Dai primi anni complicati fino al successo planetario
Un genitore fin troppo severo. È così che ieri avevamo chiuso la prima parte del reportage celebrativo dedicato agli 80 anni di Sylvester Stallone. Un’espressione, quella relativa al padre, non proprio da prendere alla leggera. Fino ai quindici anni, per la futura stella hollywoodiana le cose non migliorarono, purtroppo. Si sentì in gabbia, con regole ferree, continuamente impartite, e da comportamenti violenti sempre da parte di suo padre. Era chiaro che, come lui, ne soffriva anche suo fratello. Fu proprio in quegli anni, però, che trovò l’ispirazione giusta, che intuì quale sarebbe stata la sua strada nella vita: il cinema.
Una scappatoia da una realtà che non gli garantiva nessun futuro. Una scappatoia, allo stesso tempo, sinonimo anche di un altro nome: Steve Reeves, star dei peplum dei film anni ’50 e ’60. Fu quell’immagine dell’uomo muscoloso e forte, che salvava i più deboli, a garantirgli l’unica via di uscita dai suoi problemi.
L’incontro, seppur durante la visione di uno di quei film, con il suo stesso antesignano, e se vogliamo anche di Schwarzenegger, avvenne intorno all’età di 12 anni. Tre anni più tardi, abbandonò suo padre per un’altra città che ci farà conoscere molto bene anni più tardi: Philadelphia.
In quella città non solo inizierà a trovare un po’ la sua dimensione, ma ancora non lo sa che tipo di storia ambienterà per quelle strade. A Philadelphia va a vivere con la madre, con il secondo marito di lei, la sorellastra di Toni Ann e il fratello Frank, con il quale frequenta la Abraham Lincoln School. Eppure, capiterà che Frank, suo fratello, si diploma: lui no.
Sempre in quegli anni coltiva la sua passione per lo sport e non solo giocando a football, un classico per tutti i liceali, come il basket ed il baseball, ma persino la scherma. Non solo, frequenterà quasi assiduamente la Barbella’s, la palestra gestita da sua madre. Alla fine riesce anche a diplomarsi ma in un altro istituto: il Deveraux Manor High School.
Nonostante la palestra o comunque lo sport in generale sarà la sua vera ed unica ragione di vita, Sylvester Stallone, in gran segreto per quegli anni, coltiva anche un’altra sua grande passione. Qualcuno, a questo punto, alzerebbe la mano e direbbe: la recitazione. Ci dispiace, avremmo sbagliato tutti, compreso noi di FreeTopix Magazine, considerando che sempre in quegli anni iniziò, comunque, a prendere parte ai primi spettacoli teatrali.
No, la sua passione o dote nascosta era quella della scrittura. Infatti, nel corso degli anni, anche grazie a qualche sua dichiarazione che ha lasciato in merito, ma non molte a dire il vero, e qualche testimonianza di qualche persona che lo conosce molto bene, Stallone, durante i suoi anni giovanili, non si sarebbe solamente limitato a scrivere qualche storia, ma persino qualche poesia.
Strano che fino a quel momento nessuno si accorse di quel suo vero talento, oltre allo sport ed alla palestra, ma che sappiamo che serviva anche per rimediare a vari problemi di salute, oltre che a trasformarsi, chissà quanto volontariamente, l’erede di Steve Reeves.
Tornando al diploma, conseguito in un altro istituto rispetto a quello di suo fratello, successivamente ottenne una borsa di studio proprio grazie ai vari meriti sportivi che riusciva conquistare sul campo. La stessa gli permise di frequentare l’American College in Svizzera e fu proprio in quell’istituto che iniziò a prendere parte ai primi spettacoli teatrali, come per esempio ‘Morte di un commesso viaggiatore, in cui riuscì, fin dal primo momento a spiccare per il ruolo di Biff.
Non solo, sempre grazie alla borsa di studio ha persino la possibilità di iscriversi presso la facoltà di arte drammatica della Miami University, continuando sempre a prendere parte ai vari spettacoli teatrali; impegnandosi anche in tanti piccoli lavori per mantenersi agli studi.
All’improvviso, però, accade qualcosa che nel 1969 lo porta a mollare, non il percorso intrapreso nella vita, ma il modo in cui stava raggiungendo il suo obiettivo. Lascia l’università di Miami per poi ritornare nella sua città natale, New York. Da quel momento in poi saranno anni veramente duri. Farà qualsiasi tipo di lavoro come il parrucchiere, l’inserviente la Central Park Zoo di New York e persino il bigliettaio di un cinema, per poi vivere un lungo periodo in stato di indigenza e anche come senza tetto.
A partire dal 1970 e fino al 1976, per Sylvester Stallone la strada verso il successo presenterà diverse volte il conto. Nonostante tutto, tra un lavoretto ed un periodo senza soldi, Sly continuò a perseverare nel suo intento scrivendo non solo sceneggiature, ma prende anche parte a diversi spettacoli cosiddetti Off-Broadway. Alcuni suoi script li firma persino con un nome fittizio, Q Moonblood. Arriva persino a sviluppare un romanzo che solo molti anni più tardi vedrà la luce, ma sul grande schermo: Taverna Paradiso; ma di questo ne parleremo più avanti.
Dunque in quei sei anni, Sly, oltre a calcare i palcoscenici Off – Broadway si ritroverà a prendere parte al suo primo film. No, non è come se lo immaginava: si trattava di un film porno di cui, nel corso di lunghi cinquanta anni si è sempre vergognato. D’altronde il titolo non lasciava margini di dubbio: Porno proibito e l’anno era il 1971.
Stallone, a distanza di tempo, dichiarerà di aver preso parte a quella pellicola per mere questioni economiche. Gli servivano i soldi onde evitare di venir sbattuto fuori dall’appartamento dove viveva. Ma non si arrese, fortunatamente per lui stesso e fortunatamente per noi. l’anno successivo prova ad entrare nel cast de ‘Il Padrino, prendendo parte ai provini, ma senza successo. Riesce però a partecipare alla pellicola: Una squilla per l’ispettore Klute, con Jane Fonda e Donald Sutherland.
Ottiene anche una piccola parte in uno dei tanti film di Woody Allen, Il dittatore dello stato libero di Bananas. In tutto questo, però, non abbiamo mai specificato quale stato veramente il suo primo film da protagonista. No, non era la pellicola porno, lì si trattava di una semplice apparizione. Anzi, era l’anno prima a Porno Proibito. Infatti nel 1970 recitò nel film: Fuga senza scampo…