In questo speciale verranno celebrati due anniversari legati al primo romanzo del popolare scrittore americano

Fin dall’inizio della prima parte di questo reportage, interamente dedicato al primo vero romanzo di James Ellroy, non abbiamo mai specificato, usando il classico gergo poliziesco, il vero movente che ci porta, allo stesso tempo, anche ad analizzarlo. Nel senso che il vero motivo per cui ci stiamo soffermando su questa prima pubblicazione dello scrittore americano non è solo ed esclusivamente legato al quarantacinquesimo anniversario alla pubblicazione originale. Su ‘Prega Detective’ o “Requiem Brown’s” è oggetto anche di un’altra ricorrenza, leggermente più vicina ai nostri anni.

Infatti, il 9 giugno del 1996, per la leggendaria ed istituzionale collana ‘Giallo Mondadori’ e con il numero 2471, James Ellroy entrò di diritto, comunque per via diretta, nel club fra i miglior giallisti di tutti i tempi. Nonché, fino ad allora, fosse sorto qualche dubbio in merito, ma su questo particolare ci ritorneremo più avanti.

Prestando attenzione alla quarta di copertina, sempre ‘Giallo Mondadori’, nel leggere le cinque righe composte da frasi e parole in nero che amplificano il colore giallo dell’intera copertina, è come contemplare la locandina di un film ne che recita così: Los Angeles gli ha dato e gli ha preso tutto. L’investigatore privato lo sa ed è stremato. Troppe cose ha visto, troppe situazioni a rischio. Troppa esperienza per non capire subito che un vecchio massacro sta ancora producendo il suo carico di odio. Una detective story magistrale e violenta. Definitiva.

Un’indagine in cui il diretto protagonista si ritrova coinvolto quasi per caso, convinto di seguire tutta un’altra vicenda; senza immaginare di avere a che fare non con una, ma con due storie apparentemente distinte e separate. Solo che l’unica cosa che le collega, oltre ai protagonisti che lo chiamano in causa e che lo coinvolgono, è anche il tempo. Quello stesso ‘tempo’ al quale funge, alle volte, da balsamo per ogni ferita apparentemente rimasta nel dimenticatoio, riportandole in superficie con lo scopo di curarle.

E sempre durante questa particolare indagine lo stesso Fritz Brown, questo il vero nome del protagonista che Ellroy ha scelto, si ritrova ad indagare anche su un vecchio caso risalente a qualche anno prima ed è chiaro che il colpo di scena non è solamente dietro l’angolo; semmai è assicurato. Nonostante alcune analogie tra Ellroy ed Hammett, alcuni critici hanno voluto accostare lo scrittore di Los Angeles proprio al creatore di Marlowe. Molto probabilmente nella semplice motivazione che in ‘Prega Detective’ lo scrittore di origine tedesca riesce, nel suo romanzo d’esordio, a fondere entrambi gli stili per crearne un unico tutto suo.

Lo stile che usa James Ellroy è lo stesso di Dashiell Hammett, di Raymond Chandler, solo che ha qualcosa di diverso. Attenzione, non stiamo affermando che ha qualcosa in più: ma proprio qualcosa che lo differenzia dai suoi stessi predecessori. Qualcosa insito nella sua scrittura. Meno cupezza, meno disillusione, nonostante questi due ulteriori elementi sono presenti eccome. Sviluppati, per non dire trascritti, con una ironia che in Chandler, era si presente, ma con dei toni quasi velati di vera malinconia. Uno stile che porta lo stesso genere giallo, allo stesso tempo, in un territorio ancor più sconfinato.

Un territorio suddiviso tra il tipico noir, almeno per quanto riguarda le classiche atmosfere, il giallo, per l’appunto, il poliziesco e la detective’s story. Attenzione, con questa espressione si tende ad indicare, forse più che un genere vero e proprio, le storie, racconti o più semplicemente delle trame i cui protagonisti sono proprio gli investigatori privati.

Molto probabilmente lo si potrebbe anche considerare come una sorta di sottogenere, ma per il momento non ci addentriamo troppo su questa parte di analisi, specificando che non mancherà occasione di riprenderla durante i prossimi appuntamenti relativi alla mera letteratura cosiddetta gialla o noir. Certo, ci potremmo addirittura soffermare o, svolgendo un’indagine ancor più accurata, in quale direzione puntava lo stesso Ellroy quando aveva iniziato a sviluppare il manoscritto. Potremmo, ma alla fine risulteremmo essere ripetitivi rispetto a quanto abbiamo affermato fino adesso.

Semmai risulterebbe più appropriato attenzione il titolo originale che lo stesso Ellroy ha voluto attribuire alla sua prima opera pubblicata, ovvero quel Requie Brown’s che, forse, rispetto alla traduzione scelta da noi, farebbe assumere tutt’altro significato alla storia stessa. D’altronde che mera eterogeneità sussisterebbe con ‘Prega Detective’?

Apparentemente molta. Si, è questa la risposta. Non a caso dal termine latino il significato che ne deriva non è proprio confortante, anzi. E nemmeno deve essere confuso con il classico riposo al quale siamo dediti fare la notte e in alcune ore della giornata, per poi ricaricarci nell’affrontare il resto della giornata o il nuovo giorno appena sorto.

No, con requiem s’intende il riposo, sì, ma quello eterno; quello dei defunti. Il riposo che rischia di fare proprio lo stesso Fritz Brown nel corso di questa folla indagine nella quale si ritrova invischiato. A questo punto, cari lettori, è normale chiedere: qual è la vera differenza con la nostra traduzione? Con Prega Detective, invece, emerge più di una speranza che il protagonista principale riesce a sopravvivere a tutto ciò che gli accade.

D’altronde il romanzo è scritto in prima persona, proprio come faceva lo stesso Raymond Chandler. In fondo, semmai si andasse a scavare nell’etimologia di preghiera si scoprirebbe che si fa riferimento ad una mera richiesta, intesa come mera supplica; in questo caso una supplica di sopravvivenza, cosa che nella scelta dell’autore, a quanto sembra, non lascia alcuno spazio. Ma in fondo ci sarebbe anche un altro motivo secondo cui, Ellory, ha optato per tale titolo: è un appassionato di musica classica. Non viene in mente nulla? Il Requiem di Mozart. Dunque è un omaggio nascosto. Forse sì o forse no.

Sta di fatto che comunque entrambe le scelte hanno fatto centro, soprattutto nell’attirare qualsiasi lettore, indipendentemente dal settore letterario di cui è più appassionato. Ma il punto di forza non è solo questo nel primo romanzo di James Ellroy. È ancora un altro. Un elemento sul quale è meglio spendere qualche parola ulteriore per non sottovalutarlo del tutto e che parte da un’altra frase contemplata nella quarta di copertina: L’America non è mai stata innocente…

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