Sono trascorsi ben 20 anni da quella leggendaria semifinale contro i tedeschi
Semmai volessimo descrivere il terzo capitolo della trilogia di Italia – Germania quali parole risulterebbero essere esatte nello sviluppo della nostra analisi? Per non dire anche quali giri di parole possano apparire esaustive nel riportare a voi, cari lettori, le sensazioni e l’atmosfera di quella serata di calcio? La risposta più ovvia a queste serie di domande è quella più logica: è impossibile riportare per filo e per segno ogni sensazione, ogni attimo, ogni momento in cui si potesse credere di non farcela per poi descrivere ciò che si provava nei momenti di gioia, esplosi subito dopo al triplice fischio finale.
È impossibile. Le sensazioni, i sentimenti, la gioia è sempre legato ad un nostro momento personale e non possiamo improntare l’ultima parte di questo speciale solo su tale aspetto. Di certo, si può e ci deve soffermare su cosa il campo ha raccontato, su cosa il terreno di gioco è stato in grado di illuminarci nel mentre quei venti giocatori, undici dei nostri, cercavano in tutti i modi di superarsi a vicenda, con l’angoscia, sportiva s’intende, che la gloria potesse sfuggire da un momento all’altro. Ecco, concentriamoci sull’espressione ‘cercavano di superarsi a vicenda’. Perché è ciò che successe quella sera di quel quattro luglio di venti lunghi anni fa.
In fondo è sempre così, come un canovaccio o copione già scritto, in cui i protagonisti, un po’ come durante le partite a scacchi, fanno la prima mossa, anche quella più facile, più semplice, per comprendere quanto è possibile osare e come l’avversario si è disposto in campo. È sempre così, tra il tatticismo quasi sfrenato di questa epoca e la paura di perdere, anzi qualcuno direbbe di vincere.
Eppure, ci sarebbe un ulteriore aspetto da non sottovalutare completamente: l’intensità di gioco, semmai di ritmo; così siamo più precisi. Entrambe le rappresentative nazionali avevano deciso di non smuoversi dai dettami dei propri commissari tecnici senza però snaturarsi, senza rinunciare a giocare; rendendo, così, il match godibilissimo, con la tensione, per noi e per i tedeschi alle stelle.
Una tensione che si tagliava a fette negli angoli di strada, nei locali e per tutto quel giorno che fu di lunga attesa; con la forte sensazione che qualcosa non di bello, ma di bellissimo, di mai visto o vissuto e perché no di epocale stesse per fare capolino nelle nostre vite, ancora ignare di venir scandite da quell’evento che avrebbe travolto tutto come un’onda, non tanto anomala, ma attesa in silenzio.
Lehmann; Friedrich, Mertesacker, Metzelder, Lahm; Schneider, Kel, Ballack, Borowki; Klose, Podolski erano gli uomini scelti dalla nostra vecchia conoscenza, Jurgen Klinsmann. Mentre il commissario tecnico optò per questa formazione in campo. Ve la scriviamo provando ad omaggiare il grande Bruno Pizzul, nonostante non scandì con la sua voce i momenti di quella partita.
Buffon in porta; in difesa, da destra a sinistra Zambrotta, Materazzi, il nostro Capitano Fabio Cannavaro e Grosso; a centrocampo, con linea a quattro, composto da Perrotta, Pirlo, Gattuso e Camoranesi; le punte sono Francesco Totti e Luca Toni. Una formazione, la nostra, ben compatta rispetto a quella varata da Klinsmann. E la prova, sotto certi punti di vista, la si ebbe fin dalle prime battute iniziali e confermato, anche, da un aneddoto, anni più tardi dallo stesso Cannavaro in cui racconta, subito dopo l’esecuzione degli inni nazionali, quando giunse il momento della stretta di mano fra i calciatori, quelli tedeschi avevano lo sguardo rivolto in basso.
Ciò non significa che noi non avevamo paura o che non temessimo in nostri avversari. Erano sempre la Germania, ma noi eravamo sempre l’Italia. Appunto, eravamo e speriamo di ritornare ai fasti di un tempo al più presto. Scusateci per questa divagazione. Dunque, ritorniamo a quel 4 luglio 2006. Dicevamo dell’intensità di gioco e se vogliamo di ritmo che rendeva godibile la partita; c’erano pochi momenti in cui gli stessi giocatori rallentavano e non tanto per rifiatare.
Tra di loro e tra le nostre fila c’era Andrea Pirlo che tendeva ad abbassare il ritmo non tanto per insicurezza, semmai per ponderare, seppur con una certa celerità, di dare il via ad una nuova azione ponderata e non raffazzonata. Quelli che invece cercavano di sfondare il nostro muro, non l’abbiamo scritto solo per una mera questione metaforica, ma su questo particolare ci ritorneremo più avanti, erano gli attaccanti tedeschi, spalleggiati dagli esterni di centrocampo con i loro temibili cross; non dimenticando gli inserimenti di Ballack.
In entrambi i casi le trame di gioco non erano fini a sé stesse ma utili a creare pericolo a partire dai trenata metri verso la porta. Una considerazione che non deve essere sottovalutata soprattutto quando le due squadre, per ovvi motivi, iniziarono ad allungarsi impercettibilmente, all’inizio, tentando di oltrepassare le rispettive difese centrali.
L’equilibrio in campo, quello appena descritto, durò fino ad un quarto d’ora dalla fine dei tempi regolamentari, per poi esplodere in una sorta di corsa contro il tempo. Più i minuti passavano e più c’era quella paura di sbagliare o di venir beffati. Con il venir meno della possibilità di recuperare per ognuna la partita a scacchi lasciò il posto ai tempi supplementari del 1970. Solo che questa volta, fino al 119° nessuna delle due riuscì a gonfiare la rete.
La sensazione, però, grazie ai rapidi capovolgimenti di fronte e che entrambe potevano beffare l’altra in qualsiasi momento. Fino a quando accadde ciò che ci fece saltare tutti quanti dalla sedia. Il gol e la sua successiva corsa forsennata verso una direzione imprecisata e con quel ripetuto ‘non ci credo’ ha trasformato il terzino Fabio Grosso come uomo immagine non solo di quella semifinale, ma dell’intero nostro mondiale.
D’accademia, invece, il contropiede finale dopo il nostro vero Muro di Berlino, Fabio Cannavaro fece partire il nostro contropiede per sancire il risultato sul 2 a 0.
Era il 120esimo minuto e anche i telecronisti di tutto il mondo impazzirono per quelle emozioni. L’Italia era in finale e in quel momento, noi, avemmo la certezza che cosa sarebbe accaduto il 9 luglio successivo. 9 luglio che vi racconteremo nel prossimo speciale.