Oggi il popolarissimo attore Michael J. Fox spegne ben 65 candeline

Nel modo in cui abbiamo chiuso la terza parte del reportage, potremmo sostenere che la sua carriera cinematografica è terminata, purtroppo, trenta anni fa? Se vogliamo indirizzare la risposta sulla continuità che un qualsiasi attore debba avere forse sì. Se invece pensiamo alla non tanto remota possibilità che si sarebbe ritirato, allora, lo possiamo escludere categoricamente. In quel periodo, specialmente quando nel 1998 rese pubbliche le sue reali condizioni di salute, non si fermò neanche un istante. Un po’ per curarsi e un po’ per non far vincere quella brutta malattia che lo aveva colpito.

In quegli anni, a cavallo tra la fine degli anni ’90 e quindi del millennio, con il conseguente iniziò degli anni 2000 lui, con Christopher Reeve, rappresentava quella parte di Hollywood che continuava a combattere nonostante quelle tragiche avversità; il cui sogno di una vita agiata lascia spazio ad un incubo vero e proprio.

Se dal punto di vista cinematografico la carriera è continuata, per ovvie ragioni, a suon di camei o piccoli ruoli, in ambito televisivo è tutta un’altra cosa. Da Interstate 60 al documentario ‘Drew: The man Behind poster’; da Annie – La felicità è contagiosa al documentario evocativo ‘Back in time’ e See you Yesterday’ hanno concluso, al momento, la sua esperienza cinematografica.

Diversamente, invece, si presenta il suo percorso televisivo, riavviato, diciamo così, proprio nel 1996, due anni prima dell’annuncio ufficiale della sua malattia, con lo show televisivo, considerato un cult, dal titolo ‘Spin City’. In quell’occasione lo stesso Michael J. Fox ricopriva il ruolo del vice sindaco di New York, Mike Flaherty, alle prese con mille problemi del suo diretto superiore.

Purtroppo, nel 2000, a causa dell’aggravarsi della malattia, Fox fu costretto ad interrompere la registrazione degli episodi, venendo sostituito da Charlie Sheen. Nella serie era presente anche Heather Locklear, l’agente Stacy Sheridan in ‘T.J. Hooker’ con William Shatner. A sua volta, con lo stesso Shatner, ma solo sei anni dopo al suo primo ritiro dalla recitazione, entrò a far parte, come guest star e per soli sei episodi nell’altra serie cult dei primi anni del nuovo millennio: Boston Legal.

In mezzo si devono ricordare due apparizioni, durante la terza stagione, della pluriennale serie televisiva ‘Scrubs’, per poi proseguire in Rescue me, per cinque episodi; 26 apparizioni in The Good Wife; una partecipazione nell’ottavo episodio della decima stagione di ‘Curb Your Enthusiasm’.

Non solo, nella stagione televisiva 2013/2014 fu impegnato in uno show televisivo tutto suo: The Michael J. Fox show. Purtroppo durò una sola stagione per il solito motivo ormai diventato ricorrente. Proverà a tornare quattro anni più tardi nei cinque episodi di ‘Designated Survivor’, al fianco di Kiefer Sutherland; un documentario sulla sua vita intitolato ‘Still: La storia di Michael J. Fox’, fino ad arrivare ai giorni nostri. Con questo non si fa riferimento agli anni 2023, 2024 o addirittura 2025, ma direttamente al 2026.

Un’altra serie televisiva, un’altra apparizione da incorniciare nei due appuntamenti della terza stagione di ‘Shrinking’. Questa sua partecipazione è già diventata un cult. Michael J. Fox ricopre il ruolo di una persona affetta dal suo stesso morbo di cui è afflitto nella realtà. Il suo personaggio incontra un’altra persona colpito dalla stessa malattia, interpretato da Harrison Ford.

Al momento il suo percorso professionale sembra finire qui. Nonostante, in questi ultimi mesi, in più di una volta abbia lanciato segnali di allarme sulle sue reali condizioni di salute, non ha mai espresso volontà di ritirarsi, anzi ma di voler continuare a lottare senza mai mollare. Non a caso è stato sempre in prima linea per trovare fondi affinché si trovasse una cura per la sua malattia.

Durante i primi anni della malattia, il più grande punto di riferimento di Michale J. Fox divenne il leggendario pugile afroamericano, Muhammed Alì, ricordato, da parte nostra, fino a sei giorni fa con un lungo reportage in cui abbiamo celebrato, più o meno, la sua lunga esistenza.

Le cronache dell’epoca ci riportano che le due icone, del cinema e dello sport, si stimavano reciprocamente, fino al punto, esattamente nel maggio del 2002, di collaborare insieme per presentarsi davanti al Congresso degli Stati Uniti per chiedere ed ottenere maggiori finanziamenti pubblici con lo scopo di finanziare la ricerca medica e, allo stesso tempo, di opporsi alle restrizioni sulle cellule staminali. Una battaglia portata avanti anche dal leggendario e sfortunato primo Superman cinematografico, Christohper Reeve, ma per motivi diversi.

Oltre alla recitazione la sua attività davanti alla macchina da presa, Michael J. Fox, ha persino portato avanti un’altra carriera parallela: quella del doppiaggio. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il doppiaggio non è entrato nella sua vita a partire dal 2000 in poi, ma esattamente sette anni prima. Nel 1993, quindi due anni dopo aver scoperto l’incontrollato tremolio alle mani e ben cinque anni prima dell’annuncio della sua malattia.

In quel 1993, Fox, si divertì a doppiare uno dei personaggi ‘Fuga a quattro zampe’, per poi bissare l’esperienza proprio tre anni più tardi con ‘Quattro zampe a San Francisco’ e, sempre a cadenza triennale tra un film e l’altro, ‘Stuart Little – Un Topolino in gamba’, tant’è che ritornerà a doppiare l’amato roditore anche nel primo sequel del 2002 e nel secondo sequel del 2006. Tra gli altri titoli da ricordare ci sarebbe quello recente, datato 2025, Zootropolis 2.

In definitiva la sua lunga carriera è stata ampiamente condizionata dalla malattia apparsa nel 1991, scoperta due anni più tardi ed ufficializzata cinque anni più tardi. Difficile intuire o tentare di fantasticare in quali altri film avrebbe potuto prendere parte. E andando oltre alle classiche chiacchiere da bar, quelle in cui si potrebbe persino ipotizzare che se non fosse mai stato colpito dal morbo di Parkison ci sarebbe stato persino un ‘Ritorno al futuro 4’, l’unica cosa che conta è quello di averlo celebrato in un momento particolare della sua esistenza. 65 anni e non ci sembra ancora vero per noi che lo consideriamo l’eterno adolescente ambizioso e scaltro degli anni ’80. Se il suo percorso esistenziale sarebbe stato diverso questa immagine di lui sarebbe svanita? Nel frattempo Buon Compleanno Michael J. Fox.

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