Domani 4 luglio gli Stati Uniti d’America compiono ben 250 candeline

D’altronde, con le parole con le quali abbiamo terminato ieri la prima parte, non significa che, in 250 anni di storia, gli Stati Uniti d’America non abbiano commesso più di un errore? Stiamo usando volutamente un eufemismo per affermare che non si tratta solo di semplici errori o marachelle storiche, appunto. Non è un caso che le classiche contraddizioni americane, quelle che iniziavano ad emergere a partire dal secondo dopo guerra, erano l’avvisaglia di quello che, poi, sarebbe accaduto in questo millennio.

Nelle contraddizioni ci inseriamo, nonostante dovrebbero essere contemplate a parte, le famose paranoie americane. Quella voglia di libertà contrapposta a quella del controllo estremo nel garantire, proprio per paradosso, proprio per contraddizione e quindi per paranoia, le libertà di cui si è sempre battuta, anche quando le ha calpestate dentro e fuori i propri confini.

Un tempo non si diceva che mantenere lo standard americano chi giungeva al potere non era pronto, proprio per paradosso, per contraddizione e per paranoia, calpestare lo stesso standard a cui tutti quanti noi vogliamo fare parte. Fare parte, appunto. Come la stessa comunità afroamericana la quale, per bocca dell’apostolo della non violenza e premio Nobel per la pace nel 1964, pronuncio: Io un sogno.

Il sogno inteso non come mera utopia, ma come sogno americano, quello secondo cui hai un’idea, credi in quell’idea e fai di tutto per realizzarla alla fine riesci ad arrivare alla montagna. D’accorso, siamo stati blasfemi, miscelare la parte finale di uno dei discorsi del Reverendo e Pastore Protestante Martin Luther King con il concetto, per qualcuno propagandistico, mentre per qualcun altro di mera speranza, non è proprio il massimo.

Ma, in fondo, caro lettori, ehi, sei in America, sei negli Stati Uniti d’America; benvenuto nella più antica democrazia del mondo moderna. Non è perfetta, ma c’è tutto; tutto quello che potresti anche non immaginare e non meravigliarti se anche dalle parti accadono delle situazioni in cui le bolliamo come: tutto il mondo è paese. Perché ogni nazione non è perfetta neanche quando ha buone intenzioni, nonostante gli interessi; e soprattutto ogni nazione non è perfetta perché viene edificata dagli esseri umani.

No, non stiamo facendo i Perry Mason delle situazioni, ma neanche vogliamo essere i Paul Kersey della situazione. Partendo dal presupposto che siate a conoscenza del primo nome menzionato, del tutto naturale credere che qualcosa vi sfugga sul secondo. Continuando su questa falsariga cosa dovremmo fare: i vari ispettore Callaghan?

Facile condannare senza comprendere, altrettanto facile è anche bollare, aprioristicamente, nonostante alcune pieghe della storia si sono non solo capite ma anche interiorizzate. E di certo, questo 250 anniversario non cambia le carte in tavola, non cambia ciò che è successo. Non cambia che in quest’epoca, l’America, abbia perso smalto. troppe le ferite, troppe le situazioni che si sono trascinate nel tempo, troppo la divisione tra governo e popolo. Una divisione diventata ufficiale dopo il famigerato 22 novembre del 1963, confermata con la guerra del Vietnam e le morti, altrettanto violente come quella di John Kennedy, di Martin Luther King, datata 4 aprile del 1968 e di Bob Kennedy, datata il 5 giugno dello stesso anno.

Per non essere troppo superficiali, se non avete fatto mai caso e sperando di non prendere un granchio, ma nelle storie a fumetti quando il governo degli Stati Uniti d’America veniva visto ancor più con sospetto? Certo, direte voi cari lettori, c’è la famosa ed indimenticabile area 51, ma se veramente esistono gli alieni allora come mai non ci ritroviamo una invasione alla Indipendence Day o addirittura E.T. e perché no il leggendario figlio di Krypton?

Anche questo è vero, siamo entrati in un loop infinito, troppo carico di riferimenti alla cultura pop, in fondo è con questa frase che Tony Starks riprende il giovane Peter Parker per aver citato troppo ‘Ritorno al Futuro’? Una cultura pop con la quale siamo cresciuti tutti, una cultura pop che ci ha riempito di dischi, di film, di stelle più o meno luminose e di fatti e di eventi che nessuna Delorean può rimettere a posto.

250 anni trascorsi, volati tra un mito ed una leggenda e l’altra, compresa quella del west, la vecchia frontiera prima che giungesse quella nuova cento anni più tardi, perché d’altronde non bisogna attendere che il governo faccia qualcosa per noi, siamo noi che dobbiamo fare qualcosa per il governo. Oppure quella secondo cui: in tempo di crisi il governo non è la soluzione, il governo è il problema.

Eppure nel vecchio west i problemi, i grattacapi li risolvevano in tutt’altra maniera. Si, i duelli c’erano ma nessuno che si azzardava a dire, al primo uomo delle pompe funebri a disposizione, questa frase: prepara tre casse… scusa volevo dire quattro casse. Nonostante tutto, nel periodo del vecchio west più di un qualcosa di reale è accaduto, ma non come ce lo hanno raccontati nei film, nelle serie tv e nei romanzi. Ma tra i conflitti a fuoco che si sono materializzati nella storia, tra i tanti duelli, la sfida all’Ok Corral non è mai stato solo il frutto di una mera leggenda, ma di interessi che travalicavano persino quelli che portano la stessa sul petto.

Per non dimenticare anche il generale Custer a Little Big Horne. E poi Geronimo, Billy The Kid, Calamity Jane, l’indirettamente citato, poco fa, Wyatt Earp con la sfida all’Ok Corral avvenuta il 26 ottobre del 1881. Duello riportato, raccontato, descritto, ricostruito in tanti libri, in tanti telefilm e in tante versioni cinematografiche. Eventi che vanno oltre la realtà e che entrano nella dimensione del mito e della leggenda, poco importa che sia vera o falsa.

Prendiamo, per esempio, i miti della musica, per non parlare del mito della musica per antonomasia, Elvis Presley, deceduto ufficialmente il 16 agosto del 1977, ma per molti continua girovagare indisturbato proprio da quella data con un’altra identità. Lo stesso vale anche per Michael Jackson. Per non parlare di quegli altri miti, quelli che sono morti anche troppo giovani e quelli che hanno raggiunto, se non proprio l’età della nazione ma almeno hanno avuto un vita piena…

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