Il popolare attore comico pugliese tocca quota novanta anni, con oltre sessanta anni di carriera
No, non trascriveremo subito il suo nome per esteso, sennò finisce che trascriviamo, per intero, il titolo di uno dei suoi tanti iconici film. Quelli anni ’70, tanto per intenderci. E no, in questo caso non si tratta di quelle pellicole snobbate dalla critica e amate dal pubblico, quelle che se vengono viste dai giovani di oggi non riescono neanche più a riconoscere quello che per loro è il nonno d’Italia. No, per il momento non ci limitiamo ad andare oltre, anche se usare il termine ‘limitare’ in questa occasione appare più un eufemismo che rendere giustizia al vocabolo stesso.
Lo sappiamo, cari lettori, semmai fossimo in uno dei suoi memorabili film appartenente alla commedia anni ’80 lo sentiremo pronunciare una delle tante battute con le quali si è fatto conoscere, amare e voler bene dal pubblico di ogni generazione. Sentiremmo pronunciare queste parole, semmai avrebbe il tempo di leggere questa umile introduzione, ‘ecco qua, il classico quotidieno, doveva scrivere la stronzeta giornaliera’; e giù, tutti quanti a ridere. Anche noi, del resto.
Chissà se veramente direbbe così oppure lascerebbe correre, perché cari lettori, scrivendo ‘papele, papele’, oggi ci ritroviamo a festeggiare, per non dire anche, celebrare non uno dei comici più rappresentativi e non solo della sua generazione, ma il comico più rappresentativo di una certa commedia all’italiana che, checche se ne dica ancora oggi, continua ad attirare nuovi fans di ogni generazione.
Tant’è che, più di una ventina di anni fa o al massimo qualcosina in più, persino un pezzo da novanta, istituzionale e mostro sacro della cinematografia mondiale come il regista americano Quentin Tarantino, lo ha definito un vero e proprio genio, grazie a quelle pellicole, all’epoca, bistrattate, mentre oggi sono tutte rivalutate.
Ma ‘porca puttena’, e scusateci il francesismo ‘anglo-iberico-pugliese’ dovevamo attendere uno ‘dall’america’ per fare in modo che aprissimo gli occhi e sentirci dire che il leggendario ed iconico comico di Canosa di Puglia, è, nei fatti un vero genio? Possibile che non ci siamo mai accorti di ciò.
Certo, qualcuno potrebbe tranquillamente e pacificamente dire, sostenere, ribattere, affermare e sentenziare, persino, che i comici sono stati altri. Magari e di sicuro menzionerebbe Macario, Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello, Alighiero Noschese, Aldo Fabrizi, Nino Manfredi, l’altrettanto leggendario Antonio De Curtis, meglio conosciuto come Totò, e perché no anche Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.
Quello stesso qualcuno continuerebbe, con la sua sentenza, soffermandosi su dettagli tipo: c’era un altro tipo comicità; più classe e meno volgarità. Per non dire: zero volgarità. Non servivano tutte quelle parolacce per strappare più di una risata e, soprattutto, far ridere sembra facile, ma bisogna aver la capacità di far riflettere.
Eppure, questo qualcuno, non avendo comunque tutti i torti, dimenticherebbe un ulteriore dettaglio, davvero particolare; che riguarda la vita stessa di Lino Banfi, al secolo ‘Pasquale Zagaria… che ama la mamma e la polizia’; ecco vedete cari lettori, non abbiamo resistito nel riportare, per intero, il titolo di uno dei suoi tanti film che realizzò all’inizio del decennio 1970.
Comunque, stavamo per entrare nel merito di un dettaglio che riguarda la sua gavetta personale, quella che, secondo le cronache dell’epoca, lo viderò incrociare, proprio all’inizio di tutto, il più grande di tutti e che, allo stesso tempo, ricevere anche aiuto dalla figura più istituzionale, per non dire anche più sovrana della nostra commedia all’italiana: ovvero proprio quell’Antonio De Curtis, in arte Totò, che non solo lo aiutò, ma gli consigliò di cambiare nome.
O quantomeno di non presentarsi con il suo vero nome, Pasquale Zagaria, al pubblico italiano. Ma come sempre fermiamoci e andiamo con ordine, perché questa storia di cinema è molto lunga. Quanto? Novanta lunghi anni; si perché, cari lettori, fra pochissimi giorni, Lino Banfi, spegnerà proprio novanta candeline e non c’è bastato festeggiarlo solo nella precedente puntata del nostro podcast ‘Ciak… si parla di Cinema’, con la consapevolezza che tre parti non sufficienti a contenere tanti anni di attività, oltre sessanta anni di carriera, inaugurata nel lontano 1960.
Comunque, all’anagrafe, il nostro Lino, viene battezzato con tale nome non proprio il 9 luglio del 1936, ma bensì due giorni più tardi: l’11 luglio; guarda caso le due future date in cui vedremo la nostra nazionale trionfare ai mondiali di calcio. Pasquale, al di là di un suo leggendario sketch in ‘Vieni avanti cretino’, fu veramente “O’ Figli’è Riccardo’ Zagaria e di Nunzia Colia.
Per la precisione il suo vero luogo di nascita non fu la mitica Canosa di Puglia ma bensì in quel di Andria. In quel di Canosa di Puglia ci andrà a vivere qualche anno più tardi, quando avrà già compiuto i tre anni; in quella cittadina non solo trascorrerà la sua infanzia, ma anche la sua intera adolescenza. Fino alla maggiore età. I suoi genitori erano molto cattolici, tant’è che la volontà di mandarlo in seminario non era proprio una barzelletta.
Allo stesso tempo, però, Pasquale Zagaria sentiva che poteva esprimersi in un altro modo, di farsi accettare anche nel mondo dello spettacolo; sentiva la sua forte passione per il canto e per la recitazione. Infatti, sempre in quegli anni, non perdeva mai occasione di prendere parte, per esibirsi o come comico o come cantante, nelle varie feste di paese.
Per paradosso fu proprio un uomo di chiesa che lo indirizzò verso la direzione giusta, ma chissà che non si sia mai pentito per tutte le bestemmie che Pasquale Zagaria pronuncerà di fronte la cinepresa. Ovviamente, stiamo scherzando cari lettori. Quell’uomo di chiesa si chiamava Giuseppe Di Donna ed era un vescovo.
Questo perché, durante nei vari anni giovanili, Pasquale si cimentava continuamente in recite o performance divertenti di alcuni personaggi sia del vecchio che del nuovo testamento: come Giuda e San Giovanni e San Pietro. Tutte performance accolte positivamente dagli stessi ambienti ecclesiastici di Canosa di Puglia. Forte di questi successi personali, il giovane Zagaria si fece coraggio con la volontà di intraprendere tale carriera. Come spesso succede e come spesso è anche capitato ad altre leggende del mondo del cinema, Pasquale, dovette scontrarsi con i genitori…