Il 3 giugno del 2001 ci lasciava uno degli attori più iconici della sua generazione e un pò troppo dimenticato in questa epoca

Il nome Manuel Antonio Rodolfo Oaxaca vi dice qualcosa? Sicuramente nulla, buio totale e naturalmente ci sta. Ma se, in maniera del tutto volontaria, non abbiamo riportato il nome per intero? Ma come, direte voi, quanto era lungo il suo nome di battesimo? Vi rispondiamo: un bel po’. Allora, riprendiamo il discorso: vi ricorda qualcosa o qualcuno il signor Manuel Antonio Rodolfo Quinn-Oaxaca? Ecco, soffermatevi sul cognome aggiunto che precede il trattino. Quel ‘Quinn’ siete sicuri che non vi dice proprio nulla o è solo un’impressione del momento? Forse sì o forse no.

Eppure, se vi confessiamo che, da quando siamo nati, da quel 1° dicembre del 2020, non siamo mai e poi mai riusciti a dedicare nulla sulla sua figura? Sulla sua storia e sulla sua carriera? Vi riportiamo alcuni titoli di opere cinematografiche: Brama di vivere; Selvaggio è il vento; Jungle Forever. Ancora nulla?

Allora proviamo con: Zorba il greco, Lawrence D’Arabia, I cannoni di Navarone, Viva Zapata e La strada. Adesso? Si, crediamo che con l’ultimo titolo avete intuito di chi stiamo facendo riferimento, del quasi dimenticato ma altrettanto leggendario Anthony Quinn, di cui, il prossimo 3 giugno, ricorreranno, purtroppo, i venticinque anni dalla scomparsa. Come detto, di lui, da quando abbiamo iniziato, in maniera seria, a riportarvi e ricordavi le grandi storie di cinema, senza alcuna cattiveria, non ci siamo soffermati a celebrarlo.

In questi giorni, a partire proprio da oggi 30 maggio, provvederemo subito a rimediare ad un’altra grave mancanza come quella che avvenuta per l’altrettanto leggendario Totò. Un inizio di reportage, interamente dedicato ad Anthony Quinn, che ci rinfrescano la memoria anche per un altro motivo; quasi irrilevante, ma ci fa capire quanto fosse presente nell’immaginario collettivo, in modo particolare, nei mitici anni ’60. Un richiamo, parodia, ma che rende il senso della sua grandezza non solo in quel preciso periodo storico del cinema in generale e non solo.

Siamo nel 1987 e sul grande schermo approda l’esplosivo film con Robin Williams, Good Morning, Vietnam’. In due distinte scene, di cui una proprio in apertura della stessa opera cinematografica, verrà citato in maniera sia diretta che indiretta. Nel primo caso, Williams, fa proprio riferimento al film di Quinn, del 1964, ‘Zorba il greco’. E più avanti nel film, suddivisa in due momenti, il tentativo di un fan, un po’ troppo appassionato dello stesso attore di avere alcune foto dello stesso attore di origine messicana.

Si, proprio così: Anthony Quinn, il 21 aprile del 1915 era nato nel paese considerato ‘la faccia triste dell’America’, come sussurra una famosa canzone pubblicata più di qualche decennio fa. Esattamente venne al mondo nella città di Chihuahua, conosciuto anche con il nome ancor più esteso: Heroica Ciudad de Chihuahua; omonimo dello stato messicano.

Nacque da una famiglia di origine mista. Sua madre, Manuela ‘Ollie’ Oaxaca, aveva origini azteche; mentre suo padre, Francisco Quinn, ovviamente anche lui messicano, ma con discendenze addirittura irlandesi e maya. Tale commistione di origini permise, negli del cinema, di ricoprire diversi ruoli e soprattutto, particolare da non dimenticare, ruoli di diverse etnie.

Dunque, da quel punto di vista presentava un’insolita completezza. Una completezza coadiuvata da una notevole prestanza fisica. Come spesso capita a tutti coloro che poi intraprendono il percorso del cinema, la vita del piccolo Anthony Quinn non fu particolarmente felice o fortunata. Nessun divorzio da parte dei suoi genitori, ma il padre, quando Anthony aveva solamente nove anni, venne a mancare a causa di un incidente d’auto.

Trasferito con la madre negli Stati Uniti d’America, Anthony, crebbe nel quartiere di Boyle Heights; una zona della città conosciuta principalmente come porta di milioni di immigrati non solo messicani, ma anche di altre etnie. Secondo le cronache dell’epoca, la futura stella del cinema americano, anche in questo caso come spesso accade e per i motivi più disparati, si ritrovò presto a mollare la scuola.

In compenso, però, si appassionò alla pittura, praticandola, e, ciò dimostrerebbe anche la sua prestanza fisica, si diede alla nobile arte, ovvero la boxe. In base alle frammentarie notizie che si hanno in possesso, Quinn, non si quando effettivamente fece il suo primo incontro con il mondo teatrale, per non dire con il mondo della recitazione.

Ma a quanto sembra dopo poco si avvicinò subito nel mondo del cinema, iniziando ad ottenere i primi ruoli della sua carriera. Nonostante non sappiamo quando effettivamente inizio a recitare, possiamo riportarvi due date certe, la prima è quella relativa all’anno 1936, la seconda risale al 1947. Ma andando con ordine, come facciamo spesso, si può ben scoprire che il 1936 rappresenta l’anno del suo debutto ufficiale sul grande schermo.

Con ‘Parole’ e ‘La via lattea’, entrambi dello stesso anno, Quinn tenta di mostrare tutte le sue qualità recitative. Ma, appunto, la parola ‘tentativo’ non l’abbiamo usata a impropriamente. Per ben nove lunghi anni rimarrà incastrato in ruoli apparentemente secondari ma che non lo aiutarono a diventare famoso. Ruoli come l’indiano, l’hawaiano, il mafioso, l’indipendentista filippino, il guerrigliero cinese e persino lo sceicco araba.

D’altronde, come già sottolineato in precedenza, la sua commistione naturale di etnie, in quel senso, lo aiutò molto anche se non del tutto. Per forza di cose, dunque, se ne ritornò a calcare i palcoscenici teatrali, proprio nel 1947, e questa volta con maggior profitto; con maggior utilità. Tant’è che ottenne e riscuotendo un grandissimo successo nel ruolo che sarebbe stato poi di Marlon Brando, in ambito cinematografico: Stanley Kowalski in ‘Un tram che si chiama desiderio’.

La seconda esperienza teatrale durò per ben tre anni. Un triennio che gli permise di migliorare e non fargli commettere gli stessi errori delle sue prime volte, anche ancora non era considerato una stella, neanche di prim’ordine. Quando negli anni ’50 ritornò sul grande schermo prendendo parte a titoli come La maschera del vendicatore, del 1951, diretto da Phil Karlson.

Questo suo primo titolo, sancì come detto il suo ritorno, ma storicamente è considerato come un’opera minore; un film di serie B. l’anno successivo, però, gli riesce il grande colpo: non solo prese parte ad un lungometraggio di prim’ordine ma recitò insieme a Marlon Brando…

ANTHONY QUINN TORNERA’ DOMANI CON LA SECONDA PARTE ALLE ORE 12.15.

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