Il 17 giugno del 1994 venne inaugurata, per la prima volta, l’edizione dei mondiali tutta americana

Dopo la serie di speciali o reportage interamente dedicati alle due edizioni dei mondiali messicani, poteva mai mancare anche quello interamente legato alla prima e storica edizione della Coppa del Mondo targata Usa? Meglio conosciuta come Usa 1994? Ma neanche per idea. Per questa rievocazione, lo ammettiamo, ci stavamo già provando esattamente due anni fa. Nell’estate del 2024, dunque, con la duplice scusa del trentennale e, rigor di logica, come accompagnamento a quella che era l’attuale serie di articoli interamente dedicati ai Campionati Europei di Germania.

Ma la serie di appuntamenti, giornalieri e strutturati come un unico articolo, non proseguì nell’estate di due anni fa. Ci fermammo solamente a quelle che si potevano considerare le prime giornate di quell’edizione, quella in cui arrivammo ad un passo dal sogno per poi piangere lacrime amare, molto amare; un magone, forse, che ancora oggi non ci è passato nonostante il trionfo di dodici anni più tardi.

Eppure, in quell’occasione e fruendo di un termine prettamente calcistico esordimmo in questo modo nell’apertura di quello che era considerato il primo articolo: gli Stati Uniti d’America non hanno mai avuto, nella loro storia, una grandissima tradizione calcistica. Nella terra dei 50 stati, il calcio o soccer come comunemente lo chiamano, è stato sempre considerato come un gioco per femminucce. Difficile da credere, vero? Eppure, in quel 17 giugno del 1994 di ormai ben 32 anni fa, si potrebbe dire, anche loro ci sono cascati e per un semplice motivo, anzi diciamo due: rilanciare tale movimento sportivo dopo che negli anni ’70 ci avevano già provato, nientepopodimeno che, O’Rey, quando lasciò la sua amata patria e squadra, il Santos, per approdare, insieme anche a Chinaglia e Beckenbauer, nei Cosmos di New York; ma l’operazione o comunque l’esperimento non funzionò come tutti quelli che erano coinvolti speravano e il progetto finì nel dimenticatoio.

Ci erano cascati, dunque, anche per un altro motivo, il secondo, che nascondeva, quasi, una sorta di moto d’orgoglio anche e soprattutto nei confronti degli altri paesi che avevano già ospitato le precedenti edizioni. Un motivo, apparentemente futile ma molto logico alla base: volete mai immaginare che la prima potenza del mondo non fosse mai stata in grado di organizzare un torneo di tali proporzioni in casa propria? Gli americani, da che mondo e mondo, hanno sempre fatto le cose in grande e in grande stile. Anche quel giorno di giugno non fu da meno.

Soprattutto, da quando l’ufficialità dell’assegnazione giunse il 4 luglio del 1988, guarda caso giorno simbolico per gli americani, la macchina organizzativa si era messa subito al lavoro per regalare, al mondo, una Coppa del Mondo indimenticabile. E per certi versi lo fu e chissà, oltremodo, quanta vera speranza avevano i cittadini a stelle strisce di veder trionfare la propria nazionale tra le mura amiche?

Come abbiamo già specificato, gli Usa non hanno mai avuto una grandissima storia calcistica. Eppure, presero parte alle prime due edizioni in cui riuscirono persino a raggiungere le semifinali. Ma quelle edizioni erano solamente tornei su invito e non tanto con gironi di qualificazione. Le prime tre partecipazioni furono consecutive: Uruguay 1930, Italia 1934 e Brasile 1950 fino ad arrivare alla quarta datata ben quattro decenni dopo: Italia ’90. Dunque, Usa ’94 era la loro quinta partecipazione ad un mondiale di calcio.

Ma in quel 17 giugno del 1994 la nazionale statunitense non scese in campo, per prima e come diventerà consuetudine più tardi che la nazione ospitante apra la manifestazione. Non esordì, quel giorno, al Soldier Field di Chicago e ad un orario proibitivo; una costante negativa per tutto il torneo. L’allora Presidente Bill Clinton dovette accontentarsi dei Campioni del Mondo in carica, della Germania, con la nazionale centroamericana della Bolivia.

Si andava, dunque, non solo ad inaugurare quella che era nei fatti la quindicesima edizione dei Mondiali di calcio, ma anche ad inaugurare lo stesso girone delle due rappresentative nazionali che, come da programma, la prima giornata, per il girone, si sarebbe svolta sempre in quel venerdì d’inizio estate. Germania e Bolivia, per l’appunto, con Spagna e Sud Korea le quali andavano a comporre il raggruppamento C.

Prima di soffermarci sul match inaugurale, per poi scoprire che quel giorno non calcarono il terreno di gioco non furono solamente i tedeschi ed i boliviani e che l’attenzione degli stessi americani, sempre quel giorno, fu deviata da un evento extracalcistico per motivi di cui dopo vi renderemo conto, andiamo a scoprire, come giusta che sia, anche la composizione degli altri gironi.

Con l’ulteriore precisazione che le rappresentative nazionali qualificate in terra a stelle strisce erano ben ventiquattro e non trentadue, come sarà dal 1998, e non quarantotto, proprio come nell’edizione co-organizzata di queste settimane. Si potrebbe anche dire che quelle ventiquattro nazionali si qualificarono per vivere, in chiave tutta calcistica, il sogno americano; si, espressione scontata ma logica.

Dunque come si presentavano i gironi? Quello cosiddetto ‘A’ era composto dai padroni di casa degli Stati Uniti, la Svizzera, la Romania e la Colombia; nel girone B, invece, Brasile, Svezia, Russia e Camerun. A seguire il girone C che lo abbiamo già anticipato, per proseguire con il raggruppamento D e che conteneva la Nigeria, la Bulgaria, l’Argentina e la Grecia.

Nel girone E c’eravamo noi dell’Italia, a seguire il Messico, l’Irlanda e la Norvegia. Il girone F era comprensivo dell’Olanda, Arabia Saudita, Belgio e Marocco. Lo sappiamo, avete notato una mancanza, qualcuno direbbe anche due. ma quella che si nota di più è veramente grave. Mancanze rappresentate dalla Francia, già assente anche a Italia ’90 e l’Inghilterra. Si, proprio così: la nazionale che non si presentò o meglio non qualifico in terra dei loro cugini è ancora vista come una macchia indelebile nella storia della nazionale inglese.

Nel mondiale attuale, invece, gli inglesi non solo ci sono ma sono persino considerati i favoriti alla vittoria finale. Sarà così, considerando che l’unico trionfo risale a sessanta anni dopo all’edizione casalinga? Non è questa la sede per scoprirlo e dunque torniamo in terra americana per raccontarvi quel 17 giugno di 32 anni fa…

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