Il 9 Luglio di 20 anni fa l’Italia di Marcello Lippi si laurea, per la quarta volta, campione del mondo nella sua storia

Come ricordato ieri il sogno di Cristiano Ronaldo di vincere il mondiale al primo colpo, come per Messi contro la Germania, si infranse contro la ben più esperta Francia di Zinedine Zidane, il quale sperava di chiudere con la coppa del mondo di calcio la sua irripetibile carriera contraddistinta con le maglie del Bordeaux, Juventus e Real Madrid, oltreché con la propria nazionale. La sera del 5 luglio e al 33° minuto del primo tempo il numero 21 francese, con il tiro dagli undici metri, trafigge il portiere portoghese fissando il risultato sull’1 a 0.

Un risultato che non cambierà per il resto della seconda semifinale di Germania 2006. Persa l’occasione di entrare nella storia, anche se il destino un posto d’onore glielo assicurò per come si erano comportanti in quel mondiale, il Portogallo non si impegnò nella finalina del 3° posto; perdendo malamente contro i tedeschi per 3 a 1. I quali dovevano per forza vincere il match per non finire quarti davanti ai propri tifosi. Dunque, tutta l’attenzione era rivolta verso l’inedita finale tra l’Italia e la Francia e, si può ben dire, che il destino ci aveva messo lo zampino fin dall’inizio.

D’altronde lo abbiamo sottolineato anche nei precedenti speciali il Dio del Pallone si è sempre divertito ha regalarci incroci, coincidenze e matches leggendari dalla notte dei tempi; quantomeno da quando il calcio nacque per la prima volta nel Regno Unito, più precisamente in Inghilterra.

Una volta composta la finale di Germania 2006 tutti, indistintamente ed entro i confini dello stivale e dopo l’esplosiva vittoria contro i tedeschi, assaporavano l’aria di rivincita. E noi di FreeTopix, cari lettori, ci ricordiamo perfettamente che aria si respirava nelle ore successive alla vittoria contro la Germania e fino la finalissima contro la Francia. Un’aria di attesa, ma con la sensazione che la nazione intera era pronta per esplodere di gioia da un momento all’altro.

Parlavamo di rivincita e ci stava tutta questa parola. Non era pronunciata a caso, seppur sottovoce e con la paura di portare scalogna alla prima occasione. Una rivincita che risaliva al 3 luglio del 1998 e che proseguiva fino al 2 luglio del 2000. Date di due partite sfortunate per noi ma troppo fortunate per i francesi. Rispettivamente si trattava del quarto di finale di Francia 1998 e della finalissima di Euro 2000.

Nel primo caso perdemmo ai rigori, terza volta di fila dopo il 3 luglio del 1990 e il 17 luglio del 1994; nel secondo caso per delle ingenuità perdemmo l’occasione di avere, in bacheca, un Europeo in più; ma è inutile ripensarci su quel trauma sportivo. Anzi, purtroppo fra due anni, purtroppo, quella maledetta finale di ben 26 anni fa la dovremmo ricordare in occasione dei nuovi europei si giocheranno nei quattro paesi del Regno Unito.

Eppure, rispetto a quello che poi il campo ha mostrato nel corso di quel lungo mese, sussisteva, nell’aria, anche un’altra sensazione di tutti: che ad arrivare fino in fondo non erano state, almeno sulla carta, le due migliori nazionali. Che la Francia non si discuteva era comunque un dato di fatto. Ma gli azzurri, a differenza di altre compagini nazionali, avevano dimostrato, sì, più l’unita di gruppo che notevoli individualità. Premessa: bastava solo il nome di Francesco Totti e di Alessandro Del Piero per lasciar intendere agli avversari di quale artiglieria, noi, disponevamo.

Eppure, il loro talento, per situazioni differenti le une dalle altre furono più in linea con la squadra, senza cercare ulteriori preziosismi nel tentativo di emergere rispetto ai loro avversari quasi ben più blasonati di loro. Tra le nazionali che in quel torneo avevano deluso di più c’era comunque il Brasile.

Il motivo era anche molto facile da comprendere: quando hai quattro tenori in mezzo al campo e la loro tecnica poteva tranquillamente essere accostata agli altrettanti cinque geni del 1970 e arrivi, quasi, quasi zoppicando ai quarti, perdendo contro la prima vera squadra che incontri: appare naturale credere che la delusione sia dietro l’angolo.

Persino l’Olanda non riuscì ad andare oltre gli ottavi, venendo eliminato, come già ricordato nella prima parte, dal Portogallo di Cristiano Ronaldo. È inutile ricordare che, quattro anni più tardi, i ‘tulipani’ sfioreranno il primo alloro della loro storia per la terza volta dopo le finali del 1974 e quella del 1978. Le nazionali che, invece, raccolsero ottimi consensi furono la Svizzera, eliminata ai rigori agli ottavi di finale proprio dall’Ucraina del centravanti milanista Shevcenko.

Anche la nazionale di Andrè ottenne il certificato di rivelazione del mondiale, per la sua convincente cavalcata quasi fino alle semifinali. Nella sua essenza, però, il Mondiale del 2006, ci aveva e ci offre ancora tanti spunti da analizzare; ci aveva offerto tante partite interessanti di cui, ancora oggi, appare impossibile non tornarci, non solo per un semplice ricordo, anche per un semplice commento veloce e soprattutto perché quell’edizione, in modo particolare, è stata la nostra.

Ancora non lo sapevamo, ma il cielo era già tinto di azzurro sopra Berlino e bastava solamente andare a prendere i ragazzi per aiutarli a chiudere le valigie perché ci avrebbero portato la coppa. Quella coppa che mancava dalla notte di Madrid, da quell’11 luglio del 1982, notte in cui strapazzammo i tedeschi di Karl Heinz Rumenigge. Prima di lui avevamo fermato l’Argentina di Diego Armando Maradona e fatto piangere il Brasile dei vari Zico, Eder, Falcao, Socrate e via discorrendo.

Non lo sapevamo, ma quel mondiale era già nostro dopo le immeritate sconfitte del 1990, del 1994, del 1998 e del 2002. Quattro edizioni che per un motivo per un altro non siamo riusciti a trasformare in vittorie. Semmai le cose fossero andate diversamente quante edizioni avremmo, adesso in bacheca? Compresa quella del 2006 ben otto. Si, avremmo di gran lunga superato il Brasile ma sappiamo che in questo caso stiamo solamente volando con la fantasia.

Ma già ricordare la realtà, quella realtà, ci permette di smorzare solo un po’ l’amarezza di aver visto, per la terza volta consecutiva, il mondiale senza la nostra nazionale di calcio italiana…

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