Il 3 giugno del 2001 ci lasciava uno degli attori più iconici della sua generazione e un pò troppo dimenticato in questa epoca

No, nessun scandalo o tragedia sulla quale ricamare e anche se ci fosse non ci soffermeremmo sui dettagli per cercare di acchiappare i vari likes dai social. No, non siamo interessati a questo. eppure, il quadro su di lui deve essere chiuso. In fondo completare il discorso è un po’ come completare una sua opera d’arte; magari una scultura imperfetta dove si scopre che alcuni elementi, nelle prime tre parti, non sono mai passati sotto la nostra lente d’ingrandimento.

Difatti, se per antonomasia è riconosciuto come attore e quindi interprete, come abbiamo visto, di alcuni film memorabile della storia del cinema; una parte della sua carriera è ritenuta quasi sconosciuta. Se la figura dell’attore è già annoverata fra gli artisti, diciamo che ad un certo punto non della sua carriera ma della sua stessa esistenza, Anthony Quinn decise di completare il suo lato artistico intorno al decennio 1950.

In quel periodo, Quinn, si concentrò, tra la realizzazione fi un film e l’altro, nella frequentazione non di una mera scuola d’arte, ma di diversi corsi d’arte. Le sue opere, create nel corso dei decenni, esplosero solamente trenta anni più tardi, ovvero proprio negli anni ’80. Infatti, l’attore messicano – americano, attirò, non in modo superficiale, l’attenzione di diversi galleristi.

Nel corso dei decenni, mediante libri di testo, recandosi molte volte ai musei, magari presenziando anche l’inaugurazione di mostre e, come logico che fosse, collezionando persino numerose opere di notevole valore, lo stesso attore, da mero autodidatta, formò da solo le proprie conoscenze e competenze per comprendere, prima, il linguaggio dell’arte moderna, per poi tentare di realizzare delle proprie opere.

Possiamo affermare che dagli anni ’80 ad oggi le sue opere vengono, ancora oggi, esposte, in ambito internazionale, nei musei di Los Angeles, New York, Città del Messico e persino Parigi. Non solo: le sue opere sono ora presenti anche in collezioni sia pubbliche che private in tutto il mondo.

Oltre a ricevere ottime recensioni delle sue opere, su di lui si scomodò persino un noto poeta e persino critico d’arte di notevole rilevanza, Donald Kuspit; il quale affermò, nei confronti dello stesso Anthony Quinn e delle sue opere, queste parole: esaminando insieme le molteplici espressioni di creatività di Quinn: la sua arte, il suo collezionismo e la sua attività di attore, possiamo constatare che era un genio creativo. Ma su queste parole ci ritorneremo a breve.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare lo stesso Quinn, nonostante la vita molto agiata che ebbe grazie ai successi cinematografici, fu molto attivo sul fronte dei diritti civili. Nessuna estremizzazione delle posizioni, cari lettori. Si batté in favore dei latinos, quindi della propria gente, finanziando persino il gruppo ‘Spanish – Speaking People’s Congress. Ma non si fermò solo a questo, anzi: nel 1942, nel pieno di tensioni sociali seguì quasi da vicino il processo relativo all’omicidio di Sleepy Lagoon. Fu un caso di cronaca che scosse molto l’opinione pubblica americana.

Si trattava del caso relativo a un giovane messicano – americano che venne ritrovato morente vicino ad un bacino idrico. Quinn, in quell’occasione, contribuì alla raccolta fondi per la difesa legale dei giovani messicani – americani. Ma non finisce qui: le cronache dell’epoca ci riportano, addirittura, notizie secondo cui si occupò, in prima persona, della redazione di una petizione a sostegno della leggendaria Marcia su Washington che avvenne il 28 agosto del 1963. Si, cari lettori: proprio quella del leggendario discorso di Martin Luther King: I Have Dream.

Sei anni più tardi, invece, la causa che sposò Anthony Quinn fu quella di alcuni nativi americani che occuparono l’isola di Alcatraz, dove è ubicato il famigerato carcere, promettendo loro di offrire assistenza. L’anno successivo narrò un film documentario della Equal Employement Opportunity Commission. Il documentario era incentrato sulla discriminazione nei posti di lavoro che subivano gli ispano – americani.

Dunque, Anthony Quinn non fu solo un’icona del cinema, con i suoi ruoli un po’ rudi ma quasi sempre nella parte della legge e della giustizia; fu anche un personaggio pubblico che seppe anche sfruttare al meglio la sua notorietà per tentare di aiutare il prossimo. Il suo attivismo, comunque, non era solo una sua esclusiva, molti altri pezzi grossi della Hollywood di quegli anni lasciò il segno durante le campagne sociali contro ogni tipo di discriminazione.

Ma la sua vita, nonostante tutto, è stata persino contraddistinta da un’intensa attività sentimentale. Come promesso non ci addentreremo in questo lato della sua esistenza. Ma non sfiorarlo nemmeno equivarrebbe a non celebrare nella sua completezza e nella sua essenza ciò che è stato anche in vita: molto amato dalle donne. Ebbe diversi matrimoni con ben undici figli.

Insomma, lo si potrebbe definire anche una sorta di anti-divo per eccellenza. Un personaggio, iconico, di cui non sempre faceva parlare di sé, in modo negativo si intende. Un personaggio pubblico di cui sentiamo la mancanza e di cui, quasi sicuramente, in questi lunghi venticinque anni non è stato quasi mai celebrato a dovere. Finendo in una sorta di dimenticatoio perenne.

È questo, nella sostanza, il vero scopo di questo reportage e forse avrebbe persino meritato anche una parte in più, ma chissà: di sicuro ci avrebbe detto ‘basta anche così’ o addirittura ci avrebbe persino precisato che non abbiamo detto proprio tutto sul suo conto. E in fondo quando riusciamo a farlo una volta che ci ritroviamo una leggenda come lui davanti?

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