Il terzo speciale sui mondiali messicani tra ottavi, quarti e semifinali del 1970 e il 1986
In un primo tempo l’idea era quella di suddividere in due speciali distinti e separati la celebrazione delle rispettive seconde fasi, ad eliminazione diretta, dei Mondiali di Messico 1970 e Messico 1986. Contemplando le date del calendario stilato, all’epoca, per l’occasione ci siamo accorti che non era più un fatto di date troppo ravvicinate, semmai di un vero e proprio incrocio di eventi, fatti, ricordi e anche piccoli dettagli che non possono essere ignorati e non trattati, a loro volta, in due serie di appuntamenti totalmente differenti e separati fra di loro.
Per questo semplice motivo, tagliando la testa al toro, da oggi e fino al 18 di giugno vi racconteremo i quarti di finale e le semifinali di Messico 1970 e tutti gli ottavi di finale di Messico 1986; con la promessa di dedicare un’unica ed intera parte alla partita del secolo: a Italia – Germania 4 a 3. Come sempre fermiamoci e andiamo con ordine, avendo come mero punto di riferimento proprio la giornata di oggi.
Giusto cinquantasei anni fa e in contemporanea, dunque nello stesso giorno, nella prima edizione messicana dei mondiali di calcio andarono in scena i quarti di finale, che si presentarono così ai blocchi di partenza: Germania Ovest – Inghilterra; Brasile – Perù; Italia – Messico ed Uruguay – Unione Sovietica.
I risultati? Scopriamoli man mano che commentiamo le singole partite. Chi tra di voi è molto attento alla storia del calcio e soprattutto dei mondiali di calcio, balzerà subito all’occhio la composizione del primo quarto di finale. Per molti la potrebbero considerare come una finale anticipata, il fatto è che Germania ed Inghilterra si scontrarono nuovamente dopo il leggendario atto finale dell’edizione precedente, quella casalinga per gli inglesi e terminata con il trionfo degli stessi proprio contro i tedeschi.
Quattro anni prima e con il punteggio di 4 a 2, i sudditi della Regina si imposero anche grazie al cosiddetto gol fantasma sul quale approfondiremo la nostra analisi più avanti e con uno speciale apposito. Quattro anni dopo, agli inglesi, non si ripeté la magia e nonostante il vantaggio di ben due reti a zero, grazie a Muellery e Peters, mantenuto fino al sessantasettesimo minuto, i tedeschi rientrarono in corsa prima con Beckenbauer e Seeler. Per poi trovare la rete del definitivo 3 a 2, grazie al talento naturale dell’opportunismo di Muller, al minuto 108 dei tempi supplementari, ottenendo il pass per quella che sarà, non proprio per loro, la semifinale più famosa di tutti i tempi.
E gli altri quarti di finale? Se Germania e Inghilterra rappresentavano la sfida tanto attesa, non solo dell’inizio della seconda fase ma forse anche di tutto il torneo, le altre tre sfide si potevano considerare interessanti. Infatti, nonostante il supersonico Brasile affrontava la sorpresa Perù era chiaro a tutti, confermato anche sul campo, che non ci sarebbe stata storia, nonostante le cronache dell’epoca ci riporta un pirotecnico 4 a 2 per i verdeoro.
Rivelino, Tostao e Jairzinho, per i brasiliani, contro a Gallardo e Cubillas dei peruviani. Quasi identico schema anche tra la nostra nazionale di calcio e quella di casa dei messicani. Il risultato finale si rivelò, sul campo, ancor più largo di quello che si potesse pensare in un primo momento: 4 a 1.
Se Gonzales illuse tutti allo stadio Luis Dosal, a rimettere in riga gli avversari ci pensò prima una stessa autorete degli stessi messicani, Pena fu lo sfortunato calciatore, per poi veder salire in cattedra ‘Rombo di Tuono’, non Chuck Norris ma Gigi Riva con una doppietta, e Rivera a chiudere la pratica per gli azzurri, aprendo così la strada verso la storia e la leggenda dei mondiali.
Per quanto concerne l’ultimo quarto di finale di quella stessa giornata l’1 a 0 finale potrebbe confondere le acque. Composto tra la nazionale uruguaiana e quella dell’Unione Sovietica, il solo gol realizzato da Esparrago non deve trarre inganno. Notando bene il minuto in cui è avvenuta la marcatura che sancì il passaggio del turno per i sudamericani, a quattro minuti dal fischio finale del secondo tempo supplementare, si può pacificamente affermare che quel quarto di finale si presentò come un match, si interessante, ma molto probabilmente anche tirato.
Con il timore, di entrambe le rappresentative nazionali, di non accedere al penultimo atto del torneo, quello più importante, quello che, al di là di tutto, avrebbe conferito o la medaglia delle medaglie con il trofeo o le medagli di consolazione. Gli uruguaiani passarono il turno, lasciando agli stessi sovietici la maggior parte dei rimpianti per non aver raggiunto un risultato alla loro portata.
A questo punto dovremmo fermarci qui, almeno per oggi. Invece, la cronaca di quei giorni prosegue anticipando, seppur di qualche giorno, la celebrazione di quella che viene definita la partita del secolo. Eppure, in quel 17 giugno del 1970 non scesero in campo solamente gli italiani contro i tedeschi, ma anche i brasiliani contro gli uruguaiani.
E fu questa la seconda semifinale che andò in scena in quello stesso 17 giugno del 1970, in cui scesero in campo una sorta di bella tra le due rappresentative nazionali che tra il 1930, il 1950, il 1958 ed il 1962 hanno vinto, suddiviso equamente, due mondiali a testa. In modo particolare lo stesso Uruguay, l’ultima volta che alzò la coppa del mondo, all’epoca si chiamava ancora Coppa Rimet, fu proprio al Maracana contro i padroni di casa, contro il Brasile.
Dunque, quella stessa semifinale aveva, da un lato, anche il sapore di una vendetta, sportiva s’intende, da parte di Pelè & Company. Una vendetta che si materializzò sul campo con le tre reti di Clodoaldo, Jairzinho e Rivelino. Tre reti che capovolsero la situazione e un match che stava andando nella direzione giusta per la nazionale celeste grazie alla rete, al 19° minuto, da parte di Cubilla.
Un’illusione che durò per ben venticinque lunghi minuti e che non ammisero repliche. I brasiliani, dunque, passeggiarono sul velluto allo stadio Jalisco, nulla a che vedere con la ‘guerra’ che si stava materializzando allo stadio Azteca di Città del Messico…