Il 9 giugno il popolarissimo attore Michael J. Fox spegnerà ben 65 candeline

In merito alla scelta di aggiungere solo una ‘J’ per poter ultimare quell’iscrizione, anni più tardi lo stesso Michael J. Fox si ritrovò sempre ad ironizzare. Essendo un omaggio sentito all’attore, all’epoca, ancora in vita, con quella lettera iniziale, però, non voleva rappresentare o richiamare in alcun modo in maniera diretta il secondo nome di Pollard, ossia John. Semmai ci scherzava su dicendo che quell’iniziale stava addirittura per ‘Jenius’ o persino per ‘Jenuine’: ovvero per genio o genuino. Dunque, un modo come un altro per non prendersi troppo sul serio.

Trascorso il periodo alla Screen Actor Studios, il futuro Marty McFly, riuscì ad esordire direttamente sul grande schermo con un piccolo ruolo. Si trattava di una produzione Disney del 1980, che non ottenne molto successo, di genere commedia e che vedeva alla regia non uno ma ben due registi: Michael Nankin e David Wetcher. I due avevano persino realizzato la sceneggiatura di questo film conosciuto con il titolo di ‘Follia di mezzanotte’.

Ma è due anni più tardi che il giovane attore canadese ottiene la prima svolta significativa della sua carriera. Nella leggendaria sit-com ‘Family Ties’, da noi conosciuta con il titolo di ‘Casa Keaton’, Michael J. Fox, ricoprendo il ruolo del giovane e rampante Alex Keaton, reaganiano convinto seppur nella realtà lo stesso interprete non era così fervente per l’allora Presidente degli Stati Uniti d’America, incomincia non solo a farsi notare dal pubblico americano, ma a diventare un volto molto, ma molto popolare.

Fox, quando ottenne il ruolo, non navigava in buone acque economiche. Si doveva, come spesso succede prima di sfondare in maniera definitiva, arrangiare come meglio poteva. Ma se da un lato ‘Casa Keaton’ gli aveva regalato i primi sprazzi di notorietà, dall’altro temeva di rimanere intrappolato non solo nell’unico ruolo che gli dava soddisfazione, non solo di rimanere, sempre in ambito televisivo, nell’immagine che lo stesso personaggio che interpretava gli aveva cucito addosso.

In quello stesso periodo sotto la collina di Hollywood circolava una sceneggiatura particolare, che raccontava la storia di un ragazzo che si ritrovava catapultato indietro nel tempo e che incontrava i suoi futuri genitori quando erano solamente adolescenti. Si, cari lettori: avete già capito di quale film leggendario stiamo facendo riferimento. Lo avevamo celebrato, per il quarantesimo anniversario dal suo approdo nei cinema, giusto un anno fa. Si, fa non fa differenza se ci manca ancora qualche settimana.

Per ‘Ritorno al Futuro’, Michael J. Fox, venne realmente contattato una prima volta. Purtroppo non riuscì a svincolarsi nell’immediato con la casa di produzione della serie televisiva alla quale lavorava. Così, inizialmente, la major cinematografica puntò tutto su Eric Stoltz o almeno ci provò.

Le cronache dell’epoca, come riportato anche da noi, nel reportage di un anno fa, ci raccontano che il primo attore scelto per il ruolo di Marty McFly propose un’interpretazione totalmente drammatica non solo del personaggio stesso, ma anche dell’intera vicenda. D’altronde, per alcuni versi, come dargli torto? Immaginiamoci nei suoi panni e che ci ritroviamo veramente indietro nel tempo e rivediamo in nostri genitori da adolescenti e soprattutto con tutte le loro fragilità di quell’epoca?

Una visione, però, che si scontrava ampiamente con quella che avevano in mente i veri ideatori del progetto cinematografico e il regista Robert Zemeckis. Nonostante tutto l’impegno profuso dell’attore nato anche lui, come Michael J. Fox, nel 1961, ma il 30 di settembre, venne sostituito. Venne licenziato quando si capì che il girato non avrebbe mai raggiunto l’effetto sperato.

A quel punto per tentare di strappare Michael J. Fox, gli stessi produttori cinematografici riuscirono a siglare un accordo con il capo della produzione della rete televisiva. Quello che accade realmente è da vera leggenda: lo stesso attore canadese lo riporta in uno dei tanti libri autobiografici sulla sua vita.

In ultimo vi segnaliamo ‘Ragazzo dal futuro’ del 2025, in cui Fox racconta che il capo della produzione di ‘Casa Keaton’, dopo vari ripensamenti, gli fece leggere, di nascosto, la sceneggiatura di Ritorno al Futuro ad una condizione: poteva girare il film senza mai e poi mai saltare neanche un giorno di lavoro sul set della sit-com.

In poche parole, Fox, lavoro giorno e notte per dividersi tra quei due set che, in quello stesso decennio, gli avrebbero regalato non solo fama, gloria e se vogliamo anche ricchezza. Sia ‘Casa Keaton’ e sia ‘Ritorno al futuro’ gli hanno regalato, a distanza di quaranta anni dopo l’immortalità; e per uno che è ancora in vita, nonostante i gravissimi problemi di salute che si porta dietro, è, nei fatti la più grande vittoria, che qualsiasi aspirante attore vorrebbe ottenere.

Quando Michael J. Fox iniziò a prendere confidenza con il set del leggendario cult anni ’80 dovette affrontare un ulteriore avversario. No, non era solo la stanchezza accumulata che all’improvviso lo avrebbe fatto naturalmente crollare. Era tutta un’altra storia. Una storia legata ad una concezione e convinzione dell’epoca.

Al giorno d’oggi sia le serie tv che il cinema sono ormai sullo stesso livello. Chi ci ha guadagnato è ancora un mistero. Di conseguenza anche il passaggio dal piccolo al grande schermo e viceversa è ancor più facile. In quei leggendari decenni del 1970, 1980 e anche un po’ del 1990 le cose erano abbastanza diverse.

Il mondo delle serie tv era considerato di serie b, mentre il cinema di serie A. Chi iniziava dal piccolo schermo si faceva le ossa con la speranza di ottenere la sua più grande occasione. Non solo, il tubo catodico era anche considerato come una sorta di scappatoia ed un modo per sopravvivere per tutte quelle stelle, ormai sul viale del tramonto, che non riuscivano ad ottenere più ruoli significativi ed importanti per la loro carriera. Senza dimenticare per tutti quelli che, comunque, sono riusciti a costruire una carriera di tutto rispetto ed essere delle leggende viventi anche sul piccolo schermo. L’elenco è davvero lungo.

Ma non tergiversiamo. Dunque, quando Michael J. Fox fece il suo primo ingresso sul set di Ritorno al futuro diciamo che il classico ‘benvenuto’ non proprio dei migliori. Su di lui gravava proprio quel pregiudizio…

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