Cosa accadde in quel 17 giugno di ben 32 anni fa? Cosa successe di tanto rilevante da far perdere l’attenzione degli stessi americani durante l’inaugurazione di uno spettacolo, calcistico, tutto loro? Ribadendo che agli statunitensi, soprattutto a quell’epoca rispetto ad oggi, il calcio non era per nulla considerato lo sport per uomini veri, la goccia che fece traboccare il vaso venne rappresentata da un inseguimento in particolare. Un Ford Bronco bianco sfrecciava lungo la harbor freeway, la leggendaria arteria autostradale, interna della città di Los Angeles, resa immortale dallo show televisivo dei ‘Chips’, realizzato tra il 1977 ed il 1983.
Bene, diciamo che a bordo di quel Ford Bronco c’era un uomo con un brutto capo di accusa: duplice omicidio, della sua ex – moglie e del suo compagno. Un classico, diremmo noi; giusto, ma non è quello il punto. Molto probabilmente l’attenzione non era tanto per quello che l’uomo aveva compiuto, forse, e neanche per le vittime di quel brutale gesto. No, c’era dell’altro.
C’era anche un ulteriore dettaglio di cui, per dovere di cronaca, dobbiamo tener conto. Fin dal primo momento in cui si sparse la voce che c’era una folle corsa su quattro ruote, con tanto di colonne dell’auto della polizia a seguire quel veicolo impazzito, inizialmente pe le strade di Los Angeles e poi a seguire sull’interna arteria autostradale, si intuì subito che qualcosa di grosso stava per accadere o forse stava già accadendo.
Tutto ruotava intorno su chi fosse alla guida; il quale, a quel punto, sembrava colpevole proprio del reato contestato. Era anche facile sospettare che qualsiasi cittadino americano, già non proprio interessato all’evento calcistico, si fosse sintonizzato sulla cnn, il network di notizie 24 su 24, per seguire l’esito della drammatica vicenda. E, cari lettori, a tutti effetti lo era.
Si, perché l’attenzione, ripetiamo, non era relativa all’inseguimento in sé o alle vittime del duplice assassinio o verso chiunque si fosse trovato a fuggire in quel modo dalla polizia. Perché il conducente non era chiunque; non era una leggenda, ma la leggenda, non del cinema, della tv o della musica. Per un paradosso, per uno scherzo del destino, visto anche la giornata che attirava sulla nazione americana ulteriori occhi ancor di più incuriositi rispetto al normale, il conducente era una leggenda dello sport.
No, non era legato al mondo del calcio; neanche baseball o basket, ma il football. Per di più, quel conducente non aveva per nulla un nome comune, anzi: al contrario. Non ci fermiamo alle sottigliezze o ad eventuali formalismi, basta dire solamente: Orenthal James Simpson o più semplicemente: O.J. Simpson, leggenda vivente del football americano e, successivamente, anche attore hollywoodiano.
Il suo nome, in campo, era legato a due maglie: quelle del Buffalo Bills, tra il 1969 ed il 1977 e quella dei San Francisco 49ers. E in ambito cinematografico, invece, basta menzionare un solo titolo su tutti: Una pallottola spuntata. Si, proprio quel leggendario capolavoro di film comico e parodistico, del mondo della polizia, interpretato dall’altrettanto leggendario e mai dimenticato Leslie Nielsen.
Quell’inseguimento, ribattezzato successivamente dagli stessi mass media americani come ‘The Bronco Chase’, tenne incollato davanti al televisore, in quell’assolato e caldo giorno di metà giugno, ben 75 milioni di telespettatori. Un evento che costrinse, proprio per esser seguito indiretta, ad interrompere bruscamente non un solo evento sportivo, quello che stiamo comunque celebrando, ma ben tre.
Difatti, ci mise anche la Nbc che, quello stesso giorno, aveva in palinsesto la gara 5 delle finali del Nba del 1994, tra gli Houston Rockets e New York Knicks, e, appunto, proprio la stessa inaugurazione dei campionati mondiali di calcio con relativo match a seguire.
Quei 75 milioni di telespettatori, secondo le cronache dell’epoca, non cambiarono canale fino a quando la situazione non tornò alla normalità, anche se ormai tutto non era più come prima: l’eroe nazionale, l’istituzione sportiva per antonomasia che si era sporcata, per sempre, l’immagine di un atto, di un reato, di una crudeltà inaudita. La verità, però, era anche un’altra.
D’altronde, questa parte di speciale, ha assunto un’ulteriore natura, che esula dalla mera informazione di svago, abbinata alla cultura s’intende. Ma ciò che accadde quel giorno, può essere tranquillamente riportato anche nella rinnovata rubrica di ‘Usa Stories’. Non lo avevamo detto subito, ma questo speciale, fin dalla prima parte, è parte integrante della menzionata rubrica.
Nella sua essenza, in questo secondo appuntamento, si narra non più una tipica storia di calcio ma una storia drammatica che ha, purtroppo, il tipico sapore di alcune traumatiche storie americane. Per di più cosa può mai accadere quando i miti creati sotto la collina di Hollywood cadono miseramente e i cui effetti delle loro azioni sono come una grande onda gigante e pari a quella di uno tsunami provocato dal terremoto più forte che sia mai stato registrato.
No, non è retorica: è un dato di fatto. Tutti quanti siamo cresciuti a pane e miti e leggende; poco importa se si tratta di personaggi leggendari del mondo musicale, del cinema, della televisione, dello sport, tutti quanti noi crediamo in loro non solo perché ci sembrano o sono irrangiungibili, ma perché sono dei meri punti di riferimento rappresentanti o portatori di valori sani per i quali bisogna sempre combattere.
Quando, poi, li vediamo cadere, purtroppo, ci sentiamo traditi proprio da loro. Ma in quel 17 giugno del 1994 la metà degli americani non si sentiva tradita da O.J. Simpson, ma da qualcos’altro che ancora oggi ha reso il dialogo ancor più arduo e complicato; innescando un’esasperazione dei toni non indifferente.
Ripetiamo non è la sede giusta per affrontare tale tematica e chiudiamo, almeno per questa seconda parte, il breve racconto di quella parentesi giornaliera con il convincimento, da parte della polizia, a non permettere allo stesso ex campione di football di porre fine alla sua vita con un gesto estremo. Il primo mondiale americano era iniziato quello stesso giorno. Allo stesso tempo, però, una parte rilevante della storia del fooball americano era finito mediante quell’inseguimento e nulla sarebbe più tornato come prima, alimentando strascichi polemici…