Dai primi anni complicati fino al successo planetario

Dopo quella prima ubriacatura di successo tutti quanti si sarebbero montati la testa, avrebbero voluto già strafare e non diciamo che in alcune fasi della sua leggendaria carriera, Stallone, di fatto non abbia fatto il passo più lungo della gamba; di esempi, dal 1976 in poi, ce ne sono eccome. Ma non è ancora giunto il momento adatto per parlarne o quantomeno ricordarli, non diciamo ad uno ad uno, ma poco ci manca. No, anzi, dobbiamo rimanere concentrati su quello che accadde successivamente al prima e storico ‘Rocky’.

Infatti, tutti quanti si attendevano, forse già dopo due anni il secondo capitolo della saga. Episodio numero due che, sì, arrivò sul grande schermo ma dopo tre anni. Nel mezzo due film, un po’ troppo anonimi per i suoi standard; a quei standard che ci ha abituati proprio da quel lontano 1976. Due opere cinematografiche che gli permisero di sperimentare, di già, nuovi generi cinematografici ed entrambe approdate sul grande schermo nel 1978, dopo l’apparente anno di pausa del 1977.

Si tratta di ‘F.I.S.T.’ e ‘Taverna Paradiso’; vi dice qualcosa quest’ultimo titolo? Ma andando con ordine, se con il primo si tratta di una trama ispirata alla vicenda storica e misteriosa sulla fine del capo del sindacato dei camionisti, conosciuto come ‘Teamster’, Jimmy Hoffa. Il secondo, invece, riguarda la trasposizione cinematografica del suo stesso romanzo, intitolato proprio ‘Taverna Paradiso’, scritto qualche anno prima dell’exploit ottenuto con il pugile di Philadelphia.

Per sua sfortuna, questi due tentativi di iniziare a scrollarsi di dosso l’immagine che critica e pubblico incominciavano a conservare di lui, non andò a buon fine. Nonostante tutto, non si perse d’animo e realizzò: Rocky II. Con il secondo capitolo confermò quanto di buono aveva fatto tre anni prima, emozionando il pubblico con una storia forte quanto la prima e con altre emozionanti immagini di cui non ci stancheremo mai e poi mai di rivedere.

Ma tra i film realizzati prima di ‘Rocky I’ e quelli realizzati dopo c’è una mera linea di demarcazione molto netta. Stallone non è più solo un attore, l’esperienza del 1976 lo aveva formato e convinto a tal punto che sul set di quasi ogni film di cui avrebbe preso parte, avrebbe ricoperto il doppio ruolo sia di attore protagonista e sia di regista. Fu così per Taverna Paradiso, fu così anche per ‘Rocky II’, tranne per altre due pellicole icone al quale prese parte nel 1981.

I registi Bruce Malmuth e il ben più leggendario John Huston lo vollero, rispettivamente, per ‘I falchi della notte’, il cui 45° anniversario lo abbiamo celebrato ad aprile scorso e l’altrettanto storico, iconico ed irripetibile: Fuga per la vittoria, in cui divise il set non solo con il collega Michael Caine, ma anche con pezzi da novante dal calcio mondiale: basta nominare l’argentino Osvaldo Ardiles e il brasiliano Edso Arantes Do Nascimento Pelè. Vi anticipiamo che il 45° anniversario dell’uscita di questo film cadrà a breve: a fine luglio.

È inutile ricordare o quantomeno precisare che anche in queste due occasioni, lo stesso Sly, riscosse, come sempre, ottimo riscontro di pubblico e di critica. Eppure, dopo il tonfo di Taverna Paradiso, una cosa incominciò ad essere molto chiara a lui: il personaggio che si era cucito addosso o comunque l’immagine che la gente aveva percepito di lui era quella dello sportivo o dell’uomo d’azione. Non a caso in ‘Fuga per la vittoria’, Stallone ricopre il ruolo dell’estremo difensore della squadra degli alleati che scendono in campo contro i nazisti.

Mentre il suo primo vero ruolo, che oggi si definirebbe film action, è quello da ricordare ne ‘I falchi della notte’. Prima di passare in rassegna in altri titoli che hanno caratterizzato la sua carriera, plasmandone sempre di più proprio il personaggio che lui sognava di proporre da ragazzino, c’è stato un altro titolo anonimo risalente all’anno 1984 e quasi mai ricordato: Nick Lo Scatenato.

Ma come detto siamo negli anni ’80 e pian piano, Stallone, si avvicina alla quarantina e prima di arrivare a tale traguardo piazza dei colpi ancora oggi definiti non solo dei successi al botteghino, ma anche con l’espressione ‘cult movie’. Infatti nel 1982 ritorna con il terzo capitolo del pugile di Philadelphia, Rocky III. Non contento si presenta ancora con i guantoni da boxe nel 1985 con l’episodio più iconico del franchise: Rocky IV.

A seguire il mezzo passo falso con ‘Cobra’, di cui le origini del film le abbiamo raccontate nel reportage di fine maggio, il particolar e piccolo cult movie Over The Top; per poi chiudere il decennio con altri due titoli sempre iconici per il pubblico mondiale: Tango & Cash, con Kurt Russell, e il ben più drammatico, nonostante sia sempre sulla scia dell’action, Sorvegliato speciale. Tutti e due del 1989. Ma rimaniamo sempre negli anni 80, tornando indietro di ben sette anni.

Da qualche tempo, sotto la collina di Hollywood circolava l’idea di realizzare la trasposizione cinematografica di un romanzo pubblicato agli inizi degli anni ’70. A quanto pare il copione, sotto alcuni aspetti, era già pronto e molti attori noti, dell’epoca vennero accostati al ruolo senza troppa fortuna; compreso il nostro Terence Hill, si avete letto benissimo e crediamo che abbiate capito, cari lettori, di quale personaggio e film stiamo facendo riferimento: ‘First Blood’, ma basta solamente dire ‘Rambo’.

Quando Stallone viene contattato per il ruolo, stava lavorando a Rocky III, ma fiutando l’affare decise non solo di impersonare quello che sarà il reduce più famoso della storia del cinema, ma di farlo suo. Rambo I fu, più del primo Rocky, un pugno allo stomaco sotto altri punti di vista. Lo fu non solo per il semplice fatto di riportare l’America nell’incubo di una guerra voluta, ma fino ad un certo punto.

Un film ancora oggi epocale, soprattutto non solo per le scene mozzafiato d’azione; ma anche per saputo leggere il malessere di una nazione attraverso gli occhi di uno dei tanti reduci che tornarono a casa solo fisicamente. Questo sfogo non è un esempio come tanti: è l’esempio per antonomasia…

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