La vera storia della Disfida di Barletta celebrando il cinquantesimo anniversario dell’uscita al cinema de: Il Soldato di Ventura
Le celebrazioni, si sa, devono avvenire al momento giusto o per l’occasione giusta e anche se il calendario ci ha teso la mano per rimediare a delle mancanze, a dei ricordi sui quali non ci siamo immediatamente soffermati, non ci sembra di affermare nulla di sbagliato se, per destino, decantiamo il successo, più o meno evidente, di alcune opere cinematografiche in prossimità della data più mesta. E siccome che la nostra intenzione non è quella di omaggiare il leggendario Bud Spencer con la solita tristezza, ecco che da oggi, anche se l’articolo introduttivo è stato pubblicato ieri, con la prima, e lunga, analisi celebrativa, di uno dei tre film di cui avremmo già dovuto parlare.
A rigor di logica inauguriamo questo ciclo di speciali e reportage seguendo l’ordine prestabilito e con una voglia matta, mai come questa volta, di andare oltre al semplice ricordo; di andare oltre alle solite considerazioni e, oltretutto, di andare oltre anche nel raccontarvi la sua storia. Un’operazione, con appuntamenti così ravvicinati, mai tentata prima d’ora e con la consapevolezza di non riportarvi indietro in un’epoca in cui il cinema italiano era sinonimo della tipica espressione ‘pensare in grande’, seppur con molta leggerezza, e di un’epoca ancora oggi irripetibile per il nostro cinema italiano e di ampio respiro internazionale.
Un cinema capace di proporre e raccontare storie, specie quelle realmente accadute, con un pizzico di follia. Il riferimento non è puramente casuale visto che il regista Pasquale Festa Campanile, insieme agli sceneggiatori Castellano e Pipolo e Franco Verrucci, insieme al già citato regista, decise di raccontare in chiave scanzonata ciò che accadde il 13 febbraio del 1503.
Per chi mastica molto di storia questa data dice molte più cose di quello che si potrebbe pensare: è il giorno di uno scontro in particolare i cui protagonisti furono 26 cavalieri, equamente divisi; rappresentanti, sempre in egual misura, due rispettive nazionalità, anche se usare questo termine e rapportarlo all’anno 1500 siamo consapevoli che non è proprio corretto; almeno per come lo intendiamo noi oggi.
Le due nazionalità erano quella italiana e quella francese. Motivo? Anche in questa occasione vale la classica ed istituzionale espressione di cui fruiamo sempre: andiamo con ordine e soprattutto, cosa c’entra il nostro caro e mai dimenticato Bud Spencer con un evento accaduto ben seicento ventitré anni fa?
Siamo consapevoli che la tematica meriterebbe di esser trattata in un ben più ampio saggio, considerando il fatto in sé, nel corso della storia del cinema, ha persino ispirato più versioni proposte sul grande schermo le quali, a loro volta, si ispirarono ad un romanzo scritto dall’autore Massimo D’Azeglio: Ettore Fieramosca o la Disfida di Barletta, pubblicato nell’anno 1833.
Da questo testo, tra gli anni 1909, 1915 e 1938 furono prodotte e realizzate per tre opere cinematografiche, riportate in ordine cronologico con il titolo di: Ettore Fieramosca, di Ernesto Maria Pasquali; Ettore Fiearamosca, diretto dalla coppia Domenica Gaido ed Umberto Paradisi; Ettore Fieramosca di Alessandro Blasetti. In sostanza ciò che cambiava in queste opere era il nome dei registi e non tanto il titolo del film.
Meno male che il quasi mari ricordato, Pasquale Festa Campanile, volle intitolare quella che sarebbe stata la quarta versione cinematografica non con lo stesso titolo, ma con un chiaro e limpido riferimento, appunto, al già pluricitato Ettore Fieramosca: Il soldato di Ventura. Il film uscì il 19 febbraio del 1976 e giusto quest’anno si stanno celebrando i cinquanta anni dall’approdo nelle sale di tutta Italia.
Ma a questo punto, prima di entrare nel merito del lungometraggio, dal doppio genere commedia e storico, non sarebbe un bene scoprire chi era il vero Ettore Fieramosca? In modo da spiegare anche il titolo scelto nel 1976. Dunque, le cronache dell’epoca ci riportano che, tale Fieramosca, è stato un valoroso condottiero italiano, nato a Capua, nel 1476; al momento non sono noti il giorno ed il mese relativa alla sua nascita.
Ciò significa che la versione del 1976, seppur scanzonata, rappresentava nelle intenzioni, sia dei produttori che degli sceneggiatori e regista, un sentito omaggio a questa figura storica tutta nostra. In vita fu conte di Miglionico, di Mignano Monte Lungo e non solo.
Divenne anche barone di Acquara e signore di Camigliano, Rocca d’Evandro e Romagnano al Monte. Il suo nome è indissolubilmente legato proprio a quello scontro avvenuto, nel 1503, tra gli italiani ed i francesi. Uno scontro conosciuto meglio come la ‘Disfida di Barletta’. Prima di addentrarci, soffermiamoci a riportare ancora qualche altra informazione sulla sua vita.
Ricevuta un’educazione umanistica, Fieramosca venne introdotto nell’immediato alla carriera militare; esattamente come paggio alla corte di Ferrante d’Aragona. A chi magari sfugge il significato del termine ‘paggio’: s’intende, in un primo momento, un giovane di nobile famiglia al servizio di un sovrano o di un signore per ricevere educazione cavalleresca o, persino, per estensione moderna il bambino che sorregge lo strascico della sposa.
Neanche ventenne che già, nel 1493, poteva vantare di esser al comando di una compagnia di balestrieri a cavallo, combattendo contro Carlo VIII per Ferdinando II che seguì anche dopo la sconfitta. Servì anche Re Federico IV, durante l’assedio di Gaeta nel 1496; mentre l’anno successivo combatté nelle Marche, su invito dal sovrano di Ascoli per sedare una ribellione, distinguendosi nella difesa del castello di Offida nel 1497.
Tra il 1499 ed il 1504, Fieramosca, difese la propria città natale dall’assedio francese e fu proprio in questo periodo, come già detto il 13 febbraio del 1503, che il suo nome si ritroverà per sempre legato a questo evento ormai storico. Ma perché la Disfida di Barletta divenne, nella sua essenza, un evento epocale? Diciamo che il tutto risale a quando si accordò con gli spagnoli, un accordo segreto tra Luigi XII e Ferdinando D’Aragona, si spartivano lo stesso regno aragonese ai danni di Federico I di Napoli.
Considerato un vero e proprio traditore dai suoi stessi concittadini e privato persino delle sue rendite, Fieramosca, tornò in Italia aggregandosi ad alcune bande che si fecero notare per alcune scorribande e fu proprio a causa di una spedizione che si innescò la leggendaria disfida…