Il pestaggio di Rodney King rievoca ancora ricordi di una ferita mai veramente chiusa

La seconda parte del primo speciale interamente dedicato al primo mondiale della storia del calcio ha permesso, in via del tutto indiretta, il recupero di uno speciale che avrebbe dovuto vedere la sua pubblicazione già qualche mese prima, nel corso di questo intenso 2026. Non era proprio un appuntamento speciale che aveva per oggetto un disco, una canzone, un film, un telefilm o persino una stella da celebrare. No, ma un evento che fece scalpore e che, nel corso dei quei primi anni 90, si ritrovò ad esser collegato, sempre in maniera del tutto indiretta, ad altri fatti che si verificarono successivamente nella sola città di Los Angeles.

Se questa mattina, nella seconda parte dedicata al racconto del 17 giugno del 1994, ci siamo soffermati su un episodio in particolare non lo abbiamo fatto per caso; ci siamo resi conto, mentre ricordavamo la partita inaugurale del mondiale americano, che in quelle stesse ore ben 75 milioni di telespettatori americani, per tutto il giorno, tra i canali all news, sia della Cnn e della Nbc News, appunto, seguirono con il cuore in gola la drammatica diretta di un inseguimento che coinvolgeva la leggenda del football americano, nonché anche stella del cinema dopo il ritiro dall’attività agonistica.

Si tratta di Orenthal James Simpson, campione del Buffalo Bills e i San Fransisco 49rs. Conosciuto, per il mondo del cinema, tra le tante pellicole a cui prese parte, anche al leggendario film parodistico, con Leslie Nielsen, Una pallottola spuntata. Insomma, un mito intoccabile, l’equivalente di Maradona nel calcio. Il punto, però, che quel giorno, Simpson, stava fuggendo lungo l’arteria autostradale principale della città degli angeli, la Harbor Freeway, onde evitare di farsi arrestare dalla polizia, che lo inseguiva con una colonna interminabile di auto, per una tremenda accusa: duplice omicidio della sua ex moglie e del suo compagno.

Il dramma distolse l’attenzione degli americani non solo su uno ma bensì due eventi sportivi: il primo relativo alla gara 5 delle finali di Nba, tra Houston Rockets e i New York Knicks, e, appunto, l’inaugurazione della quindicesima edizione del Mondiale di Calcio tra la Germania e la Bolivia. Gli americani seguirono attentamente l’evolversi della tragica situazione fino a quando si ebbe la certezza che lo stesso fuoriclasse del football non si sarebbe tolto la vita, venendo comunque arrestato.

Questa premessa, nella sostanza, è doverosa e per diversi motivi. Soprattutto per uno in particolare in cui, questo speciale, ci permette di tornare a toccare uno degli argomenti più caldi di questi ultimi tempi, nonché prima non lo fosse; quasi sicuramente, però, all’epoca c’era più senso critico quando ci si trova ad affrontare la spinosa questione razziale.

Difatti, come tutti ben sapete cari lettori, O.J. Simpson è stato un campione di football e attore afroamericano. Dunque, il significato nascosto della vicenda non era sé fosse o no colpevole, cosa che alla fine comunque si era intuito, nonostante non venisse condannato; il punto era ben più delicato: se, proprio per il colore della sua pelle, sarebbe stato condannato o meno per quel duplice omicidio.

Tutto questo si ricollega alle migliaia di volte, nella pur breve ma intensa storia americana, in cui un bianco è riuscito a farla franca per aver commesso un reato contro un afroamericano. Storia vecchia come il mondo, direte voi cari lettori. Si, giusto: ma il punto è ancora un altro e bisogna andare a ricercarlo in merito ad un altro evento che quest’anno ha compiuto, purtroppo, trentacinque anni.

Sappiamo anche cosa starete in realtà pensando: no, non ci siamo dati alla cronaca e mai lo faremo; eppure, queste situazioni relative a problematiche meramente sociali sono sempre collegate a casi di cronaca di cui purtroppo e per evidenti motivi storici ci siamo dovuti occupare. Ciò vale anche per quest’altro evento, fatto, atto discutibile che attirò l’attenzione dell’intera stampa mondiale in quell’ormai lontano 1991.

Non riuscendo a pubblicarlo per tempo, abbiamo pensato, ugualmente, di proporvelo con lo stesso identico inizio immaginando che il primo appuntamento fosse stato lo stesso il 1° di marzo: Non è un semplice speciale quello che vi stiamo per proporre a partire da questa domenica data 1° marzo 2026, anche se oggi è martedì 16 giugno; soprattutto quando cerchiamo di pubblicare argomenti o tematiche ancor più leggere.

Purtroppo, questa volta non si può fare e non è possibile. Da quando abbiamo aperto la rubrica interamente dedicata agli Stati Uniti d’America ci siamo sempre ritrovati a ricordare grandi figure storiche che hanno pagato un prezzo davvero troppo alto affinché l’ideale americano non finisse sopraffatto dall’oscurità.

Per qualcuno, questa condizione, sarebbe già avvenuta durante le elezioni del 2016 e del 2020. No, invece, ci permettiamo di rincarare la dose, tornando ancor di più indietro nel tempo. Con una data, con un giorno, con un mese ed un anno un particolare su cui fra pochi mesi dovremmo fare per forza i conti. Il riferimento, molto diretto e semplice, riguarda l’11 settembre del 2001. Ma non è ancora il momento per analizzare quell’evento.

E allora, a partire da oggi, su cosa effettivamente ci dobbiamo soffermare? Dopo Martin Luther King, Malcom X e Medgar Evers, negli stessi Usa, non ci sono state più figure di spicco che affrontassero la questione razziale con un certo modo. Ad essere onesti e sinceri fu solo l’Apostolo della Non Violenza a tracciare una scia ancora oggi considerata come mero punto di riferimento per i giovani attivisti per i diritti civili.

Sugli altri due, ricordati anche loro quando era necessario, hanno avuto due approcci totalmente differenti. Malcom il rosso, che si volle rinominare con la ‘X’ in ricordo di tutti le persone provenienti dal continente africano portate con la forza, in quello che comunemente viene definito Nuovo Mondo, con la forza.

E infine, Medgar. Attivista per i diritti civili, figura poco conosciuta da questa parte di mondo, del Vecchio Mondo. Una figura che ricordata a causa del celebre caso di cronaca che lo riguarda, grazie ad un famoso film diretto da Rob Cohen ed interpretato da Alec Baldwin, James Woods, William H. Macy e da Whoopi Goldberg del 1996 intitolato, da noi, L’agguato e, in lingua originale, semplicemente ‘Ghosts from the past’…

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