In questo speciale verranno celebrati due anniversari legati al primo romanzo del popolare scrittore americano
Ci sono romanzi che colpiscono alla prima lettura e altri no. Un classico, direte voi cari lettori: un po’ come quando, proprio nei romanzi gialli, il colpevole è sempre il maggiordomo, giusto? Poi ce ne sono altri di libri, altre storie, altri racconti, altri romanzi i quali, dopo un’attenta lettura, alimentano, naturalmente, una spontanea riflessione su un autore in particolare. Prima abbiamo sottolineato, con una sola espressione, quasi classica ed istituzionale, storie di genere giallo, con la propensione allo sconfinamento nel noir e dei richiami stilistici immutati, ma con linguaggio moderno.
Vero, è un concetto troppo tecnico, quasi. Non avete tutti i torti. Tutto questo per cercare di lasciare intendere, fin dall’inizio, una sola cosa; un solo dettaglio e la cui risposta, per questa sorta, anche, di domanda indiretta è semplicemente questa: perché in fondo le tradizioni, quelle ‘sacre’ della e nella letteratura, rimangono intatte, venendo aggiornate per l’esigenza dei tempi.
I tempi, appunto. Quelli che cambiano sempre, come un passaggio di nuvole e che alle volte potrebbe essere sia lento o repentino. Anche troppo alle volte, aggiungeremmo noi. quelli che ci fanno apprezzare sia le novità che, proprio come qualsiasi moda, anche i classici ritorni di fiamma. Questa, dunque, è stata la nostra impressione dopo aver letto il romanzo d’esordio di uno degli scrittori americani più amati di sempre e conosciuto con il nome di James Ellroy. Da molti e per molti considerato il vero erede di Raymond Chandler, ma soprattutto erede, come fu lo stesso Chandler, di Dashiell Hammett.
È normale che i paragoni, a questo punto, non solo si sprecano, ma sconfinano, per non dire anche che affondano le radici nella classica espressione o del dilemma, di shakesperiana memoria, di ‘Chi sia migliore dell’altro’; un’espressione che è ormai più di uno sport, specialmente da quando abbiamo abbandonato la dimensione temporale del ‘900 e siamo entrati in quella del nuovo millennio, mettendo a paragone gli autori, citati, in questo caso specifico, appartenenti quasi della stessa epoca. Almeno per quanto riguarda la nascita.
Infatti, il leggendario Raymond Chandler nacque il 23 luglio del 1888; mentre Dashiell Hammett venne al mondo il 27 maggio del 1894 e, sempre riguardo a lui, proprio quest’anno, dalla sua scomparsa avvenuta il 10 gennaio del 1961, si ricordano i sessantacinque anni dalla morte.
Per quanto riguarda Ellroy, invece, chiaramente è di molti anni più tardi, di un’epoca totalmente differente dai suoi due predecessori ed esattamente, nei confronti proprio di Chandler di ben sessanta anni dopo. Ecco, a questo punto si potrebbe dire che i mutamenti di un certo tipo nel campo letterario sono iniziati proprio in quel periodo?
Un quesito, questo, che sembra esser buttato lì per caso e che, invece, possiede il semplice scopo di entrare sempre di più in ciò che stiamo cercando di dire, di affermare, di sostenere e, badate bene, non di sentenziare in quella che è, nei fatti, la celebrazione sia direttamente e sia indirettamente non di James Ellroy, ma di quella sua storia di esordio.
Ecco, appunto, le storie e le sue storie sono totalmente differenti rispetti ai suoi predecessori. Rispetto allo stesso Dashiell Hammett e Raymond Chandler. D’altronde, però, Ellroy, inizialmente, segue quasi lo stesso filone del padre di Philip Marlowe, per poi discostarsi in modo totale.
Sì, sono narrate e sviluppate fra le pagine del romanzo con lo stesso stile, ma sono trame differenti; figlie dei tempi in cui lo scrittore, soprattutto in senso lato, ne è un apparente osservatore passivo, al di là della capacità di inventare fatti o personaggi che poi convincono il lettore e critica successivamente.
Per esempio, entrando sempre di più nel vivo di questo speciale, il personaggio di Fritz Brown, per esempio, è totalmente differente da quello ideato da Hammett, tra cui quello di Sam Spade, e dal leggendario Marlowe di Chandler. Certo, ci sono dei punti in comune fra i tre, ma si differenziano anche per l’epoca e la società in cui operano e si muovono, al di là del fatto, come mero elemento in comune, che sono quasi sempre ai margini della stessa. In lui, però, c’è meno malinconia dei suoi predecessori.
Fritz Brown è un investigatore privato che si guadagna da vivere recuperando le auto di coloro che sono in ritardo con i pagamenti. La sua più grande passione è la musica classica. Un giorno si ritrova ad indagare su un caso apparentemente semplice: tener d’occhio una ragazza che se la intende con un tipo poco raccomandabile.
Con questa trama nel 1981, quindi quaranta anni fa, fece il suo esordio nel mondo della letteratura, genere noir, lo scrittore James Ellroy. Il titolo originale del romanzo è ‘Brown’s requiem’. In Italia è conosciuto come ‘Prega Detective’. Il romanzo, sviluppato in prima persona come faceva anche Raymond Chandler, pone in risalto delle caratteristiche che nella carriera di James Ellroy emergeranno in altre opere letterarie.
In alcuni passi dei capitoli sembra di leggere non tanto una storia di genere giallo o noir, come meglio preferite, ma un resoconto di un poliziotto che da poco ha risolto un caso e successivamente si è messo sulla scrivania a stilare il rapporto che deve presentare al proprio superiore.
Ellroy, forse e in un certo senso, si avvicina molto di più all’autore che si è fatto notare con ‘Il falcone maltese’ del 1941. Lo stile di Hammett era rapido e dal ritmo incalzante. Mentre Chandler era più psicologico. E James Ellroy? Quasi telegrafico in alcuni suoi romanzi, basti pensare ad alcuni suoi romanzi che sconfinano nell’elemento storico, senza dimenticare o svilire il ritmo incalzante che in queste storie rappresenta l’elemento basilare.
E il ritmo incalzante nelle pagine di ‘Prega detective’ è presente ed è in crescendo, senza mai tradire il lettore con capitoli scritti per allungare il brodo. Ogni momento, ogni particolare, ogni dialogo, ogni parte del romanzo sembra essere studiata con cura, anche se si sa che chi scrive non riesce mai a farlo a tavolino. C’è sempre quella parte impulsiva che fa viaggiare la mente e che la collega alla penna o alla tastiera di un computer…