Il 9 Giugno del 2006 veniva inaugurato il secondo mondiale in terra tedesca, in cui potemmo ammirare l’ultima grande Italia
Da tempo è risaputo che il match inaugurale di un mondiale, per quanto atteso sia, non sempre offre spettacolo e soprese; a parte casi rari ed estremi. Ne è un esempio lampante quello di Italia ’90, guarda caso. Il torneo che gira e rigira ritorna sempre con qualche aneddoto o particolare da ricordare, per non dire da sottolineare. Forse perché, rispetto alle altre edizioni passate, è quello più vicino a noi nel tempo oppure, perché, ci rende ancora tutti sorpresi che il Camerun, considerata la nazionale cenerentola rispetto alle altre, riuscì a beffare Diego Armando Maradona, Campione del mondo in carica, proprio nella partita inaugurale.
Casi analoghi si sono avuti anche dodici anni più tardi: per esempio con Francia – Senegal, dove anche in quell’occasione, nel primo match di inaugurale, le nazionali esordienti ebbero la meglio contro i detentori del titolo. Per il resto o almeno per la maggior parte delle volte il primo match è sempre stato contrassegnato da pallidi e noiosi 0 a 0 o, ancora, da sterili 1 a 0 o 0 a 1.
Addirittura, se magari la partita si presentava un po’ più vivace: anche un bell’1 a 1; come avvenne con noi per quanto riguarda l’apertura di Messico ’86, contro l’allora Bulgaria. Si può ben dire che l’andazzo è sempre stato più o meno questo. Dunque, quando sia Germania e la Costarica scendono in campo, in quel di Monaco, il 9 giugno di venti anni fa, tutti quanti, tra addetti ai lavori, tifosi e curiosi sono convinti che la partita, dopo la classica ed istituzionale cerimonia di apertura, si indirizzerà su quel tipo di binario.
E per usare una classica metafora cinematografica: insomma, un film già visto. Invece, fin dalle prime battute ci si accorge che il ritmo, intesa con quale intensità le squadre fanno circolare la palla, è molto alto; anche troppo per un match inaugurale. La svolta non tarda neanche tanto ad arrivare e si presenta con le fattezze del terzino sinistro della nazionale tedesca, Philip Lahm il quale, al sesto minuto del primo tempo s’inventa un tiro a giro che spedisce il pallone all’incrocio dei pali.
Una prodezza, sì, ma con notevole qualità. Anche in quel caso chiunque stia assistendo alla visione della partita penserebbe: va bene, c’è stato ‘il gol della domenica’ adesso il ritmo iniziare a diventare più blando. Invece no e non solo perché, a rigor di logica, il Costa Rica, comunque, per evitare di farsi schiacciare è costretto, comunque ad attaccare anche se ben consapevole che, almeno, cercare il pareggio appare una missione davvero impossibile.
No, sono anche i padroni di casa che non si accontentano, per nessuno motivo, di amministrare il risultato, mutato a loro favore, fino al novantesimo. Eppure, la Costa Rica dal canto suo sembra non voler fare la figura di vittima sacrificale in onore dei padroni di casa. Vuoi per orgoglio e vuoi anche per una difesa tedesca un po’ troppo ballerina rispetto a quel recente e scomodo passato. No, non stiamo facendo riferimento a ciò che accadde quattro anni prima e non solo perché la Germania riuscì comunque a diplomarsi, si fa per dire, vice campioni del mondo. Il riferimento, d’altro canto, non è neanche tanto casuale: la Germania dal 1974 fino al fallimento, amaro, degli Europei del 2000.
Chi riesce ad infilare, non una ma addirittura per due volte, quella avrebbe dovuto essere l’arcigna difesa tedesca fu l’attaccante Paulo Wanchope. Per certi versi era anche considerato, rispetto ai suoi compagni di squadra, l’uomo con più esperienza e talento non solo per aver calcato gli stadi argentini, ma persino quelli inglesi qualche anno prima del mondiale.
Infatti, sei minuti esatti dopo alla magia, o al colpo di fortuna di Lahm, come meglio preferite, lo stesso Wanchope prende di contro tempo la difesa tedesca e pareggia per il Costa Rica. A quel punto tutti quanti pensano che gli stessi padroni di casa non solo reagiscono, ma agli avversari non gli dà nemmeno più la possibilità non solo di tirare in porta ma neanche di varcare la linea della propria metà campo.
Ci sperano tutti nello stadio di Monaco e cinque minuti dopo accade proprio quello che tutti quanti si aspettano: Miroslaw Klose, nuovo panzer della Germania che all’epoca giocava nel Werder Brema.
Non una ma per ben due volte, anche lui come il collega avversario, strapazzerà la difesa del Costa Rica. Il raddoppio, in generale per la nazionale tedesca, giungerà al minuto 17; mentre il raddoppio, questa volta personale, dell’attaccante tedesco, siglando complessivamente il terzo gol per i suoi colori, lo realizzerà oltre quaranta minuti più tardi. Al 61° minuto per l’esattezza.
Nonostante tutto e, comunque, l’evidente superiorità tedesca sul campo, il Costa Rica non molla e dodici minuti più tardi, al secondo gol di Klose, Wanchope si rende protagonista, non tanto del gol della bandiera, semmai della possibile riscossa. In fonda era riuscito a portare il risultato sul 3 a 2. Mancava solo un’altra rete per pareggiare dal 73° minuto e fino al fischio finale poteva veramente succedere di tutto. Invece, Thorsten Frings, uno dei centrocampisti più attesi, insieme a Micheal Ballack, intorno all’87° minuto pesca il jolly.
Potremmo dire, il secondo gol della domenica, fruendo sempre un linguaggio di altri tempi. La realizzazione arriva da una punizione a due, battuta da una distanza di ben trentacinque metri. È fatta: la Germania incassa i primi tre punti del torneo, con qualche stonatura difensiva e, dall’altra parte, la Costa Rica, invece, non ha dato la sensazione di essere proprio, come si diceva, un tempo, la classica ‘squadra materasso’.
Per quanto concerne il secondo match? È vero, non gli abbiamo dato il giusto spazio, focalizzandoci molto sulla partita inaugurale, con la promessa di ritornarvi, indirettamente, continuando ad analizzare il percorso di Polonia ed Ecuador mediante i rispettivi prossimi impegni mondiali. Come terminò il secondo match inaugurale di Germania 2006: 2 a 0 per i sudamericani. Dunque un risultato secco e che non ammetteva repliche; non solo: la vittoria dell’Ecuador, nei confronti dei polacchi, poteva esser considerata la prima vera sorpresa… insomma, il mondiale di Germania era appena iniziato e ancora non potevamo immaginare cosa sarebbe accaduto dopo.