Il 12 Giugno del 1981 usciva nelle sale di tutto il mondo il primo e leggendario capitolo dell’archeologo più famoso della storia del cinema

Altro dettaglio, non proprio di poco conto, anzi: diremmo anche non proprio scontato, è quello di aver saputo cristallizzare con quegli indumenti particolari, tra un mero avventuriero ed un mero cowboy, un archeologo, stravolgendo, nei fatti, quella che è la vera figura di colui che va a caccia di tesori e che non si precipita in determinati loghi per cercare la cosiddetta ‘x’.

Dicevamo, dunque, che nessuno, fino a quel momento, ci aveva pensato in questo modo. A meno che non vi chiamate George Lucas e Steven Spielberg. In merito a quella giornata di inizio anni ’80, del 12 giugno di quaranta anni fa, ad approdare sul grande schermo, per la prima volta, non fu un personaggio che sarebbe poi entrato nella mente di tutti, ma un qualcosa di originale e di unico; di inimitabile e, come spesso accaduto, di replicabile con disastrosi risultati. In questo caso non stiamo facendo riferimento a nessun prequel o sequel che interessi direttamente il personaggio, ma altre opere di altri autori che tentato di seguire la scia.

Non solo, in quella prima apparizione quando si fa riferimento al protagonista si usa il nome di Indiana o, addirittura, del diminuitivo ‘Indy’. Quello, però, come tutti quanto sanno non è il vero nome del personaggio impersonato da Harrison Ford. Il vero nome di battesimo lo si scoprirà solo alla fine di quello che avrebbe dovuto essere il terzo ed ultimo film del 1989, Indiana Jones e l’ultima crociata: Henry Jones, junior. Archeologo, appunto. Ma lo ammettiamo ci piace di più il soprannome di Indiana Jones.

Eppure, in fase di scrittura, nello sviluppare quelle prime storie lo stesso e geniale ideatore di ‘Guerre Stellari’ si era fossilizzato sul nome di ‘Indiana Smith’. Lo ammettiamo: alquanto insignificante. Si intuiva che non avrebbe mai e poi mai fatto presa tra il pubblico di tutto il mondo.

Tant’è che anche l’altrettanto geniale Spielberg, di gran lunga più lungimirante del suo collega in quell’occasione, suggerì di cambiare il nome. Secondo le cronache dell’epoca o in base ad una leggenda riportata in tutti questi anni, lo stesso Spielberg disse queste parole quando i due si accordarono nel girare il primo storico film: “Chiamalo Indiana Jones o come ti pare, il film è tuo ora” e così fu.

Sempre secondo la leggenda, corroborata dai fatti, George Lucas ideò il personaggio, e Steven Spielberg era il regista. E la sceneggiatura? L’autore si chiamava Lawrence Kasdan, sul soggetto dello stesso Lucas insieme a Philip Kaufman. Non è un caso che lo stesso Lucas è accreditato proprio come sceneggiatura insieme allo stesso Kaufmann; non solo l’ideatore di Star Wars ricoprì il ‘ruolo’ anche di produttore esecutivo.

Nella sua essenza ‘Raiders of the lost Ark’, questo il titolo originale, durante i suoi ben centosedici minuti regala, allo spettatore, un perfetto ibrido di ben quattro generi molto lontani fra di loro: l’avventura e non potrebbe essere altrimenti, l’azione, lo sconfinamento anche nel fantastico e nella commedia. Un mix che consentì sia a Lucas che a Spielberg non solo di conquistare innumerevoli candidature, ma di ottenere diversi premi; anche tra quelli più prestigiosi.

Uno fra tutti proprio l’ambita statuetta e per diversi settori da parte della stessa Academy. Quella sera, durante la cerimonia degli Oscar del 1982, si contarono ben cinque statuette d’oro su ben nove candidature: per i migliori effetti speciali; per il miglior montaggio sonoro; miglior sonoro; miglior montaggio e per la miglior scenografia.

Nonostante tutto non si devono dimenticare anche candidature importanti, rilevanti, di un certo spessore che alzarono, e che alzano tutt’ora, l’asticella per un genere sempre ritenuto di mero intrattenimento o, peggio ancora, di serie b. candidature come Miglior film, miglior regia e, forse in questo caso la statuetta era d’obbligo, visto anche la caratura del personaggio, ovvero la candidatura per la miglior colonna sonora.

Insomma cos’altro dire su questo film che ancora non abbiamo detto? Di sicuro, almeno fino adesso, non abbiamo saltato nessun dettaglio, il resto risulterebbe solo una sorta di ripetizioni retoriche di e su quanto il film, all’epoca, fece centro; che lanciò, comunque, e in via definitiva la carriera di Harrison Ford e che consacrò ulteriormente sia il talento di Steven Spielberg che quello di George Lucas.

Forse un altro piccolo dettaglio manca e non possiamo esimerci dal non soffermarci: quello rappresentato dalla critica. In tale occasione si può benissimo registrare la totale convergenza tra gli stessi esperti e il pubblico. Per esempio: alcuni lo hanno definito, persino, ‘un classico istantaneo’, parola di Vincent Canby; Roger Erbert lo ha definito un film con avventure senza fiato ed incredibili. Qualcun altro, invece, sottolineò la prestazione alla regia dello stesso Spielberg, considerandolo davvero in forma.

Oltre a ciò si deve considerare che il film è stato persino annoverato tra le quattro opere cinematografiche di maggior incasso. Questa particolare classifica vede al comando, ancora oggi, solo i lungometraggi sia di Lucas che di Spilberg: L’impero colpisce ancora, Lo Squalo, Guerre Stellari e, appunto, Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta. Ancora: il New York Times lo ha persino inserito nella sua lista dei mille migliori film di sempre.

A partire dal 1998 l’American Film Institute, inizialmente, lo aveva posizionato al sessantesimo posto della classifica dei cento migliori film statunitensi. Dieci anni più tardi è sceso al sessantaseiesimo posto. Mentre nel 2001 è stato inserito al decimo posto nella lista dei cento migliori film thriller di tutti i tempi, classifica che comprende anche i noir, il genere action, gli horror e anche quelli di fantascienza.

A sua volta lo stesso personaggio di Indiana Jones occupa la seconda posizione dei cento migliori eroi di sempre; avanti a lui solamente Atticus Finch, l’avvocato interpretato da Gregory Peck nel monumentale ‘Il buio oltre la siepe’. Infine, lo stesso Congresso degli Stati Uniti, nel 1999, lo ha selezionato per la conservazione nel National Film Registry. Dunque, più di così cos’altro si può aggiungere? Veramente nulla.

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