Il 23 Maggio del 1986 usciva uno dei film più cupi di Sylvester Stallone

In questa quarta ed ultima parte del reportage interamente dedicato a ‘Cobra’, uscito proprio il 23 maggio del 1986, c’è ancora tanta carne a cuocere; ancora tanti dettagli da analizzare e che fino adesso non vi abbiamo mai tenuto conto. Un po’ come quello con il quale abbiam chiuso l’appuntamento di ieri. Un particolare che potrebbe far confondere chiunque, ovvero quello del romanzo. Quindi sia Stallone che gli stessi iniziali produttori di quello che avrebbe dovuto essere il fantomatico ‘Beverly Drive’ si erano basati su un libro, del 1974, scritto da Paula Gosling e intitolato: A Running Duck? Conosciuto anche con un altro titolo: Fair Game?

Da quello che è emerso, Stallone, nel rimettere mano alla sceneggiatura del ‘fu’ Beverly Drive si ispirò parecchio alla storia della scrittrice, riadattando pesantemente la sceneggiatura; ovvero, per conto suo, la storia. Una trama, come lasciato intendere nelle prime due parti del reportage, che si discostava, per tono e contenuto, dall’idea originale dei due produttori iniziali.

Un romanzo, però, che anni dopo avrà una sorta di rivincita mediante un’altra trasposizione cinematografica dal titolo: Facile Preda, con Alec Baldwin e Kim Basinger. Ma torniamo a ‘Cobra’; anzi, sarebbe meglio dire: torniamo a Marion Cobretti, il personaggio principale.

Apparentemente sbrigativo nei metodi, Cobretti si ritrova a proteggere una modella da una setta di psicopativi con l’intenzione di creare un nuovo mondo. I componenti di questo gruppo non si fanno scrupoli nell’assassinare a sangue freddo chiunque capiti a tiro. Tra le fila di questi assassini né è presente uno in particolare il quale, fisicamente, ricorda qualcuno.

Piccola premessa, con l’anno 1986 siamo nel cuore degli anni ’80. Era un decennio in cui gli stessi action movie, indipendentemente se fossero considerati di serie A o di serie B, rappresentavano la nuova colonna portante del cinema di quegli anni. Un genere esploso proprio all’inizio di quello stesso decennio e, per di più, quattro anni prima proprio grazie allo stesso Sly con Rambo.

Avete letto bene, l’opera cinematografica con protagonista il reduce del Vietnam più famoso del grande schermo rappresentava l’inizio di tutto. Ma se nel 1982 Stallone ottiene un ulteriore riconoscimento con il personaggio ideato dallo scrittore canadese David Morrel, due anni più tardi appare, sempre sul grande schermo, un altro interprete e simbolo del genere: Arnold Schwarzenegger nel ruolo del cyborg più famoso della storia del cinema: Terminator.

Da quel momento in poi i due, a ‘suon’ di film, di incassi al botteghino e, senza troppi giri di parole, anche del maggior numero di morti ammazzati nelle loro pellicole, portarono avanti, nel vero senso della parola, una guerra che ancora oggi, a quanto sembra, non avrebbe decretato un vincitore ufficiale. A questo punto, però, cosa centra tutto ciò? Se avete notato bene, soprattutto grazie alle immagini che abbiamo condiviso da youtube, qualcosa non torna. Il cattivo di turno, il pazzo interpretato da Brian Thompson, di fronte allo stesso Stallone, presenta un fisico possente. Anche troppo, direbbe qualcuno. È sempre quel qualcuno, magari, tirerebbe in ballo il già citato Dolph Lundgren nel ruolo di Ivan Drago.

Si, siamo d’accordo: ma lo stesso attore biondo non assomiglia alla quercia austriaca, giusto? Esatto, era proprio su questo sul quale volevamo arrivare e soffermarci. Ed è qui che stiamo rischiando di far innescare una polemica tra gli stessi fan dei due iconici e leggendari attori.

Polemica che non teniamo in nessun caso ad alimentare visto che, lo possiamo dire senza problemi: FreeTopix Magazine è fan di entrambi gli attori. Si tratta, in sostanza, di alcuni dettagli che durante la visione del film continuano ad emergere ogni volta che andiamo a rivedere alcune scene. Dettagli, tra l’altro, che sembrano persino richiamare un altro film in particolare. Vi ricordate del finale del primo Terminator? Bene, osservate, adesso, la scena finale di Cobra.

Dunque, soprattutto dopo questa scarica di adrenalina l’analisi non finisce mica così, anzi prosegue. Prosegue soffermandoci proprio su quella frase, ormai iconica, ripetuta da Stallone e doppiata dallo stesso Ferruccio Amendola e che potrebbe essere intesa, quasi, come la chiosa, chissà quanto perfetta, della prima battuta relativa la scena del supermercato.

Dopo: Tu sei il cancro. Io sono la cura; e dopo aver ascoltato con perfetta attenzione cosa diceva il pazzo maniaco, esattamente su cosa poteva o non poteva fare il poliziotto Marion Cobretti, mostrando una lucidità mentale e, quindi, un’effettiva capacità di intendere di volte, Sly se ne esce, dopo che ‘La Belva della notte’ ha sentenziato che i giudici sono persone civili: ‘Ma io no. Qui la legge si ferma e comincio io’.

È chiaro che tutti quanti noi al solo sentirla ci gasa un bel po’; è inutile nascondere questa pericolosa verità e che, senza troppi giri di parole, farebbe anche rima con la triste realtà che ci circonda. In sostanza, lo stesso Marion Cobretti rappresenterebbe una sorta di estremizzazione di altri personaggi già apparsi sul grande schermo.

Potrebbe esser definito come un giustiziere, ma non lo è. Se pensiamo ad un altro poliziotto che ‘non te le manda a dire’ quando si commette un grave errore con la legge, un certo ispettore della polizia di San Francisco che, fra gli anni ’70 e gli anni 80, aveva il volto di Clint Eastwood, ovvero l’Ispettore Philip Callaghan, lo stesso Marion Cobretti deve essere visto come una sorta ‘di sequel’ ancor più diretto nei modi di contrastare alcuni individui totalmente fuori controllo.

Di certo, lo stesso film, viene anche visto come la classica spacconeria americana. Va bene, accettiamo anche questa prospettiva nella quale, comunque, non sentenzia nulla di errato. Ma il punto è quel messaggio troppo diretto in cui cerca di parlare ad una società o, addirittura, a delle istituzioni che non si rendono conto che gli strumenti che ha disposizione sono troppo blandi per tutelare i veri innocenti.

Di sicuro è un film e rimarrà tale. Un cult movie anni ’80 figlio non tanto di quello stesso decennio, ma di quello precedente, semmai si pensi quando lo stesso Stallone aveva iniziato a lavorarci: subito dopo ‘I Falchi della notte’, originato dalla disillusione degli anni ’70.

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