Il 9 Luglio di 20 anni fa l’Italia di Marcello Lippi si laurea, per la quarta volta, campione del mondo nella sua storia
Terzo ed ultimo speciale interamente dedicato ai mondiali di Germania di 20 anni fa, i nostri mondiali; quelli che abbiamo conquistati con un lavoro di squadra che, a distanza di due decenni, si è visto solo negli Europei di cinque anni fa: la notte di Wembley. Ma questa è un’altra storia calcistica che vi racconteremo quando sarà il momento giusto. Di questa celebrazione, relativa a Germania 2006, siamo stati un po’ avari di appuntamenti rispetto ai due mondiali messicani. Nonostante ciò abbiamo cercato di ricordare le fasi salienti di questo torneo.
Le fasi salienti, già come si fa a ripercorrere, per filo e per segno, un intero torneo che catalizza l’attenzione di tutti, anche coloro che non sono interessati direttamente? Impossibile. Un dettaglio, un aneddoto, per non dire anche un gol rimane per forza di cose tagliato fuori. Per questo motivo, tra lo speciale precedente, abbiamo deciso di concentrarci sulle due semifinaliste, ovvero l’Italia e la Germania.
A rigor di logica, visto che i nostri li abbiamo già analizzati e celebrati in parte, dovremmo concentrarci sulla seconda finalista, i nostri avversari nella sostanza, di quel 9 luglio, contro la rappresentativa nazionale che incrociò in quella che fu il secondo penultimo atto del torneo: Francia – Portogallo.
All’epoca, tale match, per non dire anche tale composizione delle semifinali portò la mente di tutti gli italiani, tra adetti ai lavori e appassionati di calcio, a trovare delle ulteriori coincidenze con le semifinali del 1982: Italia – Polonia e Francia – Germania, con la Polonia di Zibi Boniek che, in quel 2006, era stata sostituita dal Portogallo di un giovanissimo Cristiano Ronaldo.
Per colui che diventerà Cr7, quello in terra tedesca, sarà il primo mondiale della sua carriera, dopo l’esordio, in questo tipo di competizione, nell’Europeo casalingo di un biennio precedente. Non andò molto bene quella semifinale per i portoghesi, i quali dovevano ancora smaltire la delusione della finale, sempre di due anni, prima, persa contro la sorprendente Grecia allenata da Otto Rehagel.
Il giovane Cristiano Ronaldo, seppur circondato da gente come Deco, Rui Costa, Luis Figo, Sergio Conceicao, si ritrovò davanti una rediviva Francia la quale, dopo la sbornia per la conquista del mondiale casalingo, conquistato nel 1998, e l’europeo successivo, del 2000, dal 2002 sembrava in caduta libera.
Infatti, dalla coppa del mondo nippo-coreana e proprio dall’europeo portoghese, Zidane e Company apparivano già bolliti. Ma, appunto, le apparenze ingannano. La stessa sensazione la si ebbe persino all’inizio di quella stessa coppa del mondo di calcio. Difatti, nella gara d’esordio pareggiarono per 0 a 0 contro i cugini svizzeri, per poi complicarsi la vita nella partita successiva contro la Corea del Sud.
Ancora un pari, ma per 1 a 1 questa volta; mentre il terzo match valevole per il gruppo G portò, ai blues, i primi tre punti e quindi la prima vittoria del torneo contro debuttante Togo per 2 a 0. Qualificatisi agli ottavi di finale, la squadra di Zidane, si ritrovò davanti un brutto cliente. Una potenza calcistica incompiuta in tutta la sua storia, nonostante un campionato europeo conquistato nel lontano 1964. Stiamo parlando della Spagna la quale, proprio a Germania 2006, stava incominciando a mostrare di quanto fosse capace e di cosa avrebbe mostrato al mondo dal 2008 in poi. Difatti, nei primi minuti passano proprio le Furie Rosse, facendo credere che l’era francese fosse giunta ancora al termine; ma il destino aveva qualcosa in serbo.
Infatti, all’illusorio vantaggio di David Villa, al 28° minuto del primo tempo, i francesi risposero con Frank Ribery, Patrick Viera ed una giocata di altri tempi di Zinedine Zidane. A quel punto, venti anni dopo, i francesi, ai successivi quarti di finale, ritrovano dei loro vecchi amici: il Brasile.
No, cari lettori ed appassionati di calcio: il Francia – Brasile di venti anni fa non aveva nulla a che vedere con quello che abbiamo ricordato e celebrato per il quarantesimo anniversario di Messico 1986. Fu un pallido 0 a 1, in favore dei transalpini, in cui nessuna delle due nazionali brillarono per tecnica e talento. Si notava subito, ancor più da parte dei brasiliani, che si trattava di due squadre ormai sul viale del tramonto. Ma come detto gli ultimi lampi furono tutti dei galletti.
E il Portogallo? Come giunse al penultimo atto di Germania 2006? Arrivò in semifinale forte di nove punti conquistati nel girone e dopo le ottime prestazioni viste tra gli ottavi ed i quarti. Per diventare l’assoluto padrone del girone D, il Portogallo superò per 1 a 0 l’Angola; 2 a 0 contro la nazionale iraniana e vincendo il confronto diretto per il primo posto nel raggruppamento contro il mai troppo debole Messico; il punteggio della partita venne inchiodato sul 2 a 1.
In questi primi tre match nel mondiale, a differenza del suo eterno rivale Lionel Messi, Cristiano Ronaldo non solo era già un titolare inamovibile, ma riuscì a timbrare il cartellino dei marcatori almeno una volta, su rigore nella gara contro l’Iran. Agli ottavi di Finale i portoghesi si tolsero persino lo sfizio di buttare fuori l’Olanda. Bastò solamente un gol di Maniche, già a segno anche nelle gare precedenti.
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Mentre nei quarti di finale si ritrovarono l’ostacolo Inghilterra. Per molti, da parte inglese s’intende, il match venne visto come la rivincita dei quarti di finale dell’europeo precedente. Questa volta, però, il risultato s’inchiodò sullo 0 a 0 e non ci fu verso di sbloccarlo, costringendo così le due squadre non solo ad oltrepassare il confine del novantesimo.
La sfida si prolungò fino ai calci di rigore, senza mai che nessuna delle due riuscì a segnare per cercare di passare il turno. Per gli inglesi andarono sul dischetto: Lampard, che sbagliò; Hargreaves non si fece ipnotizzare dal portiere avversario; mentre sia Gerrard e Carragher condannarono la nazionale inglese ad un’altra cocente delusione. Mentre per i portoghesi: solo Hugo Viana e Petit fallirono dal dischetto, mentre Simao, Helder Postiga e, appunto, Cr7, che all’epoca era ancora Cr17, portarono il Portogallo tra le migliori quattro del mondo, con il sogno di superare il penultimo ostacolo e giocarsi la finale…