Il terzo speciale sui mondiali messicani tra ottavi, quarti e semifinali del 1970 e il 1986
Calendario alla mano e considerando da quando abbiamo iniziato a pubblicare questo lungo reportage, il terzo dedicato ai due mondiali messicani, ovvero ieri, dovremmo attenerci rigorosamente all’ordine prestabilito delle date decise dall’organo mondiale del calcio nelle due epoche in cui si disputarono le due edizioni. Infatti, ieri, ci siamo soffermati sui quarti di finale di Messico ’70, per poi anticipare, almeno di un match, le semifinali di quelle stessa edizione. Quindi, a rigor di logica, e rispettando anche un po’ l’ordine cronologico dei match che si sono giocati, tra il 1970 ed il 1986, facciamo un salto in avanti di ben sedici anni per andare a scoprire la composizione degli ottavi di finale del secondo mondiale messicano.
Alla fine della prima fase, per le partite ad eliminazione diretta, si erano qualificate sedici nazionali, che si sarebbero scontrate per gli ottavi di finali così composti: Messico – Bulgaria; Unione Sovietica – Belgio; Brasile – Polonia; Argentina – Uruguay; Italia – Francia; Marocco – Germania Ovest; Inghilterra – Paraguay e Danimarca – Spagna.
Fra questi otto matches, nel corso delle edizioni successive dei mondiali, solamente una avrà una sorta di sequel, per usare un gergo tipicamente cinematografico, intesa anche come una rivincita proprio negli ottavi di finale. D’altronde questo particolare lo avremmo riproposto in uno degli speciali del primo mondiale americano, quello del 1994, in cui il risultato tra Messico e Bulgaria, otto anni più tardi a quello materializzatosi in terra messicana fu completamente diverso.
Eppure il Messico di Bora Milutinovic, quello del 1986, fu abbastanza fortunato da non affrontare la Bulgaria del 1996, la quale inchiodò nell’1 a 1 finale i messicani al termine dei centoventi minuti di gioco per poi eliminare i medesimi ai rigori e vendicarsi del 2 a 0 a Città del Messico, siglato da Negrete e Servin.
Per uno strano scherzo del destino, anche in quell’occasione il Messico, nel mondiale americano, avrebbe incontrato semmai avesse passato il turno, la Germania; ma questa è un’altra parte della storia di questo mondiale. Sta di fatto che il 2 a 0 da parte dei padroni di casa non ammetteva alcuna replica contro una Bulgaria che, fino ad allora, non aveva disputato un brutto mondiale e non si era comportata come la classica squadra materasso.
Se il 2 a 0 tra i messicani ed i bulgari dava l’idea della forza dei padroni di casa, tutt’altra impressione ha lasciato il match tra Unione Sovietica ed il Belgio: un pirotecnico 4 a 3 per i fiamminghi i quali eliminarono i sovietici solamente dopo i tempi supplementari. Eppure, per l’Unione Sovietica il match sembrava essersi messo sul binario giusto a partire dal minuto 27.
Quel giorno, allo Estadio Nou Campo di Leon, ad esser in stato di grazia era il giocatore Bjelanov, il quale non si accontentò di firmare il tabellino dei marcatori solo una volta, ma fece centro anche al ’70 minuto, dopo che il numero 10 Vincenzo Scifo, in forza all’Anderlscht quell’anno, per poi trasferirsi a Milano, sponda Inter nella stagione 1987-88, aveva trovato il gol del pareggio.
I fiamminghi, però, non avevano nessuna intenzione di mollare e sette minuti più tardi trovarono nuovamente il pareggio con Ceulamans. Nell’extra-time ci pensò il difensore Demol a tentare di portare il match in favore dei propri compagni di squadra, per poi chiudere, quasi, il discorso con Claesen al centodecimo minuto. Abbiamo detto quasi, si perché come già precisato l’attaccante sovietico Bjelanov era veramente in stato di grazia. Una tripletta, giunta un minuto dopo al gol del 4 a 2 e che portò al 4 a 3, ma che non fu utile al passaggio del turno.
Tutt’altro discorso, invece, si rivelò la gara tra Brasile e Polonia. I polacchi, rispetto all’edizione precedente non erano più la potenza calcistica che conquistò il terzo posto, dopo esser stati eliminati dalla doppietta del mai dimenticato Paolo Rossi. proseguendo con il parallelismo con Spagna 1982, potremmo anche sostenere che anche i verdeoro, d’altronde, non erano più quelli di quattro anni prima. Nonostante ciò: Socrates su rigore, Josimar, Edinho e il futuro partner di attacco di Maradona, ovvero Careca, fecero intendere che comunque il Brasile, nella sua essenza, era sempre il Brasile. Per un 4 a 0 che non ammetteva alcuna replica.
Il quarto Ottavo di finale, invece, era composto da Argentina ed Uruguay, un derby tutto sudamericano in cui i giocatori in campo, come si usa dire, non se le mandarono a dire. Fu una brutta partita, caratterizzata soprattutto da brutti interventi al limite dell’espulsione. Maradona non si risolse la partita, ma ci pensò Pasculli su un rimpallo, spianando, così, la strada agli argentini la strada per il quarto di finale che regalerà, alla storia del calcio, il gol monumentale e di cui, più avanti nel corso di questi giorni, vi riproporremo lo speciale pubblicato un paio di anni fa.
Se l’ottavo di finale dell’Argentina non fu una passeggiata, anche per i futuri avversari dei sudamericani in finali non rappresentò una festa del gol. Anzi, al contrario: il Marocco si rivelò per i tedeschi, il giorno 17 giugno di quaranta anni fa, un muro insuperabile. Uno 0 a o retto solo fino all’87 minuto, quando Matthaus spezzò l’incantesimo per l’attacco della sua nazionale e interrompendo tragicamente, sportivamente parlando, la favola dei marocchini.
Ben più in scioltezza gli inglesi contro il Paraguay: Gary Lineker, nuovo acquisto del Barcellona dopo aver giocato per una sola stagione nell’Everton, realizza una doppietta, intervallata da Beardsley. Per un 3 a 0 secco e senza alcuna possibilità di recriminare da parte degli stessi paraguayani.
Da incubo, invece, l’ottavo di finale della Danimarca. Cenerentola del torneo, sorpresa delle sorprese, impressionando nella fase a gironi, si ritrova a prendere cinque sberle dalla Spagna grazie ad uno scatenatissimo Butragueno, attaccante del Real Madrid in quel periodo. Il quinto gol lo realizzò Goikoetxea. Il punto però, che la stessa Danimarca, al minuto 33 del primo tempo era persino passata in vantaggio con Olsen. Dieci minuti più tardi iniziò a scatenarsi, appunto, El Buitre. Alla fine i quarti di finale si giocarono tra il 21 ed il ventidue di giugno; ma questa è un’altra storia di Messico ’86…