Oggi 4 luglio gli Stati Uniti d’America compiono ben 250 candeline
Dicevamo una vita piena. D’altronde 250 anni lo sono eccome, anche per una qualsiasi nazione; vero, non si tratta di oltre duemila anni di storia. Ma servono veramente così tanti anni di esperienza o quanto meno di acqua sotto i ponti per dire che un popolo, una nazione ha storia. Forse, questa convinzione, non è un po’ troppo sbrigativa? Che gli Stati Uniti sono un paese giovane, questo è poco ma sicuro; che hanno bisogno di molta strada per rimediare ad alcune situazioni, ad alcune storture e non è neanche detto che riescono a risolverle tutte. D’altronde alcuni difetti sono insiti nel loro dna; un po’ come, nel bene o nel male, le caratteristiche che ognuno di noi porta con sé durante il proprio percorso esistenziale.
Per comprendere l’America, perdonateci: gli Stati Uniti d’America, non bisogna solo contemplare le negatività o comunque quello che farebbe scalpore. Perché in fondo, oggi come oggi, nessuno più vorrebbe tanto imitarli, per motivi che non stiamo qui ad elencare; eppure un tempo quasi tutto il mondo voleva essere come loro, volevamo essere tutti quanti americani; cercando di prendere il meglio, tralasciando le famose contraddizioni.
Anzi, queste ultimi sono quasi sempre state considerate come una sorta uso e costume; un qualcosa su cui sorvolare quando le cose o comunque, l’intera situazione internazionale gira a meraviglia. Il concetto di americanismo, in sostanza, non lo hanno alimentato solamente loro, ma anche noi; e forse anche noi di FreeTopix Magazine in questo speciale meramente celebrativo di un posto, di un luogo, di una zona ben precisa del mondo a cui sono legate diverse prospettive ed immagini.
Per non dire anche le proiezioni che loro stessi hanno alimentato su di loro e che non abbiamo avallato, perché quell’immagine di tutore del pianeta, chi più e chi meno, è sempre piaciuta. Una concezione che ha trasformato lo stesso popolo americano, sempre nel bene e nel male ripetiamo, non come un qualsiasi punto di riferimento, ma come il punto di riferimento.
Molte volte, gli Usa, sono stati, persino lo specchio del mondo: non sono mai stati sempre la stessa cosa. Era, ed è ancora così, come osservare l’eterna lotta tra il bene e il male. Una lotta, attenzione, non esterna, ma interna; stesso tra di loro. Ogni volta che sembrava che una rogna l’avevano eliminata ecco, puntuale, che si riaffacciava con più intensità, minando, quasi, quella capacità di resistere ai colpi. Ecco, è proprio questo il punto. Siamo nel 2026 e sono ben venticinque anni che gli Stati Uniti d’America, da una certa da in particolare, non riesce più a risalire la china.
Qualcuno rincarerebbe la dose con la classica frase: sta campando di rendita. Per qualcun altro è l’inizio della fine, per altri ancora non sanno ancora essere ben ponderati nel giudizio. In fondo non serve essere di parte o contro per comprendere che l’11 settembre del 2001 sta continuando ha mettere pressione entro i confini statunitensi.
Cosa significa tutto ciò? Che prima di allora non furono mai attaccati entro il loro territorio, sempre qualcuno andrebbe a scomodare Pearl Harbor. La risposta, seppur in parte giusta, dall’altra parte è sbagliata: le isole Hawaii, luogo in cui avvennero i bombardamenti da parte dei giapponesi contro la flotta americana, non erano ancora parte dell’Unione statunitense. Le isole Hawaii divennero parte integrante del territorio solo il 21 agosto del 1959.
Questo era in via ufficiale, ma lo erano già formalmente dal 1898 per via di un’annessione dopo che venne deposta la monarchia. Storia nella storia, potremmo dire; come quella di ogni singolo territorio o prateria sconfinata che ha contribuito nell’alimentare tale mito nel bene o nel male. Tra realtà e finzione.
Mito e leggenda alimentata da tutte quelle persone che sono andate a cercare fortuna in quei cinquanta territori, seppur all’inizio erano le famose tredici colonie. Persone, uomini, donne, avventurieri, uomini timorati di Nostro Signore e uomini in cui la fede la usavano solamente per i propri scopi. Uomini che per poter creare la terra dei sogni hanno, purtroppo, portato gli incubi al popolo indiano. Quegli uomini, a differenza di quanto si dice e si alimenta, ulteriormente senza riflettere, non erano americani ma erano europei.
Abitanti del vecchio continente che hanno massacrato gli indiani per costruire questa nazione. Gli americani, così come oggi li conosciamo, sono arrivati dopo e questa parte della storia, delle mere origini, abbiamo sempre cercato di raccontarvela. Non ci siamo mai arresi a completarla e lo faremo. Questa volta, però, saremo più attenti e più ordinati nel proporre i vari passaggi, cruciali, nella loro essenza storica.
Un’operazione che non avrebbe dovuto avere alcun legame con questo speciale, il quale, per ovvi motivi, non appare soddisfacente nel dire tutto su questi lunghi 250. D’altronde non sarebbe bastato neanche il classico reportage suddiviso in ben cinque parti. Ecco il motivo per cui vogliamo tornare a raccontarvi di questa epopea, tra mito e realtà. Tra finzione e realtà.
Una finzione e realtà che ci affascina, almeno per la nostra epoca, da almeno 80 anni lunghi anni, per poi andare a riprendere gli altri centotrenta anni mancanti, con l’intenzione di ricostruirli anche con curiosità. Ma non basta. Osservare gli Stati Uniti d’America non è solo esternare sentenze negative o positive, perché entrambi, nel corso del tempo, possono venir ribaltate in qualsiasi momento; per non contare quante volte, in questi 250 anni, alcune convinzioni non sono, poi, state ribaltate anche da parte nostra.
250 anni e non sentirli, vorremmo dire. Ma questa volta è diverso, in questa epoca gli americani medesimi, sentono non tanto il peso della loro storia in sé, ma persino il peso dei loro errori le quali devono essere sommate alle loro vittorie. Contemplate insieme alle loro cadute e a tutte le volte che si sono rialzati. Forse, in conclusione, si potrebbe anche sostenere un ulteriore dettaglio, affermando spesso che dopo quella maledetta mattina di settembre non si sono mai ripresi. È veramente così? Magari lo hanno fatto e non ci abbiamo fatto caso, perché hanno semplicemente mutato il modo di essere. Ma è veramente così? Happy Birthday, Usa… 250!!!