Il 3 Luglio del 1991 usciva in tutte le sale del mondo l’attesissimo sequel di Terminator

“Tre miliardi di vite umane si spensero il giorno 29 agosto del 1997. I superstiti dell’olocausto nucleare chiamarono quella guerra ‘Il giorno del giudizio’. Vissero solo per affrontare un nuovo incubo: la guerra contro i robot”. Lo abbiamo inaugurato così il primo vero speciale del mese di luglio; con queste parole che non lasciano scampo ad alcun tipo di equivoco. Frasi e parole che ci riportano indietro nel tempo in un’epoca cinematografica dove il futuro lo si poteva solo sognare e, paradossalmente, neanche in maniera positiva. Strano, però. Guarda un po’ come siamo messi nella realtà di tutti i giorni.

Di certo i cyborg, nella nostra realtà, non rappresentano ancora una minaccia assoluta; nonostante tutto siamo costretti a guardarci ancora da altri pericoli, quasi sempre gli stessi. Ma nel 1984 il futuristico robot, con sembianze umane, aveva incominciato a performare le nostre paure, le nostre ansie, le nostre angosce, i nostri timori, rivolti verso un futuro solamente immaginato, con il leggendario primo capitolo del franchise dal titolo ‘Terminator’, ideato da quel lungimirante James Cameron.

Grazie allo speciale riproposto fino a ieri, per l’occasione e come tappa di avvicinamento per questa nuova celebrazione legata alla saga ideata del regista canadese e, precisamente, legato al sequel, abbiamo potuto ricordare quanto il primo capitolo si rivelò essere un vero successo al botteghino, ma mai quanto il sequel approdato sul grande schermo ben sette anni più tardi.

In questi casi, nella storia del cinema, quanti numeri due di un franchise sono stati in grado di superare il capostipite? Di essere, se non proprio superiore, ma almeno sullo stesso livello? Pochissimi, diremmo. I casi più eclatanti, forse, si contano persino sulle dita di una mano. Per certi versi, qualche anno fa, ne avevamo persino parlato durante la celebrazione di un’altra saga cinematografica.

Un franchise che rappresenta completamente l’opposto del film che stiamo per andare a celebrare a partire da oggi. Si trattava di Beverly Hills Cop II, seguito, appunto, dell’omonimo film del 1984; guarda caso stesso anno in cui uscì nelle sale di tutto il mondo ‘Terminator I’. Ma come ben si sa, dal punto di vista della guerra al botteghino, Eddie Murphy e sia Arnold Scwarzenegger non solo non si sono mai e poi mai scontrati, ma non si sono incrociati neanche una volta. Forse accostati sì, per il mai realizzato sequel de ‘I Gemelli’, ma questa è tutta un’altra storia di cinema che forse vi racconteremo più avanti.

A questo punto non ci resta da dire, entrando subito nel vivo di questo speciale, che uno dei migliori sequel della storia del cinema approdò sul grande schermo il giorno 3 luglio, non del 1997, ma del 1991. Sei anni e mezzo dopo il 26 ottobre del 1984. James Cameron aveva fatto attendere e non poco i fan del primo e soprprendente film, Arnold Scwarzenegger, dal canto suo in quel periodo, era la star incontrastata del cinema action, al pari di Sylvester Stallone. ‘Terminator 2 – Il giorno del giudizio’, in fondo, si presentava così agli occhi del pubblico mondiale.

Non con uno ma con due biglietti da visita che non ammettevano altre parole. D’altronde se è il regista del primo capitolo a lavorare alla seconda parte della storia e, per di più, è anche presente l’attore originale nei panni del ruolo che lo ha lanciato e consacrato nell’olimpo dei grandi, era anche naturale che intorno a quella pellicola sussisteva un’enorme pressione.

Chi non si aspettava nulla pregava solamente che il capitolo numero 2 fosse, almeno, quasi di pari livello al primo film. Solo questo si chiese a James Cameron. Ma quella lunga attesa fu alla fine ripagata. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’idea di realizzare il sequel di Terminator non nacque qualche anno più tardi al successo del primo film.

No, James Cameron aveva già intenzione di sviluppare la trama già durante la lavorazione del primo film o almeno, secondo le cronache dell’epoca, immediatamente all’uscita sempre del primo film. Eppure, l’ipotesi dell’inizio della fase di scrittura di ‘T2’ durante la realizzazione dell’episodio del 1984 non è propriamente campata in aria e per un motivo molto semplice che tra non molto vi faremo scoprire.

L’idea che girava in testa al regista canadese non era relativa alla trama e neanche come sviluppare la storia. Il dilemma che tormentava Cameron era rappresentato da un mero problema tecnico e non tanto semplice da risolvere per l’epoca; semmai sarebbe giusto dire: per la tecnologia dell’epoca. Infatti, le intenzioni erano quelle di proporre al pubblico mondiale un terminator totalmente diverso da quello che si era visto nel 1984 e, rispetto proprio a quello che avrebbe impersonato la quercia austriaca, molto all’avanguardia.

Idea che era già presente durante nelle prime stesure del primo film ma che, per ovvi motivi, non potevano essere realizzate in quel periodo storico, sgombrando il campo, così, da eventuali considerazioni che avrebbero portato a credere, per il troppo tempo trascorso, ripetiamo, sette lunghi anni, che ci fosse quasi timore nel realizzarlo.

È anche vero che siamo testimoni di un’epoca cinematografica in cui i film in serie, rispetto a 35 anni orsono, vengono prodotti con più facilità. Anzi, le singole major del grande schermo confezionano idee già pronte per essere sviluppate a puntate. Ai tempi di ‘Terminator’ e non solo, in fondo questo è un discorso che abbiamo sempre approfondito, non era così.

Si realizzava un film senza sapere che tipo di risultato avrebbe potuto registrare al botteghino, in un primo momento, per poi ritrovarsi gli occhi addosso da parte di pubblico e di critica per aver realizzato, involontariamente, il più grande successo dell’anno. Raccontato così, in maniera superficiale, persino, non rendere neanche tanto il senso di ciò che accadeva all’epoca.

Oggi, in sostanza, c’è molta più programmazione rispetto a molti decenni addietro, ecco perché i sequel di ieri erano per la maggior parte delle volte di scarsa qualità. Terminator 2, invece, incominciò a rappresentare la vera eccezione alla regola, non scritta, ma cardine di quei tempi. Ma come succede spesso: ci furono mille difficoltà per questo progetto cinematografico…

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