Dai primi anni complicati fino al successo planetario
Quante storie ci sono in questa storia di cinema? Nella sua storia di cinema. Non è facile iniziare, trovare il punto giusto, il dettaglio originale o la frase che fa effetto. Forse, lui, nemmeno vorrebbe un inizio così roboante, così in grande stile. Eppure, c’è un appiglio dal quale non si può transigere e da cui nemmeno si può ovviare e ci scusiamo, in anticipo, con lui se magari gli mettiamo persino imbarazzo. Ma, fruendo di una tipica espressione romana, inglobandola in una sorta di dilemma esistenziale, rivolto soprattutto a voi cari lettori, nell’iniziare a celebrare colui che ci fa sognare da cinquanta anni a questa parte, ci viene spontaneo domandarci e domandarvi questo dubbio: ci sono miti e miti, ci sono leggende e leggende. E poi ci sono quelli come lui, quelli più unici che rari, quelli capaci di conquistare più generazioni in vita, senza dover attendere l’inevitabile passaggio ultraterreno.
Il punto però è stabilire se quelli unici come lui, fortunatamente ancora in vita, sono da considerare solo mito, solo leggenda o entrambe le cose contemporaneamente? Bel dilemma, vero? Forse neanche il maestro William Shakspeare, proveniente da altra dimensione, in cui la qualità non si discute, avrebbe osato tanto. E ci scusiamo per la bestemmia culturale.
Sicuramente, questa girandola di quesiti, indirizzati verso un’unica tematica, non se l’aspetterebbe neanche lui, consapevole di esser arrivato ad un traguardo importante nella sua esistenza. Eppure, Sylvester Enzio Stallone, meglio conosciuto come Sylvester Stallone o ancor più semplicemente ‘Sly’, tutto questo affetto, proprio in questi giorni non riuscirebbe neanche poi tanto a spiegarselo.
È vero, prima abbiamo indicato il periodo temporale, in via ufficiale, della sua lunghissima carriera: 50 anni. Ma è anche vero che per le celebrazioni relative a questa cifra tonda mancano ancora dei mesi. Diciamo novembre, tanto per essere pignoli e nel corso di questo reportage, interamente dedicato lui, lo scopriremo.
No, Sylvester i 50 anni li ha superati già da un bel pezzo, da almeno trenta. Era il 1996 e la sua carriera sembrava, come tante altre volte, quasi sul viale del tramonto. Trenta anni più tardi, invece, fra non molto spegnerà ben 80 candeline e non c’è da credersi per uno che proprio nel decennio ’80 è stato il mito e la leggenda indiscussa, forgiando, dal punto di vista di un genere particolare in ambito cinematografico, quel periodo che ancora oggi rimpiangiamo con tanta nostalgia; ma non solo per quegli anni in particolare.
Su di lui, in questi lunghi cinque decenni, si è detto tutto e il contrario di tutto. Lo abbiamo visto cadere e risorgere tante volte e tutte le volte che lo avevamo dato per finito, per morto, cinematograficamente parlando, è sempre risorto quanto meno ce lo aspettavamo. Ci ha donato non uno, ma ben due icone del cinema, assurti come punti di riferimento da cui non si può prescindere.
È stato bollato come attore mediocre o autore di film troppo commerciali, eppure ci ha regalato delle gemme indimenticabili, tra scene motivatrici e non solo rappresentanti gli allenamenti, ma anche con frasi ad effetto, monologhi intensi e recitati con una sorprendente intensità, visto che da lui non ci si aspettano certi tipi di performance recitative. Ma soprattutto, nonostante tutto il negativo che gli è piovuto addosso per alcune sue scelte, per alcuni suoi film, solo in questi anni, finalmente, si valorizza il suo genio, la sua intuizione che rappresenta, nella sua essenza, tutta la sua parabola esistenziale e professionale; grazie ad una metafora sviluppata sul grande schermo in più occasioni. Una semplice e diretta metafora sportiva.
E proprio su questa espressione facciamo capolino con il nostro istituzionale invito, adesso fermiamoci e andiamo con ordine, con l’intenzione di iniziare a raccontarvi la sua storia che, come abbiamo già indicato all’inizio, non è solo la classica storia da grande schermo.
Nella narrazione ci sono tante altre piccole storie che hanno contribuito ad alimentare, allo stesso modo, il suo stesso mito e la sua stessa leggenda e non solo nell’ambito sportivo, nonostante questo dettaglio appare posizionato su un gradino superiore rispetto agli altri che andremo a scoprire, appunto, e a snocciolare.
D’altronde possiamo solamente sospettare che neanche lui si immaginava di arrivare a tanto, soprattutto per un suo difetto fisico che si porta dietro dalla nascita e, su cui, nessuno ci ha fatto mai veramente caso se non fosse per una sua dichiarazione in cui ce lo svelò.
Sly è venuto al mondo il 6 luglio del 1946 nel quartiere di Hell’s Kitchen nella città di New York. Nacque dalla coppia formata da Frank Stallone, barbiere nato in Puglia, e da Jacqueline Labofish, un’astrologa statunitense. Curiosità sulle origini dei genitori, il padre di Sly si chiamava proprio Silvestro; mentre la madre aveva lontane origini ucraine, ebree e persino francesi. Quattro anni più tardi, il 30 luglio del 1950, venne al mondo il fratello di Sylvester, Frank jr, noto cantante e autore di alcune colonne sonore dei film di suo fratello più celebre.
Nel raccontare la storia di Sylvester Stallone, come spesso è accaduto anche per tutte le altre leggende che ci siamo ritrovati a celebrare, scopriamo che anche lui non riuscì a trascorrere i primi anni di vita, tra l’infanzia e l’adolescenza, in assoluta tranquillità. Prima, però, nell’evitare di dimenticarlo del tutto, riprendiamo il discorso relativo a quel difetto che lo stesso Stallone porta con sé fin dalla nascita.
Infatti, durante il parto capitò, e poteva andare anche peggio, che la futura stella hollywoodiana si ritrovò con lieve paresi facciale sul lato sinistro del volto, causata dalla rescissione del nervo facciale dovuta dall’uso, non propriamente ortodosso, del forcipe. Non solo, nell’età dell’adolescenza, Sly, soffriva anche di diversi problemi fisici provocati, purtroppo, dal rachitismo.
Purtroppo, non erano solo questi i pensieri che lo tormentavano, difatti anche i genitori ci misero del suo. Gli stessi divorziarono quando la madre Jacqueline divenne incontrollabile a causa dei suoi problemi di alcolismo. Andando a vivere con il padre, però, non è che la situazione migliorò; anzi, al contrario. Frank senior si rivelò essere un genitore fin troppo severo…