La vera storia della Disfida di Barletta celebrando il cinquantesimo anniversario dell’uscita al cinema de: Il Soldato di Ventura
In fondo cari lettori non avete per nulla torto. Questo è un omaggio a Bud Spencer e ci siamo persi nei meandri di una vicenda storica lasciando intendere, all’apparenza sia chiaro, di esserci dimenticati non solo del film, nonché trasposizione cinematografica dello stesso fatto storico, ma persino di esserci dimenticati proprio di lui, di Bud Spencer. In verità l’abbiamo presa talmente larga che più di parlare del lungometraggio di cinquanta anni fa abbiamo preferito raccontarvi della vicenda realmente accaduto condividendo, tra una parte e l’altra di questo reportage, alcune scene significative de ‘Il Soldato di Ventura’.
Non escludiamo, nel finale, un’osservazione, non tanto sulla pellicola in sé, semmai la percezione che il personaggio Bud Spencer ha lasciato in una certa parte di critica, d’altronde è inutile sottolineare come la figura dell’attore scomparso ormai dieci anni, tra il pubblico di ogni età, è sempre vista come un’istituzione insuperabile.
Qualcun altro di voi storcerà il naso per averlo definito ‘attore’ e non avete tutti i torti. Lo stesso Carlo Pedersoli, durante le varie interviste rilasciate si è sempre definito personaggio, l’attore vero e proprio, sempre in base alle sue dichiarazioni era Mario Girotti, Terence Hill.
E dunque, su cosa sarà improntata l’analisi del personaggio Bud Spencer con la reale figura storica di Ettore Fieramosca? Ci arriveremo fra non molto, nel frattempo, visto che ieri abbiamo rischiato di confondervi seriamente, riprendiamo il racconto della disfida di Barletta, quella ben più famosa di quella sulla quale ci siamo soffermati ieri, quella su cui il nostro cinema, ben 50 anni da, decise di raccontarla in un modo del tutto originale.
Sia in fase di apertura non abbiamo perso tempo nel sottolineare il dettaglio precipuo che gli italiani furono coinvolti in questo scontro a causa di un’offesa; un’offesa, emessa come una sentenza senza appello, dal nobile Charles De Torgues ovvero Monsieur Guy De La Motte. A quanto pare, secondo alcune cronache dell’epoca, il tutto avrebbe preso il via in quel di Canosa di Puglia, luogo in cui gli stessi francesi si sarebbero spinti; venendo a loro volta impegnati durante una breve scaramuccia contro gli spagnoli.
Accadde che alcuni uomini di De La Motte furono arrestati e tradotti proprio a Barletta. Un mese prima alla sfida epocale, gli stessi prigionieri vennero persino invitati ad un banchetto voluto da Consalvo Da Cordova. Fu proprio in quell’occasione che gli italiani ricevettero l’offesa. Non solo, il luogo stesso in cui si svolse a quanto sembra non si conosce ancora l’ubicazione esatta.
Le cronache dell’epoca ci riportano ad una locanda conosciuta come cantina della sfida. In un primo momento individuata in un punto ben preciso della città, nel corso dei secoli si è scoperto che il punto indicato non risultava essere esatto. O quantomeno la locanda medesima dove si svolgeva la disputa non era la stessa di quella resa celebre fino ai giorni nostri.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare il punto esatto non è mai stato individuato, nonostante ipotizzasse che fosse situata nel centro storico. Solo più tardi si è deciso per un luogo, simbolo, per attribuirgli il valore storico nel ricordo di quell’evento.
Tornando all’evolversi, in negativo del banchetto, ci fu uno spagnolo che difese a spada tratta gli stessi italiani, attribuendogli lo stesso valore dei francesi: si trattava di Inigo Lopez De Ayala. Fu allora che si decise di organizzare lo scontro, stabilendo che sia i cavalli che le armi degli sconfitti sarebbero stati concessi ai vincitori come premio, che il riscatto di ogni sconfitto fu posto a cento ducati, nominando quattro giudici, più due ostaggi.
In un primo momento si ipotizzò di svolgere la disfida tra Andria e Corato. Ad occuparsi del reclutamento si incaricarono due condottieri italiani: Prospero e Fabrizio Colonna; ovviamente per costruire ‘la squadra’ italiana. A differenza della Disfida di qualche mese più tardi, a scontrarsi il 13 febbraio 1503 non sarebbero stati undici, ma bensì tredici. Chi invece si preoccupò dello scambiò di missive con la controparte, ovvero nei confronti di Guy De La Motte, fu proprio Ettore Fieramosca.
Alla fine si scelse questa formazione sia per quanto riguarda i francesi e sia per quanto riguarda gli italiani. Partiamo dai transalpini: Charles de Torgues, Marc De Frigne, Girout de Forse, Calude Grajan d’Aste, Martellin de Lambris, Pierre De Liaye, Jacques de la Fontaine, Eliot De Baraut, Jean De Landes, Sacet de Sacet, Francois De Pise, Jacque de Guignes e Naute de la Fraise.
Gli italiani, invece, si schierarono con: Ettore Fieramosca, Francesco Salamone, Marco Corollario, Riccio Da Parma, Guglielmo Albimonte, Mariano Marcio Abignente, Giovanni Capoccio da Spinazzola, Giovanni Brancaleone, Ludovico Abenavoli, Ettore Giovenale, Fanfulla da Lodi, Romanello da Forlì ed Ettore de Pazzis, conosciuto anche come Miale da Troia.
Accadde però un fatto: i francesi, sicuri del successo, si ritrovarono, alla fine, sprovvisti del riscatto da attribuire per liberare i prigionieri e la battaglia, dunque la disfida rappresentò una beffa per loro. Non si attesero che gli italiani si rivelassero così organizzati nell’affrontare i proprio nemici. Gli stessi transalpini erano sicuri, in modo errato, che gli italiani non fossero neanche in grado di combattere
Eppure le cronache dell’epoca raccontano tutt’altro: anzi, ci sono diverse versioni. La prima è che gli stessi aprirono dei varchi per far attaccare vuoto gli avversari per poi colpirli; un’altra versione, invece, riporta, addirittura, di una vera attesa da parte degli stessi italiani con le lance abbassate.
Sta di fatto che nella prima fase dello scontro non si registrarono conseguenze negative per nessuno dei due schieramenti, anzi furono i francesi ad apparire disorganizzati. A quanto sembra la maggior parte dei francesi rimasero o feriti o vennero catturati e che solo uno non sopravvisse allo scontro.
La vittoria degli italiani venne accolta con lunghi festeggiamenti dalla stessa popolazione di Barletta e con una messa con tanto di ringraziamento nella cattedrale della città; non solo sempre le cronache dell’epoca ci riportano persino che la vittoria sarebbe stata festeggiata anche in tutta la penisola. A questo punto dobbiamo cedere il passo all’analisi di un film di cui si parla ancora troppo poco…