Sono trascorsi ben 20 anni da quella leggendaria semifinale contro i tedeschi
All’appuntamento del 4 luglio 2006 gli azzurri giunsero con un carico di consapevolezza per il percorso svolto fino a quel momento. La vittoria contro il Ghana all’esordio, per 2 a 0, grazie ai gol di Andrea Pirlo e Vincenzo Iaquinta; il mezzo passo falso con gli Usa per 1 a 1. Il vantaggio statunitense fu il frutto di una nostra autorete, una sfortunata deviazione di Zaccardo, mentre il pareggio fu opera di Gilardino; la vittoria contro la Repubblica Ceca grazie alla firma, nel tabellino dei marcatori, da parte di Marco Materazzi e Filippo Inzaghi rappresentava molto di più del classico e semplice passaggio dalla fase a gironi a quella ad eliminazione diretta di quel mondiale.
I punti conquistati, i gol realizzati, le vittorie ottenute fungevano da schermo da eventuali polemiche, non tanto relative all’andamento della squadra, in quella manifestazione iridata, ma su quello che stava emergendo con lo scandalo calciopoli ormai in atto. Provate ad immaginare cosa sarebbe successo semmai non avessimo mai e poi mai passato il turno contro l’Australia dagli ottavi di finale ai quarti?
Ecco, forse sarebbe meglio non farlo, non soffermarsi su quello che si stava per materializzare come un dramma sportivo. Un dramma che non avrebbe avuto eguali neanche se si vuole richiamare il calcioscommesse del 1980, che poi ci portò a vincere il mondiale spagnolo.
All’interno di quella bolla, però, si dovette registrare l’errore di Daniele De Rossi, il quale si fece espellere per una gomitata proprio durante il match con gli Stati Uniti d’America. Gesto che lo penalizzò per tutto il resto della competizione, per poi tornare ad essere utile al momento giusto. Per non dimenticare, anche e purtroppo, il drammatico gesto di Gianluca Pessotto, compagno di squadra di alcuni componenti della nazionale e, quindi, giocatori della Juventus.
Un gesto che stava diventando troppo estremo e che fortunatamente non provocò ulteriori traumi in quella calda estate tedesca agli azzurri e non solo a loro; ma a tutti quanti noi. D’altronde non sappiamo neanche noi come descrivere quell’atto di cui l’ex terzino sinistro della squadra bianconera e della nazionale di calcio italiana si era reso protagonista. Neanche noi riusciamo a trascrivere quella parola, che di fatto non vi faremo leggere. Un gesto causato da un forte crollo psicologico.
Non ci dimenticheremo mai la reazione del nostro capitano, Fabio Cannavaro, durante la conferenza stampa in cui iniziò a trapelare la notizia; come non ci dimenticheremo neanche il successivo quarto di finale, dove il 3 a 0 venne fissato da un grandissimo tiro del nostro terzino o esterno di centrocampo, Gianluca Zambrotta e dalla doppietta dell’altro nostro centravanti: Luca Toni.
Ecco, su di lui ci dobbiamo soffermare perché di lì a poco sarebbe diventato un mito per i tedeschi. Dopo quelle notti mondiali, il centravanti della Fiorentina, colse l’occasione di giocare in una delle più prestigiose squadre del mondo, il Bayern Monaco, confermandosi non solo bomber di razza, ma anche come beniamino dei tifosi che gli dedicarono una simpatica e orecchiabile canzone.
Ma non è solo di questo sul quale volevamo soffermarci. C’è dell’altro, che ci porta ad analizzare il nome dei marcatori della nostra nazionale in quella spedizione, dunque riassumiamo velocemente: Pirlo, Iaquinta, Gilardino, Materazzi, Inzaghi, Totti, Zambrotta e la doppietta di Toni. Il motivo di questa ripetizione è molto semplice: fin dall’inizio del nostro esordio tutti quanti si aspettavano il gol di Toni, con il Ghana ci andò molto vicino tra le altre cose; firma sul tabellino di marcatori che, partita dopo partita, tardava ad arrivare.
Nel match dei quarti di finale, contro l’Ucraina di Shevcenko, Toni si sblocca e quando ciò accadde tutti quanti, indistintamente, ritornano alla memoria di quando Paolo Rossi, contro il Brasile, iniziò la sua conquista personale verso il titolo mondiale, seppur con i suoi altrettanti leggendari compagni di squadra. Eppure, Toni si fermò solo a quei due gol ai quarti di finale, mentre Pablito proseguì inarrestabile per le semifinali e finale.
Con ciò cosa stiamo cercando dire? Che quella vittoria non fu il frutto di un singolo giocatore o quantomeno nessuno, dei convocati da Marcello Lippi, spiccò rispetto agli altri; fu il frutto di un gioco di squadra che, forse per la prima volta, non rimaneva dipendente dal talento di qualche fuoriclasse.
D’altronde Totti, in quel torneo, doveva ancora riprendersi da un gravissimo infortunio, Del Piero non si riprese mai più dopo l’infortunio prima dei mondiali del 2002. Vieri, che avrebbe dovuto essere il centravanti titolare, si infortunò qualche mese prima, non riuscendo a riprendersi in tempo, saltando, purtroppo, l’appuntamento mondiale e, quindi, non riuscendo a coronare il sogno di vincere il mondiale.
In fondo, in questa storia sportiva, relativa a quella notte di Dortmund, ci sono tante storie che s’incrociano fino a diventare un unico grande racconto o romanzo calcistico, da continuare a raccontare e tramandare ai posteri. Stesso discorso vale anche per le altre due partite che si disputarono tra il 1970 ed il 1982. Partite, insieme a quella del 4 luglio del 2006, che rappresentano una trilogia perfetta.
D’altronde proprio la semifinale dell’edizione tedesca del mondiale è da considerarsi come il capitolo finale di un’epopea calcistica che, venti anni dopo, fatica a rinnovarsi. E non solo per noi, ma anche per i tedeschi, soprattutto dopo l’eliminazione patita agli attuali mondiali, persino ai rigori, contro il Paraguay.
In questo caso si potrebbe addirittura registrare una sorta di cambio di passo di alcune potenze calcistiche, compresa la nostra, in favore di altre realtà che un tempo faticavano non poco nel raggiungere determinati livelli. Ma questo è un discorso che non si può fare adesso; soprattutto perché alimenterebbe un giudizio definitivo che, allo stesso tempo, definitivo non è e non può essere, visto che il calcio mondiale è in continuo aggiornamento e rinnovamento.
Dunque, per il momento ci fermiamo qui, per queste considerazioni, s’intende, ed immergiamoci nell’atmosfera di quella sera; facendovi entrare nel prepartita di quella iconica e leggendaria semifinale con immagini condivise da Youtube, le quali certificavano l’adrenalina e la fervente attesa che si respirava in quegli attimi che precedevano il fischio finale…