Vorremmo introdurre questa nostra nota di valutazione critica e storiografica sulla personalità di artista di Antonio Ciraci, artista napoletano di larga fama internazionale, provvedendo a metterne in rilievo innanzitutto le doti umane, che si segnalano per la compostezza dei toni, per l’equilibrio morale e per la capacità di sviluppare rapporti sociali improntati al profondo rispetto delle ‘ragioni’ degli altri.

Tutto ciò va a confluire nella prestanza ‘contenutistica’ del suo modo di concepire e fare arte, avendo considerazione del dato che per lui l’arte non è il luogo del compiacimento estetico, ma un territorio da esplorare con curiosità intellettuale e con sensibilità umana.

Baalzabub, 1981

Detto questo, andremo subito a constatare un dato molto importante, che è quello della consistenza ‘materica’ che si afferma come costante della sua arte, una costante che addita una continuità di sviluppo che avviene senza contraddizioni interne ed al riparo di avventurismi stilistici che spesso, in altri artisti, si rivelano effimeri e transitori.

Aggiungeremo ancora che tutto ciò avviene al di là delle trasformazioni ‘formali’ che necessariamente si presentano, nel corso del tempo, nel processo evolutivo che necessariamente è possibile osservare in un artista impegnato nella sperimentazione.

D’improvviso, a Coroglio, 2015

Il pregio della coerenza interna, quindi, è ciò che vale a fornire una testimonianza tangibile di come la consapevolezza morale dell’uomo possa trovare specchiamento vitale all’interno della sua pratica artistica.

Necessariamente occorrerà osservare, allora, come possa essere riconosciuto visibilmente questo spessore di ‘consistenza materica’ che tanto profondamente distingue l’impegno creativo del Nostro. 

Osserveremo, intanto, che la consistenza ‘materica’, in via generale, offre testimonianza di una profonda intrinsecità tra misura  ‘materiale’ ed impegno ‘concettuale’, dove con l’attributo di  ‘materiale’ intenderemo la conformazione ‘oggettuale’ e con l’attributo di ‘concettuale’ intenderemo il sottile ansito duchampiano che costituisce l’asse portante della innovazione che il secolo ventesimo ha saputo introdurre, nel mondo dell’arte, come fattore caratterizzante della propria identità storica.

Tra cielo e mare: paesaggi posillipini, 2015

E proprio dalla sintesi vitale tra consistenza ‘materiale’ e spessore ‘concettuale’ germoglia ciò che noi definiamo ‘carica materica’, avendo coscienza, quindi, che la profilatura di ‘matericità’ costituisce il riconoscimento critico di come la pura ‘materia’ dell’oggetto possa acquisire una prestanza ‘significazionale’ (e non semplicemente ‘significativa’) collocandosi nella sfera di un gradiente intellettuale che disancora vistosamente la prestazione creativa dal pregiudizio limitativo crociano di una concezione dell’Arte come stagione aurorale del cammino processuale dello ‘spirito’.

In Antonio Ciraci tutto ciò trova ampio dispiegamento nella sua disponibilità ‘espressiva’, che va intesa come un modo per indirizzare la consapevolezza ‘gestuale’ a proporsi come matrice ‘segnica’ dotata certamente di generosità d’empito, ma non disponibile, tuttavia, ad una rinuncia al controllo. 

Sulla scorta di tali considerazioni, pertanto, potremo riconoscere alla prestanza ‘espressiva’ dell’impegno creativo di Ciraci un rilievo ‘espressionistico’ che non è assimilabile, però, in modo diretto alla temperie primonovecentesca della ‘Brücke’ o dei ‘Fauves’, e meno ancora, del ‘Blaue Reiter’ e, piuttosto, invece, alla prestanza robusta di quella pittura ottocentesca che trova ancoraggio nelle sensibilità figurative di un von Menzel e soprattutto, di un Liebermann.

Emerge, come si può ben osservare, la profilatura di un artista, Antonio Ciraci, che sa intendere l’arte come responsabile impegno morale e che merita di essere apprezzato per la capacità che ha di costruire, con la sua arte, una ‘visione del mondo’, mantenendosi al di fuori degli schematismi e delle mode, andando a dimostrare come la sensibilità ‘contenutistica’ possa fare non semplicemente da sfondo, ma da anima interna della consistenza ‘materiale’ di ciò che noi abbiamo inteso poter definire come riconoscibilità storica di una linea novecentesca di ‘figurazione materica’.

Da ultimo segnaliamo che la pittura di Antonio Ciraci sa rivelarsi come opportunità di analisi sociale ed antropologica della realtà viva della storia napoletana della quale il nostro artista fornisce una lettura assolutamente priva di qualsiasi cedimento folkloristico o vernacolare, andando a scrivere una pagina importante di riconoscimento proiettivo della cultura partenopea capace di confrontarsi con successo nell’agone internazionale contemporaneo.

(Le foto che illustrano questo nostro contributo sono di provenienza dell’artista e ne illustrano lo sviluppo dell’attività creativa).

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