non solo in questa opera cinematografica più che come un sollievo una sorta di minaccia. Possiamo sostenere che forse i vari autori dell’epoca hanno fatto centro?
La risposta che ci tocca trascrivere è, purtroppo, un laconico ‘sì’ senza sé e senza ma. Non significa, comunque, che non ci sia rimedio. Nonostante il film di Carpenter sia abbastanza cupo, per certi, versi lascia lo stesso spettatore nel dubbio, sul finale del film. Un dubbio che può essere letto anche come una sorta di speranza. Un dubbio legato indissolubilmente allo stesso protagonista, a quel Jena Plissken che, con il tempo, è diventato molto di più di un mito. Si è trasformato in una vera e propria leggenda.
Leggenda, la quale, avrebbe potuto avere pesino un volto totalmente diverso e non solo quello di Clint Eastwood, ma persino quello di Chuck Norris; addirittura anche quello di Charles Bronson, d’altronde rientrava anche lui grazie al suo film del 1974. Eppure, fu lo stesso John Carpenter a non volerlo, per il semplice motivo di perdere il totale controllo del film, visto che Bronson era più che solo una celebrità, una vera e propria leggenda.
Chissà come sarebbe andato con l’attore di C’era una volta il west? Nonostante tutto, la prova di Kurt Russel la ricordiamo anche per ulteriori dettagli che, scavando in quello che è stato il vero backstage del film, sono proprio il frutto dello stesso attore. Difatti, gli donò un’impostazione che, forse, nel copione non era neanche presa in considerazione o almeno in parte. Nella sua mente, lo stesso Kurt Russel, immaginò Jena Plissken come un mero mercenario. La benda sull’occhio? Fu lo stesso attore ha suggerirla. Difatti, nelle varie interviste che Kurt ha rilasciato nel corso di questi lunghi quarantacinque anni, ha sempre definito il suo personaggio come: un mercenario, come già sottolineato, ma che comprendeva la perfetta miscela tra il suo stile di combattimento che richiamava Bruce Lee e, guarda caso, con la voce di Eastwood. Una sorte di ispirazione nell’ispirazione, si potrebbe dire. Chissà quanto lo stesso Eastwood abbia apprezzato? Le cronache dell’epoca non sono mai entrate in merito di questo dettaglio.
Sta di fatto che per ricreare quella che avrebbe dovuto essere la New York del futuro, lo stesso John Carpernter, andò incontro a numerose difficoltà. Diciamo che l’unico vero ostacolo era quello di mostrare una Grande Mela decadente e, specialmente tra la fine degli anni 70 e lo stesso inizio degli anni ’80, era tutt’altro che sul viale del tramonto; la metropoli godeva di ottima salute.
Dunque, all’inizio si prese piede l’idea di ricreare alcuni vicoli nei studios ma lo scenografo Joe Alves bocciò, categoricamente, l’idea, sostenendo che un set cinematografico non conteneva e non possedeva la mera consistenza di una strada reale. Così si ipotizzò di girarlo sempre in esterna, ma in un’altra città che, a quei tempi, non se la passava nel migliore dei modi, diciamo così.
La scelta ricadde su St. Louis ed inviare il loro responsabile delle locations, nonché produttore associato, Mauro Bernardi. Quest’ultimo, quando si recò nella città prescelta, soprattutto perché qualche anni prima, esattamente nel 1976, ci fu un grosso incendiò che devastò diverse aeree della sponda est del Mississippi, rispetto a quelle ubicate nella sponda ovest.
Risolto il problema, i tre dovettero affrontare su come organizzare le riprese. No, non riguarda i singoli tempi dei singoli attori. No, riguardava ben altro: ossia, girando in esterno e soprattutto con scene di notte, dovettero chiede l’autorizzazione per poter ottenere l’interruzione della linea elettrica ogni dieci isolati, affinché le riprese stesse non avrebbero subito ulteriori ritardi.
Ciò non significa che il lavoro, per gli stessi interpreti, sul set, non rappresentò una passeggiata. Anzi, tutto al contrario. Girato tra i mesi di luglio e di agosto del 1980, gli orari, come già specificato in precedenza, erano quelli notturni; ma il turno finiva intorno alle 5 o alle 6 del mattino e gli attori andavano a dormire quando la gente comune si era svegliata da poco per andare a lavorare.
Ciò che ha garantito l’incredibile successo del film, oltre alla performance dello stesso Kurt Russel, lo si deve anche grazie alla colonna sonora composta dello stesso soggettista, sceneggiatore e regista. Si, avete letto bene: il motivo principale della soundtrack è opera proprio dello stesso John Carpenter. Una composizione che ancora oggi continua a conquistare milioni di fans; non solo quelli amanti della settima arte, ma anche quelli delle sette note.
Nonostante non ottenne alcun riconoscimento e neanche una candidatura, 1997 – Fuga da New York, per una volta tanto, fu una di quelle opere cinematografiche in cui si pubblico che critica erano d’accordo…