La vera storia della Disfida di Barletta celebrando il cinquantesimo anniversario dell’uscita al cinema de: Il Soldato di Ventura
Lo ammettiamo, l’altro ieri abbiamo rischiato quasi di confondervi soffermandoci sulla seconda e meno famosa Disfida di Barletta. Per essere ancor più precisi, la nostra attenzione, anche per ovvie ragioni, appare maggiormente rivolta alla fase storica che al film vero e proprio. Non vuole essere una mancanza di rispetto nei confronti di Bud Spencer, anzi al contrario: è il nostro modo di valorizzare ancor di più la sua figura cinematografica, il suo personaggio sia iconico che leggendario e se vogliamo anche, per certi versi, istituzionale. Tutto ciò per un motivo molto semplice.
Il presupposto ha radici da una considerazione, per non dire anche convinzione che molti hanno nei suoi confronti, anche un po’ errata. Una convinzione, d’altronde anche logico, che riguarderebbe solo l’aspetto tipicamente leggero del suo personaggio: il prendere in giro la violenza con risse da cartone animato. La verità che appare e non è stata colta, è ancor più sottile di quanto si potrebbe immaginare.
Rimanendo nel contesto di questa storia cinematograrica si potrebbe ritenere che lo stesso Bud Spencer abbia preso parte ad un film storicamente impegnato. Sappiamo, però, che questa medesima espressione farà storcere un bel po’ il naso a molti, visto e considerato che si tratta di commedia all’italiana, ma non della classica commedia all’italiana.
Quella di Alberto Sordi, di Marcello Mastroianni, di Nino Manfredi, di Totò, di Sophia Loren, di Vittorio De Sica, tanto per citarne alcuni. In Bud Spencer il genere da riconoscere è quello dei ‘cazzotti’, uno stile tutto nuovo che apparve nei cinema italiani in maniera del tutto involontaria nel 1970 con ‘Lo Chiamavano Trinità’, uno schema atipico già per quei tempi che trovò conferma e consacrazione nei lungometraggi successivi e non solo nella coppia Spencer/Hill.
E se volessimo rincarare la dose? Volendo affermare, con nostro grande rischio e pericolo, che anche un altro film di Bud Spencer, comunemente accostato al genere comico, commedia o comunque dei ‘cazzotti’, capostipite di una saga di ben quattro film, inaugurata tre anni prima a ‘Il Soldato di Ventura’ deve anche questo esser considerato come film impegnato? Seppur con il poco ed apparentemente inappropriato sconfinamento nella dimensione dell’ironia?
eppure, come si fa a considerare ‘Piedone lo Sbirro’ commedia all’italiana? Forse perché ne ‘Il soldato di Ventura’ le battute ed i momenti comici, soprattutto anche considerando lo scontro finale è più votato a provocare la risata rispetto al primo episodio cinematografico del Commissario Rizzo? Siamo sicuri che sia così? Forse tale convinzione è alimentata da una certa visione dello stesso cinema italiano fin troppo radicata e poco propensa ad aggiornarsi?
Sia chiaro, nessuna polemica: è solo un modo di proporre, a voi cari lettori, una prospettiva diversa e che sicuramente non avanza la presunzione di rappresentare o quantomeno di essere portatrice della verità assoluta, semmai di esternare un’opinione, discutibile anche, partendo da un punto di vista totalmente differente rispetto a quanto emerso in questi anni, per non dire in questi decenni del nostro cinema.
Dunque, dicevamo: siamo sicuri che, nonostante lo sconfinamento nel tono giocoso e goliardico ‘Il soldato di Ventura’ non sia, comunque, nella sua essenza e in maniera indiretta anche un film impegnato? Dove sta scritto che per ricostruire dei fatti, degli eventi realmente accaduti si deve per forza di cose usare la serietà? Alle volte, dove sussistono ovviamente i presupposti, è possibile andare oltre al classico cliché.
La disfida di Barletta, nella sua essenza, lo permetteva, seppur nella serietà medesima dell’evento. Qualcuno ci farebbe anche notare, in merito a quanto affermato in una delle parti precedenti a questo reportage, che anche ‘I Tre Moschettieri’ sono stati trattati con ironia dal mondo del cinema.
C’è però una differenza, già sottolineata: ovvero che i personaggi di Alexander Dumas sono il frutto dell’immaginazione dello stesso autore, il quale fa agire le sue ‘creature’ in un contesto storico realmente esistito, tenendo conto di eventi realmente avvenuti nel periodo di ambientazione. Invece, nel caso de ‘Il Soldato di Ventura’ si tratta di personaggi o figure storiche realmente esistite e le cui gesta sono riproposte in chiave del tutto diversa dal classico kolossal a cui siamo abituati.
Una visione diversa che nel corso di questi lunghi cinquanta anni non è stata, a quanto pare, colta in pieno del tutto; una prospettiva che ci permetterebbe di osservare lo stesso personaggio di Bud Spencer al di fuori dello stesso schema proposto e, se vogliamo, confezionato dagli stessi critici. Non dobbiamo neanche tanto dimenticare che lo stesso Carlo Pedersoli prese parte, addirittura, anche a due film di genere diametralmente opposto non solo fra loro ma anche da quello per il quale, ad un certo punto, ottenne la sua definitiva consacrazione: Torino Nera, del 1972 e 4 mosche di Velluto grigio.
Ad esser ancor più pignoli, possiamo sostenere senza ombra di dubbio che in Torino Nera, Bud Spencer, interpreta un personaggio differente dal quale lo abbiamo apprezzato in tutti questi anni; mentre nel film diretto da Dario Argento la differenza tra Torino Nera e il classico gigante buono appare ancor più netta, visto che si tratta di un ruolo ancor più atipico rispetto a quello abbiamo visto da parte sua.
Ma a questo punto l’Ettore Fieramosca di Bud Spencer in che modo lo dobbiamo considerare? È il classico personaggio ma meno bonaccione, meno bambinone; semmai una versione più adulta e caricaturale dello stesso. Il Bud Spencer che conosciamo esce allo scoperto nella scena finale dello scontro tra i francesi e gli italiani; in un momento molto preciso.
A distanza di cinquanta anni di questo film cosa rimane o meglio come considerarlo? Sarebbe più giusto elevarlo cult movie per eccellenza, vista anche la presenza di molti attori, di teatro e caratteristi di quel periodo, che diedero vita, insieme agli autori e al regista, ad un film godibile e che ci permette di scoprire una pagina importante della nostra storia in un modo del tutto originale, grazie al coraggio e la leggerezza che il cinema italiano riusciva ancora a mostrare. Il coraggio per realizzare un certo tipo di operazioni impossibili ai giorni nostri, la leggerezza per far avvicinare il telespettatore alla nostra storia.