Il 1° Giugno del 1926 nasceva colei che fece sognare il mondo tranne sé stessa
La storia che prese il via con il nome di Marilyn Monroe fu totalmente diversa. Una storia, ancora oggi, incompleta. Una storia che nonostante tutto si continua a parlare per le sue innumerevoli pieghe misteriose e le innumerevoli sfaccettature che continuano ad alimentare l’interesse di tutti noi. Senza dimenticare che il più delle volte la particolare attenzione che sussiste si trasforma, non si sa quanto involontariamente, in una mera ossessione per la scoperta di dettagli, non quelli affini per la risoluzione del caso relativo alla tragica scomparsa, no. Semmai per i continui dettagli fin troppo personali in relazione alla sua sfera privata.
D’altronde quando si diventa un personaggio pubblico è inevitabile attirare occhi fin troppo indiscreti, indipendentemente se si tratta di cronisti d’assalto o del curioso occasionale. È sempre stato così e anche nel suo caso, purtroppo, non può essere da meno. Partendo dal presupposto che Marilyn Monroe fosse non solo una gran bella donna, semmai la più bella donna mai apparsa nel mondo del cinema, e che tutti quanti la ritenevano la prima vera Dea del Grande Schermo, riuscendo persino a scalzare tutte quelle che comunque l’avevano anticipata, noi, in questo umile reportage, stiamo cercando di non cascare nella trappola.
Nel senso di non inseguire la notizia, seppur intesa come mera celebrazione, ma di riportare, molto semplicemente, quelle parti fondamentali della sua esistenza, contrassegnata, come già avete avuto modo di appurare cari lettori, già da tanta sofferenza. una sofferenza sulla quale non metteremo bocca per qualche analisi o per qualche succulento commento gossipparo che non appartiene al nostro modo di intendere gli articoli, gli speciali e i reportage.
Questa doverosa premessa serve per lasciar intendere non tanto su quale direzione siamo concentrati, ma per precisare su quelle sulle quali non ci soffermeremo. Le sfioreremo solo ed esclusivamente per dovere di cronaca. D’altronde, quando si parla della Monroe, appare più normale soffermarsi sulle sue relazioni che, stranamente, sulle opere cinematografiche.
Film che sono rimasti scolpiti nella memoria collettiva anche oltre sessanta anni dopo la sua tragica scomparsa. Lungometraggi ritenuti anche delle piccole pietre miliari della storia del cinema. Eppure, l’attenzione, quasi come una calamita, si sposta sempre su qualche suo primo amante per poi giungere a nomi come Arthur Miller, il drammaturgo e regista, il leggendario fuoriclasse del baseball italo-americano Joe Di Maggio, l’uomo che più di tutti la amata veramente; per poi giungere alle personalità scottanti di quel periodo: Robert Francis Kennedy, all’epoca Ministro della Giustizia e Procuratore Generale degli Stati Uniti d’America e suo fratello John Fitzgerald Kennedy, nonché il 35° Presidente degli Stati Uniti, assassinato a Dallas il 22 novembre del 1963.
Appare scontato che quando sussistono dettagli di questa portata, con alla base una morte misteriosa seguire il traino verso quello che non sia il vero e proprio focus diventa ancor più facile. Determinando che tutta la sua carriera, tutti quei film a cui lei prese parte si trasformano non più in meri punti di riferimento, come tappe fondamentali della sua evoluzione artistica, semmai, usando una metafora prettamente cinematografica, delle vere e proprie comparse.
Eppure, queste ‘comparse’, queste singole opere sul grande schermo alle quali lavorò non sono molti, considerando l’età alla quale se ne è andata. Sono solo 30. Trenta film realizzati tra il 1947 ed il 1961. Trenta lungometraggi in cui sono compresi persino i ruoli non accreditati. Dunque, qualcuno potrebbe tranquillamente ipotizzare, visti i numeri, che la stessa Monroe non ebbe una carriera intensa.
La risposta che daremmo noi, in merito a questa ipotesi, è negativa. È stata, di fatto, intensa; ma il nostro pensiero è rivolto in maniera complessiva all’esistenza stessa che la Divina ha avuto. Ma nonostante il suo esordio ufficiale sul grande schermo, secondo le cronache dell’epoca, verrebbe fatto risalire all’anno 1947, come riportato poc’anzi, seconda altri fonti, il suo primo film, semmai sarebbe meglio dire, le sue prime tre apparizioni al cinema risalirebbero, direttamente, al 1948
‘Dangerous Years’, ‘Scudda Hoo, Scudda Hay’ ed ‘Orchidea Bionda’, di cui solo una di queste partecipazioni non le è stata accreditata, proprio ‘Scudda Hoo, Scudda Hay’ per la regia di Frederick Hugh Herbert, saranno succeduti da un’unica apparizione, anche questa non accreditata, nel film dell’anno successivo: Una notte sui tetti, diretto dalla coppia di registi David Miller e Leo McCarey.
Altra apparizione non accreditata, seppur tutti i siti internet che si occupano di cinema, la contemplano come parte del cast, è quella conosciuta con il titolo: La figlia dello sceriffo del 1950. Anno in cui prenderà parte anche ad un altro film senza che si possa leggere il suo nome nei titoli d’apertura, ovvero: Il Messicano; anno in cui, oltre a questi due film, lavorerà anche ad altri titoli. Tre per l’esattezza e, questa volta, tutti ruoli accreditati: Eva contro Eva; Lo spaccone vagabondo e Giungla d’asfalto, il suo primo vero successo della sua carriera di attrice.
È naturale che iniziarono a seguire e quindi ad arrivare altre proposte per altri film. Tant’è che nel solo 1951, gli americani andarono al cinema per vedere i suoi film per ben quattro volte. Titoli come: Le memorie di un dongiovanni, Home Town Story, Mia moglie si sposa e L’affascinante bugiardo.
L’anno successivo ancora cinque film, ma il momento della celebrazione era rinviato, ancora, di ulteriori dodici mesi. Ma come sempre andiamo con ordine. Dicevamo che nel solo 1952, Marilyn Monroe prese parte, ancora, ad altre cinque pellicole abbastanza conosciute in patria.
Titoli come: la confessione della Signora Doyle; Matrimoni a sorpresa; La tua bocca brucia; Il magnifico schermo e Il poliziotto e il salmo, episodio che fa parte de: La giostra umana. Prima di giungere al 1953, appare inevitabile snocciolare un ulteriore dettaglio che non deve essere in alcun modo sottovalutato e che non deve lasciarci solo con la classica apparenza.
Nel senso che tutte le opere cinematografiche alle quali lei prendeva parte erano, per lo più, film leggeri; non è che non fossero di un certo spessore o che non fossero rilevanti, anzi. La verità è che sotto la collina di Hollywood si cercava di sfruttare al meglio il suo personaggio con il quale aveva iniziato a farsi notare e conoscere…