Celebriamo lo sfortunato cantante de ‘La Bamba’ nato il 13 maggio di 85 anni fa
Alla fine l’album uscì. Venne distribuito nei negozi di dischi nel marzo del 1959. Ritchie Valens era riuscito nel suo intento di diventare qualcuno, di diventare una stella di prim’ordine e poco importa se qualcuno avrebbe, ancora, sottolineato che poteva essere solo un fenomeno passeggero. Al giorno d’oggi, a distanza di 85 anni ed un mese dopo la sua nascita la voglia di fantasticare su di lui non ci è mai passata. in poco tempo era persino riuscito a bruciare le tappe che spettano a chiunque, quando si tratta di gavetta; quella gavetta che nessuno ha più voglia di fare.
Si, Ritchie Valens era riuscito nel suo intento: era qualcuno, era un vincente, era famoso e celebre, magari, sempre qualcuno, lo avrebbe persino indicato come la più giovane leggenda della musica vivente. E ci poteva stare, se in quella maledetta notte del 3 febbraio del 1959, dopo essersi esibito, il suo aereo non fosse precipitato, distruggendo prima che i suoi sogni, la sua vita.
Non se né andò da solo la notte in cui morì il rock; con lui c’erano anche Buddy Holly e Big Bopper; troppo presto per andarsene e troppo presto per aver bruciato così le sue tappe personali. Insomma, troppo presto per tutto. Magari si fosse spento con alcuni di loro che toccò quota 27 anni o addirittura 30. Per non dire di aver lasciato questo mondo alla stessa età di John Lennon, lo stesso Elvis Presley o Michael Jackson. Non vogliamo neanche dire che un’età sia migliore per morire; anche quando si giunge dai sessanta in su non ci dovrebbe essere la fine.
Morire, però, a diciassette anni e aver toccato il cielo prima di esserci andato è qualcosa di alquanto leggendario, macabro e malinconico. D’altronde stiamo celebrando il cantante nell’anno del suo 85° compleanno che cade il 13 maggio. Soffermarsi su tali discorsi, dunque, non sarebbe neanche opportuno. Ma in fondo non farlo appare alquanto impossibile.
Nel 1987, Ritchie Valens, aveva il volto, sul grande schermo, dell’attore statunitense, ma di origine filippine, Lou Diamond Philip. Quando uscì il film, con il titolo dell’iconica cover, riportò in auge non solo quel periodo musicale, di ben trenta anni prima, ma soprattutto la sua figura che rischiava di venir dimenticata.
La sua tragica scomparsa scosse tutti, all’epoca, proprio per la giovane età ed un talento troppo grande. Ecco, era qui che volevamo arrivare: al talento e a quelle domande trascritte durante la seconda parte di questo speciale. Già, il talento: dove lo avrebbe veramente portato? Che carriera avrebbe avuto?
Sarebbe stato come Elvis? Lo sappiamo, ci stiamo andando giù pesante non solo con i paragoni ma persino con i giudizi. C’è un motivo per cui ci spinge, comunque, a considerare, tra le tante, proprio questa ipotesi, che sembra più il frutto di un giudizio meramente di parte o non proprio oggettivo.
Se accostiamo Ritchie Valens al Re del Rock’n’roll significa solo una cosa: molto probabilmente anche lui sarebbe stato contemplato, nel corso della sua carriera, come una sorta di sovrano intoccabile. Vero, Valens ha iniziato intorno alla seconda metà degli anni ’50 per poi terminare tragicamente la sua esperienza terrena troppo presto nell’inverno del 1959. Elvis, invece, in via ufficiale, si intende, iniziò a conquistare milioni di generazioni a partire dal 1954; per poi scomparire, sempre se sia vero, ben ventitré anni più tardi, ovvero nel 1977. Eppure Presley ha avuto alti e bassi, Valens, per sua fortuna o sfortuna, come meglio preferite, no.
È giusto anche affermare che questa sorta di parallelismo, da un lato, non sta in piedi, ma è l’unico plausibile. Elvis era già il Rock quando Valens stava cercando in tutti i modi di emergere e quando sembrava aver preso il largo ecco che il destino gli fa un bruttissimo scherzo.
Di certo si può ipotizzare, fantasticare, andare in là con le ipotesi che assumerebbero la tipica natura delle congetture, ma la sensazione è una in particolare e che non può prescindere da questa domanda: e se fosse sopravvissuto? Se non avesse mai e poi mai preso quell’aereo che musica avremmo ascoltato? Anzi, per essere più chiari: che tipo di rock avremmo ascoltato?
Con questo cosa stiamo cercando di dire o di ipotizzare? Allora, anche in questo caso non può mancare la nostra proverbiale frase: andiamo con ordine. Due anni fa, in occasione dei settanta anni del rock and roll, pubblicammo lo speciale raccontandovi la nascita di questo genere musicale. In teoria, sempre quell’anno, avemmo anche l’occasione di raccontarvi anche la fine dello stesso genere avvenuta cinque anni più tardi proprio a causa di quell’incidente fatale al povero Ritchie Valens.
Tenendo presente la data del 5 luglio del 1954: ovvero giorno, mese ed anno in cui Elvis Presley, con ‘That’ all Right Mama’, ci propone la perfetta fusione della tradizione musicale bianca con quella afroamericana, ci vien da pensare nel caso de ‘La Bamba’, definendola da parte nostra una mera intuizione dello stesso cantante.
Il punto però è un altro e sappiamo che stiamo scomodando ciò che non deve essere scomodato per nessuna ragione al mondo, sia per quanto concerne la prima canzone di Elvis, stiamo parlando sempre in via ufficiale, e la terza canzone di Ritchie Valens, un indiretto parallelismo nasce spontaneo.
Sono due cover di due versioni originali appartenenti non a generi musicali, attenziona, ma a mere tradizioni musicali, come il country e le particolari stili di musica messicana. Entrambe miscelate in un genere, il rock, nascente ed emergente in maniera esplosivo dalla seconda metà degli anni ’50 in poi. Con ciò in quale direzione vogliamo andare a parare?
Se Elvis aveva miscelato due culture musicali distinte e separate e ciò lo era riuscito anche Ritchie Valens cosa ne sarebbe stata della storia del rock in sé? È vero, Elvis ha avuto più tempo di Ritchie, ma Ritchie, con La Bamba aveva fatto capire a tutti che fenomeno che sarebbe stato non solo in quel preciso momento, ma persino negli anni e nei decenni avvenire.
Chissà, sta di fatto che in quel 3 febbraio del 1959 si è perso troppo presto uno dei talenti emergenti più interessanti di quegli anni.