l 23 Maggio del 1986 usciva uno dei film più cupi di Sylvester Stallone
In fondo lo avevamo sostenuto già ieri, verso la fine della seconda parte del reportage: il motivo, secondo cui ‘Cobra’ non ebbe almeno un sequel, deve essere ricercato proprio in quelle scene di violenza che in uscita portarono i distributori ha tagliarne una buona parte della durata e venne addirittura bollato, giustamente, come vietato ai minori di diciotto anni.
Con ciò cosa stiamo cercando di dire? Che, quaranta anni dopo, tutto quello che vediamo in quell’ora e ventisette minuti non è l’opera cinematografica nella sua mera completezza. Tutta colpa, quindi, delle scelte volute e sviluppate dallo stesso Sly. E Beverly Hills Cop? Il primo film con Eddie Murphy, uscito nel 1984, ebbe così tanta fortuna che, tre anni più tardi, venne persino prodotto un sequel altrettanto di livello come il primo o forse di più.
Dunque, fu tutta colpa della visione cinematografica di Sylvester Stallone se lo stesso film ‘Cobra’, a distanza di quaranta anni, ormai esatti, è riuscito solamente a fregiarsi del titolo, si fa per dire, di cult movie, e fermarsi solo a quella che, ormai di fatto, sarà solo l’unica volta che abbiamo visto, sia all’opera che in azione, Marion Cobretti, in arte ‘Cobra’, per l’appunto.
Un film troppo violento anche per questi stessi anni ’80 in cui approdò nei cinema, un’opera cinematografica con scene troppo cruente per sconfinare nel genere della commedia più pura e semplice. Di certo, come spesso ci capita spesso in queste occasioni, ci poniamo e vi poniamo la classica domanda quasi amletica: se non fosse mai giunto Eddie Murphy nel destino dei due produttori cosa ne sarebbe stato del film? Si sarebbe ancora intitolato ‘Beverly Drive’ oppure sarebbe diventato lo stesso come lo abbiamo visto e come ormai lo vediamo da quattro lunghi decenni?
Difficile dirlo, difficile anche sostenere se un’opera cinematografica del genere possa essere approdata sul grande schermo appartenente a qualche universo parallelo. Sta di fatto che nel notare l’inizio di Beverly Hills Cop è quello di Cobra c’è un abisso talmente evidente che è impossibile affermare il contrario.
In sostanza, però, ci sarebbe da prendere in considerazione anche un ulteriore motivo che non sveleremo all’istante, semmai ve lo faremo scoprire un po’ alla volta in questa analisi approfondita sul film di Stallone. Un lungometraggio, secondo alcuni, ci sarebbe ben poco da dire, ma solo all’apparenza. Se visionato con la dovuta attenzione, andando oltre al classico cliché relativo ai vari action movie, si notano delle sottili sfumature che lasciano molto di più di una semplice riflessione.
L’apertura ci aiuta ad entrare molto di più nel dettaglio. Essendo, comunque, una mera storia di fantasia non ha evitato la scelta dell’autore del film di inserire, in anticipo rispetto ai rituali titoli di apertura, la voce fuori campo del protagonista, che sarebbe, dunque, quella dello stesso Stallone, da noi doppiato dal mai dimenticato Ferruccio Amendola, in cui sviscera alcuni dati sul numero e tempi dei reati che sono commessi negli Stati Uniti d’America.
Un modo, molto probabilmente, per giustificare non la violenza in sé, semmai di giustificare le modalità fruite nel tentativo di stoppare proprio la violenza di cui tutti noi potremmo essere vittime. La scena successiva, nella sua essenza, sempre secondo Stallone, appare ancor più emblematica nella sua crudeltà ed efferatezza.
La scena del supermercato, oltretutto, è persino considerata quasi iconica. Oltre a far intendere il tono del film, anche se ci aveva già pensato l’autore delle musiche ovvero di Sylvester Levay. Si, lo sappiamo cari lettori, per un momento anche noi avevamo pensato che lo stesso Stallone si era dedicato anche al mondo delle sette per questo suo film, nonostante abbia un fratello, cantante, di nome Frank.
Che le incursioni di Sly nel lavoro degli sceneggiatori, ormai, sono molto di più delle mere leggende metropolitane, semmai avesse persino composto la propria colonna sonora staremmo aggiungendo un ulteriore tassello a questo reportage. Riprendendo, però, l’analisi, fino adesso e se avete notato con molta attenzione, quando facciamo riferimento a ‘Cobra’ aggiungiamo sempre la classica frase ‘il film di Stallone’.
Eppure, ufficialmente questo piccolo action movie, cosiddetto di serie B e prodotto dalla Goblan Globus, vide alla regia George P. Cosmatos. A quel punto vi chiederete, cari lettori, se c’era un regista, lo stesso con quale peso decisionale avrebbe potuto influire nell’economia del film? Le cronache dell’epoca ci riportano che il contributo, nello sviluppo della storia, dello stesso Cosmatos era pari a zero.
Infatti, è risaputo che dal 1976 in poi, quindi dal leggendario ‘Rocky’, Sylvester Stallone ha sempre voluto mettere in chiaro una cosa: avere il completo controllo e quindi di gestione delle sue opere cinematografiche. Dettaglio che gli ha creato non pochi problemi, come abbiamo visto con il duo Bruckheimer e Simpson; dettaglio che sarà approfondito non proprio in questa occasione, ma successivamente.
Nonostante tutto, Cobra, fu un film rilevante per lo stesso Stallone. Vi ricordate, tra la prima e la seconda parte di questo reportage che, inizialmente, il personaggio femminile, nella versione dello stesso autore e attore di Rocky e Rambo, doveva avere una storia con il protagonista? Ebbene, diciamo che la sottotrama sentimentale uscì, addirittura, fuori dagli schermi.
Infatti, per il ruolo della modella in pericolo venne ingaggiata colei che almeno fino ad un anno prima dall’uscita del film era considerata una perfetta sconosciuta: stiamo parlando di Brigitte Nielsen, l’attrice danese, nel quarto film di Rocky, aveva prestato il volto alla moglie del pugile sovietico Ivan Drago, interpretato da Dolph Lundgren, attore svedese.
All’epoca, la stessa Nielsen era la moglie dello stesso Stallone. I due si erano incontrati e conosciuti proprio sul leggendario set del quarto film dedicato al pugile di Philadelphia. Non solo, in quel film ci sono alcune scelte, specialmente per la nemesi di Marion Cobretti, che lasciano pensare ad una sfida che andava oltre la storia e che, semmai andassimo a toccare veramente questo tasto, involontariamente, alimenteremmo delle polemiche inesistenti.
D’altronde, fino adesso, non ci siamo neanche scomodati a riportare, seppur per sommi capi, la trama medesima, la quale, a sua volta, sarebbe ispirata da un romanzo abbastanza sconosciuto…