Tutto il resto, dunque, è mito e leggenda. Nel caso di Diego Armando Maradona, il suo stesso mito e la sua stessa leggenda, è indissolubilmente legata a due luoghi calcistici: Messico e Napoli. E per ovvie ragioni, la nostra attenzione la concentriamo solo ed esclusivamente, in questa sede, nel paese centroamericano e precisamente sui secondi mondiali messicani. Oggi, 29 giugno 2026 sono giusto quaranta lunghi anni che quel mondiale terminò con il trionfo dell’asso argentino.
Mai come qualsiasi altra edizione dei mondiali, la coppa del mondo è stata dominata da un solo giocatore e quel giocatore era Maradona. Da quel momento in poi i paragoni hanno iniziato a sprecarsi; venne alimentata la rivalità con Pelé. Attualmente la rivalità è stata aggiornata con il connazionale Lionel Messi, il quale, proprio in queste ultime settimane si è persino laureato come il miglior marcatore della storia del torneo, con il titolo di campione del mondo acquisito ormai tre anni e mezzo fa.
Paragoni, per molti, assurdi. Paragoni, per altri, logici. In fondo il calcio, come la vita, va avanti e non si può sempre vivere nel passato e di un certo passato. Quindi ciò valeva anche ai tempi del Pibe de Oro quando cercavano di capire se era megl’è Pelè oppure no? come si intonava in un ritornello di una famosa canzone all’indomani del primo storico e leggendario scudetto napoletano.
Diciamo la verità e senza girarci troppo intorno, da che mondo e mondo questi stessi paragoni ci saranno sempre; saranno antipatici, avranno persino il sapor della mera offesa verso l’asso argentino, perché d’altronde dopo di lui effettivamente chi ci è stato? Qualcuno direbbe, appunto, Messo o persino Cristiano Ronaldo. Qualcun altro vorrebbe ritrovare Maradona in Lamine Yamal. Ma sarebbe, in tutti questi casi, mera fantascienza calcistica.
Il punto che portano ad esasperare questi paragoni, sono i numeri dell’argentino con i due fuoriclasse di oggi con e, persino, con l’altro fuoriclasse del passato, sponda brasiliana, Pelé. Come ormai tutti sappiamo Edson Arantes Do Nascimento Pelè, di coppe del mondo, ne ha alzate addirittura tre e permetteteci l’espressione, alla faccia dello stesso Maradona, di Messi e di Cr7.
Ma sempre qualcun altro affermerebbe: si ma il brasiliano, dalla sua, aveva lo squadrone o gli squadroni, a seconda delle singole edizioni conquistate, mentre Maradona nessuno. Ecco, è questo il vero punto. Punto che va a sfavore anche di Messi e persino di Cr7, semmai dovesse vincere il mondiale il prossimo 19 di luglio. Tutti questi nomi, nella loro carriera, sono sempre stati circondati da altrettanti campioni e fuoriclasse. Lui, invece, era di un altro pianeta.
Certo, qualcuno ci farebbe anche notare che anche Pelé era persino di un altro pianeta. D’altronde sono i due numeri 10 che la storia del calcio abbia mai visto. Ma, ripetiamo, il punto è proprio quello: ovvero, l’Argentina del 1986 non è l’Argentina di oggi e neanche quella del 1994. Maradona ha giocato in squadre modeste e con quelle squadre modeste ha stravinto.
Non sazi di ciò si può anche tirare in ballo i numeri e quelli, in barba al semplice fatto che si tratta di epoche diverse, non fanno sconti. Ma dipende, sempre, a quelle cifre, appunto, come ci si arriva. E poi ci sono giocate e giocate, quelle di puro intrattenimento, di puro spettacolo e quelle essenziali. Ecco, Maradona era la perfetta combinazione di entrambi i tipi. Anche se si trattava di una giocata spettacolare, non era mai e poi mai fine a sé stessa.
Eppure, lo dobbiamo ammettere, questo discorso ci sta facendo perdere il vero obiettivo di questa ultima parte di reportage interamente dedicato la mondiale messicano del 1986. Nonostante tutto, tale tipo di raffronto o confronto, era inevitabile proprio perché, storicamente, in ordine cronologico, sia il brasiliano che l’argentino in quella terra, in quella nazione e in quello stadio hanno vinto entrambi. Tanta manna dal cielo, se così si potrebbe dire, per chi ama le statistiche, le coincidenze e perché no anche le polemiche. Quest’ultimo elemento non riguarda noi, fortunatamente.
Comunque, la storia dei mondiali, il destino, le divinità azteche e chissà quale altra entità sovrannaturale hanno deciso che i due più grandi dovessero trionfare nello stesso paese organizzatore e poco importa se a distanza di sedici anni l’uno dall’altro.
Sta di fatto che, sia dal 21 giugno del 1970 e sia dal 29 giugno del 1986, la letteratura calcistica, in generale, si è sprecata su queste due edizioni.
E un po’ l’abbiamo alimentata anche un po’ noi, chissà con quali risultati, per il semplice motivo che qui si tratta di calcio, ma un calcio che va oltre sé stesso. Uno sport in cui non riesce neanche più a cristallizzare sé stesso, visto che alcuni eventi sono completamente sfuggiti alle leggi della logica, alimentando non tanto i dubbi, ma le certezze che vanno oltre la concretezza di tutti i giorni.
E la concretezza storica ci ricorda che l’Argentina, in quel mondiale, alzò la sua seconda coppa del mondo, dopo quella conquistata in casa otto anni prima, proprio nell’edizione giocata in casa. Stranamente la selezione argentina, nell’edizione del 1986, anche a detta di molti, sarà quella più scarsa rispetto a quella del 1978, 1982. Per non parlare, poi, di quelle che sono venute nel 1994 e dopo l’era di Maradona: 1998, 2002, 2006, 2010, 2014, 2018 e 2022.
Il Brasile, nel bene o nel male e a parte dal 2002, il cosiddetto squadrone lo ha sempre avuto. Ha sempre alimentato timore tra gli avversari. Sta di fatto che i due mondiali messicani, quasi sicuramente, sono stati i migliori della storia. Avvolti da un alone tutto loro, vengono ritenuti come storie di calcio a sé stante; edizioni a parte, difficile da ripetere. Per qualcuno la storia si sta ripetendo proprio in questi giorni; noi, invece, rispondiamo, che l’epoca sono diverse e soprattutto il calcio di oggi non è più come quello di un tempo. Più tecnico e meno corsa; più istinto e meno tattica. Più cuore e meno raziocinio. Più giocate individuali e meno tiki taka. E chissà cos’altro aspettarci adesso.