Il 17 giugno del 1994 venne inaugurata, per la prima volta, l’edizione dei mondiali tutta americana
Nella seconda parte di ieri ci siamo soffermati sulla doverosa parentesi di O. J. Simpson, il quale catalizzò l’attenzione di ben 75 milioni di americani, facendo così perdere attenzione e rilevanza non solo al match inaugurale, ma addirittura, allo show che apriva la kermesse sportiva. La cerimonia di apertura ha visto l’esibizione della leggendaria Diana Ross, in sostituzione di Michael Jackson a causa dello scandalo che gli distrusse la carriera, e l’esecuzione dell’inno di quell’edizione con il quale, l’altro ieri, abbiamo persino inaugurato, da parte nostra, si intende, la settimana: Glory Land – La terra della gloria.
Si andava, dunque, non solo ad inaugurare quella che era nei fatti la quindicesima edizione dei Mondiali di calcio, ma anche ad inaugurare lo stesso girone delle due rappresentative nazionali che, come da programma, la prima giornata, per il girone, si sarebbe svolta sempre in quel venerdì d’inizio estate. Germania e Bolivia, per l’appunto, con Spagna e Sud Korea le quali andavano a comporre il raggruppamento C.
Come sta capitando in questa che è una serie infinita di appuntamenti sui mondiali, soffermiamoci a scoprire le formazioni dell’epoca e quali potevano essere le loro speranze per quella coppa del mondo di calcio. Non tanto per dovere istituzionale, semmai proprio per cronaca dell’epoca andiamo spulciare l’almanacco dei mondiali di quella con l’intenzione di farvi scoprire la formazione sfidante i campioni del mondo in carica della Germania.
Gli sfidanti, dunque i boliviani, sapevano di essere l’agnello sacrificale della giornata. D’altronde loro erano più deboli e quindi nessuno avrebbe potuto immaginare che sarebbero riusciti a rendere la vita complicata ai tedeschi, vittoriosi nell’edizione precedente: a Italia ’90.
Si, perché giocatori come Trucco; Sandy, Quinteros, Rimba; Borja, Sorja, Melgar, Cristaldo, Baldivieso; Sanchez e Ramallo, non erano delle stelle di prim’ordine rispetto a quelle schierate dal commissario tecnico tedesco Berti Vogts. Gente come Ilgner; Kohler, Matthaus, Berthold; Effenberg, Moller, Sammer, Hassler, Brehme; Klinsmann e Riedle, sono sinonimo di storia non solo del calcio tedesco, ma soprattutto di quello mondiale.
I campioni del mondo in carica non vanno oltre uno striminzito 1 a 0 generato non tanto da un calo di forma, quanto, come già anticipato, dalle temperature proibitive. Giocare sotto al sole cocente non doveva essere proprio il massimo per i 22 calciatori in campo. Ci sono qualche occasioni particolari ma alla fine è solo per un errore di valutazione del portiere boliviano che Klinsmann a porta vuota insacca regalando, come novità assoluta nella storia dei Mondiali, i primi tre punti di un cammino non proprio facile per i tedeschi. Xabier Azgarkorta, questo il nome del commissario tecnico boliviano, ne era perfettamente cosciente.
Nonostante ciò gli stessi tedeschi si ritrovarono a soffrire e non poco per strappare i primi punti in palio per quel girono e non era solo ed esclusivamente dovuto alle proibitive condizioni climatiche in cui i giocatori furono costretti a sopportare in quel lungo mese negli Stati Uniti d’America.
Infatti, le cronache dell’epoca ci riportano persino di partite, anche di una certa rilevanza, con quaranta gradi sotto al sole; l’altro dettaglio riguardava proprio la nazionale tedesca: la maggior parte dei componenti della rosa della Germania aveva raggiunto oltre i trent’anni, chi addirittura i 35 anni; era chiaro che rimaneva da capire o quantomeno attendere in quale partita sarebbe arrivato il crollo della nazionale tedesca.
Per quanto concerne la gara successiva, invece e sempre di quel 17 giugno del 1994, accadde di tutto. Eppure, nel leggere il nome delle nazionali impegnate in campo, in base ad una prima impressione, qualcuno poteva addirittura ipotizzare un match con almeno quattro realizzazioni.
Ebbene, le reti segnate furono effettivamente quattro ma non in favore di una sola squadra, la Spagna. Ma equamente divise con la nazionale avversaria, la Sud Corea. Un 2 a 2 che non mise nel binario giusto le furie rosse in quel pomeriggio americano allo stadio Cotton Bowl di Dallas verso la possibile qualificazione alla fase ad eliminazione diretta.
Gli spagnoli della spedizione al ‘Mundial’ americano non erano quelli del ben più attuale tiki taka. Tra le loro fila si annoveravano gente come Luis Enrique, Hierro, Nadal, Caminero, Julio Salinas, Zubizarreta. Giocatori di alto spessore tecnico ma mai come la nazionale che dal 2008 al 2012 ha conquistato ben due Campionati Europei ed un Mondiale, l’unico titolo della loro storia.
Ma adesso, con calma andiamo a scoprire per entrambe le rappresentative nazionali i due schieramenti stilati dai rispettivi commissari tecnici: Javier Clemente, per gli iberici, e Ho Kim, per i sud coreani. Si parte dalla Spagna, che si presentò così in quel di Dallas: Canizares; Ferrer, Alkorta, Nadal, Abelardo, Barjuan; Guerrero e Hierro; Goikotxea Luis Enrique Salinas. I Sudcoreani invece? Choi; Kim, Hong, Choi, Park, Shin, Ko, Lee, No, Kim e Hwang.
Nonostante i coreani mostrassero dei limiti non proprio tanto evidenti, per le furie rosse, intorno al minuto 51 proprio con Julio Salinas, la partita aveva imboccato il binario giusto e nonostante che uno dei difensori più rappresentativi fosse stato espulso per un fallo da ultimo uomo.
Quattro minuti più tardi i giochi sembrano fatti con il raddoppio di Goikotxea. In fondo è inutile rimarcarlo: la Spagna è nettamente più forte degli asiatici. Eppure, c’è un altro concetto che deve essere tenuto sempre presente, soprattutto quando si pensa che la partita possa essere addirittura una passeggiata: tutto può capitare.
Infatti, capitò che in cinque minuti i coreani non solo trovarono il gol dell’onore ma anche quello del pareggio, rimettendosi in corsa per il passaggio del turno e inguaiando di già gli spagnoli. Difatti la seconda giornata del girone C sarebbe stata: Bolivia – Sud Korea e Germania – Spagna.
Matches che assunsero, soprattutto quello tra i boliviani ed i sudcoreani, una sorta di spareggio per il passaggio del turno. Ben parlare, poi, della partita tra gli spagnoli e i tedeschi, che sapeva, comunque, se non proprio di finale anticipata ma anche quarto di finale.
Rispetto anche ai due esordi visti nei due mondiali messicani, quello americano iniziò già con il botto: due partite, cinque reti e le prossime sfide erano già decisive.