Il 3 Luglio del 1991 usciva in tutte le sale del mondo l’attesissimo sequel di Terminator

Il nome del giovane interprete che avrebbe prestato il volto a John Connor era quello di Edward Furlong, all’epoca quattordicenne. Mancava all’appello, d’altronde era anche logico, visto che il personaggio moriva alla fine del primo capitolo, Michael Biehn che in quell’occasione vestì i panni di Kyle Reese, il guerriero inviato indietro nel tempo per salvare Sarah Connor proprio dal futuro John Connor. Un dettaglio, questo, non proprio passato in secondo piano e che rappresenta la vera liason della storia. Eppure, se nel primo si avvertiva la tensione, alimentata anche dalla soudtrack, su chi avrebbe potuto trovare per prima la donna; nel film del 1991, il tono cambia.

Una scelta dovuta anche per il fatto che al centro c’era un ragazzino in pericolo di vita, mutando, anche di molto lo stesso genere del film: improntandolo più sulla fantascienza e sull’action, molto sull’action e una di queste scene ne è un esempio calzante.

La scena dell’inseguimento, con tanto di camion che scende all’impazzata da un ponte; scena, a sua volta, anticipata da uno scontro sul retro della sala giochi; per poi non dimenticare ciò che accade all’ospedale psichiatrico quando vanno a prendere Sarah Connor, convincendo tutti che questo film vincerà la statuetta d’oro per gli effetti speciali. Difatti su ben sei candidature, Terminator 2 si aggiudicò ben quattro statuette nell’edizione del 1992.

Quattro oscar, dunque, per il miglior trucco; per il miglior sonoro; per il miglior montaggio sonoro e per i migliori effetti speciali. Non solo, in quello stesso anno, James Cameron, fece incetta di premi in qualsiasi parte del globo, incassando, tra nord america e nord europa la bellezza di ben 520.881.154 milioni di dollari.

Una cifra stratosferica anche per quei tempi e che lo pone, molto probabilmente, ad un gradino superiore di quasi tutti i sequel mai realizzati fino a quel momento. A distanza di oltre quindici anni, c’è stato solo un sequel capace di scalzarlo o quantomeno di rimanere sulla sua stessa scia, stiamo parlando de ‘Il Cavaliere Oscuro’, puntata numero due della trilogia di Batman, realizzata da Christopher Nolan, tra gli anni che andarono tra il 2005 ed il 2012.

Come già lasciato intendere in questo speciale, dopo Terminator 2, la saga non ha più raggiunto non solo lo stesso livello sia del primo che del secondo, ma nemmeno, una qualità accettabile, facendo naufragare il progetto di nuove possibili trilogie; persino la serie televisiva, ‘Le cronache di Sarah Connor’ non riuscì a ravvivare il franchise, chiudendo dopo la prima stagione.

Terminator 2 – Il giorno del giudizio ricevette ampi consensi dalla critica. La maggior parte delle recensioni raccolte dal sito Rotten Tomatoes positive, con un’alta votazione; il consenso recita che “T2 presenta sequenze d’azione elettrizzanti e scoppiettanti effetti visivi, ma ciò che porta questa pietra miliare della fantascienza/azione ad un altro livello è la profondità dei personaggi umani (e cyborg)”. Su altri siti il film ebbe un voto medio di 75 su 100 da 22 recensioni.

Il Montreal Film Journal lo definì “uno dei migliori film d’azione di Hollywood”. Syd Field ne lodò la trama, dicendo che “ogni scena crea la successiva, come anelli in una catena di azione drammatica”. Roger Ebert, per il Chicago Sun Times diede al film tre stelle e mezza su quattro, elogiando l’interpretazione di Schwarzenegger: “Il genio di Schwarzenegger come star del cinema è trovare ruoli che si basano sulle sue caratteristiche fisiche e vocali, piuttosto che minarle”. Anche Hal Hinson, recensore del Washigton Post, fu molto positivo nella sua recensione, scrivendo che “nessuno nel cinema odierno può eguagliare il talento di Cameron per questo tipo di azione iperbolica e di grande schermo. Cameron, che ha diretto il primo Terminator e The Abyss, non si limita a sbatterci sulla testa l’azione: nella messa in scena dei giganteschi pezzi del film, ha un occhio sia per la grandezza che per la bellezza, possiede quel raro dono del regista di trasformare gli oggetti che riprende in modo che noi vediamo, per esempio, la muscolosità lirica di un camion a 18 ruote. Grazie a Cameron, il film è l’opposto del suo protagonista; è una macchina con un cuore umano”. Gene Siskel del Chicago Tribune fu estremamente entusiasta del film, dandogli tre stelle e mezza e affermando che “grazie ad alcuni effetti speciali davvero spettacolari e a volte mistificanti – oltre ad una recitazione sorprendentemente solida, questo è un film d’azione eccezionale, più piacevole rispetto all’originale”. Inoltre, osservò Siskel, “il livello di tensione nel film è palpabile perché non riusciamo a immaginare come Arnold terminerà il Terminator.”

Queste in definitiva furono le reazioni all’uscita del film. Una pellicola che a distanza di anni, oltre a ripetere cose e dettagli già snocciolati, anche alla buona in questo speciale, ci sarebbe un’ulteriore considerazione con cui chiudere questa celebrazione e che riguarda, direttamente, quanto stavamo dicendo all’inizio di prima parte.

Ci stavamo addentrando su un discorso abbastanza minato, abbastanza particolare e che ci permette, oltremodo, di sfiorare dei temi che in genere non sfioriamo mai: ovvero quelli dell’attualità e dell’intelligenza artificiale. Tematica, tra le altre cose, che sta permettendo allo stesso regista di ritornare sull’argomento, quindi sulla saga, con una visione diversa rispetto al 1984 e al 1991. Per non parlare degli altri tentativi di sequel che hanno rovinato l’intero franchise.

Forse, oggettivamente, l’episodio con Christian Bale non era strutturato su un’idea malsana, anzi. Peccato che non si è avuto quel coraggio per poter continuare su quella strada, ormai tracciata, anziché tornare sempre indietro più volte negli anni successivi.

In definitiva, Terminator 2 – Il Giorno del giudizio è il sequel perfetto per una serie di motivi che, forse, neanche siamo riusciti a sviscerare nella loro completezza; ricordando anche che venne girato un finale alternativo, dove i protagonisti avevano scongiurato l’avvento di un futuro maledetto. Non venne preso in considerazione, forse perché lo stesso James Cameron, anni più tardi, si era lasciato la porta aperta per realizzare un suo personale terzo film? La nostra è solo un’ipotesi, eppure le coincidenze non sono mai per caso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *