Il 2 giugno del 1981 moriva prematuramente il popolare talento musicale di Crotone, mai e poi dimenticato nel corso di questi anni

Tragico evento, appunto. Perché in questo reportage parleremo, purtroppo, dell’evento più mesto che riguarda la sua esistenza, ovvero la fine. Non prima, però, onde evitare di celebrarlo in maniera troppo mesta e di aver raccontato alcuni punti fondamentali della sua vita e della sua stessa carriera indicheremo, alla fine del reportage, un libro in particolare che lo celebra e anche questo non può essere altrimenti.

Come in ogni storia che si rispetti, soprattutto per quella di Rino Gaetano, c’è sempre un inizio ed una fine. La fine, purtroppo, abbiamo già iniziato a ricordarla nella prima parte di ieri per l’inizio per la malinconica celebrazione del triste anniversario che si sta avvicinando. L’incipit, invece, è affidato ad una data in particolare, già menzionata, già ricordata ma che funge da punto di riferimento dal quale inaugurare di quello che sarà uno straordinario racconto musicale della nostra nazione.

Di Rino Gaetano, in fondo, se ne parla sì, ma sempre per ciò che gli accadde; per quella fine ritenuta, secondo molti, addirittura troppo misteriosa, tralasciando, però, il vero senso della sua stessa evoluzione e della sua stessa formazione musicale. Il cantautore nacque il 29 ottobre del 1950 a Crotone. Era figlio di Mariarosa Riseta Cipale e di Domenico Gaetano.

La famiglia di Rino, proprio nel periodo della sua nascita, era rientrata da poco in Calabria, dal Veneto, per sfuggire alle miserie della seconda guerra mondiale. Non fu la sola ad allontanarsi dalla propria terra in quegli anni terribili. Storicamente, per la stessa regione sono ricordati come gli anni del grande sfollamento per poi ripopolarsi, all’indomani della fine del conflitto un po’ alla volta.

Se Rino, però, venne al mondo nella vera terra d’origine, una delle sue sorelle nacque quando sia Mariarosa e Domenico vivevano ancora al Nord Italia. Nonostante il ritorno a casa, per la stessa famiglia Gaetano, dopo un decennio esatto, dal 1960 e per i classici motivi di lavoro, si stabilirono nella capitale senza mai e poi mai perdere contatti con la città di Crotone.

L’anno successivo avvenne già la prima svolta. Ormai undicenne, Rino venne iscritto presso il seminario della Piccola Opera del Sacro Cuore di Narni, in provincia di Terni. Lo scopo, però, non era quello di fargli prendere i voti o di avviarlo ad una carriera ecclesiastica. No, tutt’altro: semmai quello di permettergli di ottenere un’ottima cultura e, dettaglio non irrilevante, di assicurarsi, da parte della famiglia, di non lasciarlo troppo solo durante il giorno.

Fu durante quell’esperienza che il piccolo Rino Gaetano sviluppò il primo componimento intitolato “E L’uomo volò’. Soprattutto, legò molto con un insegnate, Renato Simone, il quale, qualche anno più tardi, lo ricordò in questo modo: “Sentiva l’importanza dello studio, però aveva anche dei momenti di grande assenza, che non era vuoto. Era molto difficile trovare Rino in situazioni di “vuoto”, era sempre mentalmente occupato. C’erano dei gusti, questo mi è sempre sembrato di lui, dei gusti all’interno di questa persona, delle ricerche sue personali che lo tenevano occupato. Lui è stato abbastanza un ragazzo sognante, molto sognante”.

Mediante questa dichiarazione e rispetto al classico mito che accompagna qualsiasi personalità che nella vita ha di fatto poi scalato le vette più alte del successo, si potrebbe sostenere che Rino Gaetano era uno studente, se non proprio modello, ma quasi. Nel 1967, il futuro cantautore ritornò per la seconda volta nella capitale, scegliendo, come propria abitazione, il quartiere di Monte Sacro, prima in Via Cimone e poi, dal 1970, in via Nomentana numero 53. Due strade dello stesso quartiere in cui ci vivrà fino a quel maledetto 2 giugno del 1981.

Successivamente, nel 1967 scoppia in lui la passione per la musica. Artisti come Vincenzo Jannacci, Fabrizio De Andrè e Adriano Celentano, Bob Dylan e i Beatles lo avevano ispirato in quello che lui voleva essere nel suo percorso esistenziale. Diventato consapevole di ciò, nel 1968, dunque, fonda un quartetto chiamato Krounks. Un gruppo musicale che eseguiva solo ed esclusivamente delle cover di successi altri cantanti o complessi.

Non solo, nel 1969, si avvicinò persino al teatro, frequentando il Folkstudio, un noto locale romano in cui si esibivano alcuni artisti emergenti, tra cui: Ernesto Bassignano, Francesco De Gregori e Antonello Venditti. Si, diciamo che su questi ultimi due nomi potremmo realizzare più che degli speciali dei veri e propri reportage. Ritornando a quelle serate lontane nel tempo, Rino Gaetano, iniziò ad affinare le sue doti artistiche e musicali che, se vogliamo, lo portarono, quasi, ad essere un giullare.

Il punto, però, che quelle che sembravano solo delle semplici macchiette e canzonette troppo ironiche, buffonesche e da prese in giro non attirarono, fin da subito, apprezzamenti. Anzi, il contrario. Fu lo stesso cantautore, anni più tardi, a raccontare che tipo di problemi iniziò ad avere: Già quando cantavo al Folkstudio ero al centro di certe discussioni… insomma molti non volevano che io facessi i miei pezzi perché, dicevano, sembrava che volessi prendere in giro tutti.

Anche lo stesso Ernesto Bassignano, anni più tardi, rilasciò con una dichiarazione la sua testimonianza in cui affermò queste sue impressioni: Adottava uno stile atipico, buffonesco, ma non faceva cabaret. Dissacrava continuamente il pop e, per tutti questi motivi, risultava improponibile per il pubblico del Folkstudio.

Dunque, le prime volte per Rino Gaetano non furono proprio semplici; non tutto fu subito comprensibile a chi lo osservava, vedeva, notava e ascoltava per la prima volta. Di certo quando sembra che ci sia qualcosa di innovativo nessuno, il più delle volte, riesce a cogliere l’essenza stessa della portata.

A parte questo regola non scritta e molto antipatica, applicata da un destino che vuole mettere sempre alla prova tutto e tutti, Rino Gaetano, sempre in quei primi anni, affinava ancor di più le sue caratteristiche prendendo parte, come attore, ad alcune rappresentazioni teatrali. Non dimenticando la chicca con Antonello Venditti, i quali i due si esibivano persino in spettacoli di cabaret, Rino Gaetano, tra il 1970 ed il 1971, partecipò a spettacoli come ‘Aspettando Godot’, di Samuel Beckett; in Pinocchio, nella versione di Carmelo Bene e, addirittura, si esibì recitando i poemi di Majakovski…

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