In questo speciale verranno celebrati due anniversari legati al primo romanzo del popolare scrittore americano
La prima opera di un qualsiasi scrittore deve essere considerata come una sorta di biglietto da visita nei confronti dei lettori. In quella sorta di cartoncino immaginario, che lo stesso autore, vi rivolge in sottoforma di volume o comunque di libro, ci sono tutti i dettagli, quelli più evidenti e quelli più nascosti, che rendono chiaro lo stile, il linguaggio, gli argomenti, il modo di trattare e di sviluppare le stesse tematiche.
In fondo, la frase ad effetto pubblicata sulla quarta di copertina dice tutto in merito sulle idee dello stesso James Ellroy relative al suo stesso paese. Quel semplice ma diretto: L’America non sarà mai innocente lo ritroviamo, in questo romanzo, in maniera indiretta. Eppure, non solo da quel lontano 1981, ma anche per gli anni e pubblicazioni successive, James Ellroy, ha sempre improntato le sue storie su quella convinzione.
D’altronde la storia, nei fatti, parla chiaro ed Ellroy, più che nascondersi, ci gioca con gli elementi storici e reali; dettagli, vicende e personaggi che non emergono fin da subito. Non emergono nella sua essenza in ‘Prega Detective’ e nelle altre due pubblicazioni successive.
Iniziare a miscelare, di sana pianta, elementi meramente fantasiosi con quelli reali, a partire dal romanzo inaugurale di Los Angeles Quartet; meglio conosciuta come la tetralogia di Losa Angeles. Frtiz Brown, in Prega Detective e lo stesso Prega Detective, in definitiva, sono gli antipasti di qualche piatto che arriverà più tardi. Ciò vale anche per titoli come: Clandestino, del 1982; L’angelo del silenzio, del 1986 e Panico del 2021.
A seguire, Ellroy, si dedicò alla cosiddetta trilogia di Lloyd Hopkins mediante i titoli: Le strade dell’innocenza; Perché la notte; La collina dei suicidi. Fino ad arrivare, proprio e a partire dal 1987, con la sua prima saga, già menzionata in precedenza, inaugurata con Dalia Nera, proseguita con Il Grande Nulla; ancora: L.A. Confidential e White Jazz. Da quel momento la miscela alla quale stavamo facendo riferimento diventa a tutti gli effetti ufficiale.
Nella sostanza il successo del suo primo romanzo fu tale che spinse lo stesso autore, per tutti gli anni ‘80 e non solo, a produrre e pubblicare una serie infinita di storie; considerando anche le tetralogie e trilogie, come stiamo ampiamente riportando, in cui alcune sue storie sono divise in più libri; storie ambientate quasi tutte nella città degli angeli. Storie che vanno sempre più in fondo alla superficie e che scavano nelle parti più buie della società americana e facendole emergere come un trauma. Quello stesso trauma che lo ha segnato per sempre: l’uccisione di sua madre quando aveva solamente dieci anni.
È singolare, d’altronde, di come a partire dalla metà degli anni ’80 lo stesso Ellroy decide, istintivamente, di portare il genere noir, il giallo ed il poliziesco in quel territorio nel quale nessuno si azzardava ad entrare. Capitò, un giorno, che venne a sapere che un giornalista stava scrivendo un pezzo sulla tragica e cruenta morte di sua madre.
Il cronista, nello sviluppare il pezzo, ebbe in ausilio l’intero fascicolo sul caso. Ellroy, senza perdere ulteriore tempo, non solo contattò il giornalista e si recò da lui con la richiesta di poterlo visionare. Leggendo i documenti decise, d’istinto, di realizzare anche lui pezzo di ben cinquemila parole.
Motivo? Aveva scoperto che l’omicidio di sua madre presentava delle analogie con quello ben più famoso della cosiddetta Dalia Nera. La differenza è che sua madre venne assassinata nel 1958, Elizabeth Short, invece, questo il nome della Dalia Nera, nel 1947.
Si, avete ragione, cari lettori, sembra che siamo andando fuori traccia, ma non è così: tale divagazione è utile per comprendere e conoscere al meglio non solo James Ellroy, ma soprattutto le sue opere e perché, nel corso della sua lunga carriera da scrittore, iniziata ufficialmente nel 1981, si sia voluto concentrare proprio su questo tipo di storie.
In fondo, leggendo Prega Detective, la sensazione che emerge è anche quella in cui il genere stesso gli serve come strumento, come un mezzo per arrivare alla verità. Di sicuro si sarà anche detto, convinto, di scrivere un giallo, di scrivere un poliziesco, di scrivere anche un noir. Ma con il tempo è come se avesse maturato la convinzione, chissà quanto diretta, di avere una missione.
L’incipit del romanzo, che fa da contraltare anche per quelli successivi, funge da monito per tutti coloro che leggono. È come se volesse dire: sì, vi racconto belle storie, vi portò in America, a Los Angeles. Vi portò in una città che, a parte il nome, non ha proprio nulla di angelico. Così anche tutti gli interi Stati Uniti d’America. Nel mondo di James Ellroy non ci sono le classiche sfumature di bianco o di nero.
Sfumature, tra l’altro, ben distinte in altre opere. No, già in Prega Detective, esiste un’unica ed immensa sfumatura grigia che rappresenta ciò è intorno a noi: la realtà. Quella realtà che cozza con l’immagine che la stessa ‘America’ si è voluta dare, costruire, enfatizzare, anche, agli occhi del mondo.
Un’immagine di mero ottimismo. Quello stesso ottimismo che lui, da tempo e dunque dalla morte della madre non ha più. È come se, da Prega Detective, lo stesso Ellroy abbia voluto distruggere il mito e, allo stesso tempo, alimentarlo ugualmente con personaggi che sembrano eroi, ma in verità sono malvagi, e con antieroi che sono eroi. Lo sono nonostante la vita li abbia spezzati tantissime volte. Non esente da questa regola lo stesso Fritz Brown.
Per concludere questo reportage vi lasciamo ad uno stralcio dello stesso romanzo e crediamo che in quello che c’è scritto ci sono tutte le convinzioni personali dello stesso autore: Una rabbia improvvisa mi ha impedito di ragionare. La mia mente era in preda a un odio senza confini per l’America. L’America con il suo ottimismo, il suo entusiasmo e la sua ignoranza, l’America che ogni volta optava il sentimento e allontanava la verità della vita e della morte di tre uomini in un dozzinale pubblicità per un gioco infantile.
Parole dirette da qualcuno che purtroppo non ha mai vissuto lo stesso sogno americano.