Il 2 maggio del 1956 usciva in tutti i cinema italiani un piccolo e grande capolavoro del Principe della Risata

riferimento, non è il finale, come si potrebbe logicamente ipotizzare, ma arriva molto prima; durante le fasi iniziali dello stesso film. Siamo sicuri di non spoilerare abbastanza, soprattutto dopo che, sempre ieri, ci siamo soffermati nel raccontare, in via del tutto generale, la trama di ‘Totò Lascia o Raddoppia?’.

Un momento preciso rappresentato dalla scena in cui il Duca si presenta dal notaio e scopre dell’esistenza di sua figlia. Nonostante la girandola di battute che il Principe della Risata inanella in rapida successione, è naturale credere che chiunque veda quella scena non solo si piegherà in due dalle risate, ma di sicuro, inconsciamente, inizierà anche a riflettere sul mero significato di quella stessa scena e da quella stessa scena in poi.

D’altronde, in precedenza avevamo persino specificato che il personaggio di Totò non vuole in alcun modo fare colpo sulla ragazza; semmai rifarsi ai suoi occhi, nel farle capire che con quel gesto, quella folle partecipazione al programma di Mike Bongiorno, è una possibilità per dimostrarle che non l’aveva abbandonata e che non era nelle sue intenzioni, visto che la ragazza era venuta al mondo a sua insaputa.

Di certo, una trama di questo calibro avrebbe avuto uno sviluppo e tono non proprio cupo, ma di sicuro drammatico. Con Totò tutto diventa più spensierato, persino la storia più strappalacrime del mondo si trasforma in un’opera cinematografica unica nel suo genere.

Un Totò capace di toccare le corde giuste, in modo giusto e fruendo di quei piccoli dettagli, veri, singoli, naturale e non retorici, per strappare, nell’insieme, più di una risata e più di una riflessione nello stesso momento. Diciamolo, sono pochissimi i talenti naturali che hanno avuto la possibilità di potersi permettere un’operazione del genere.

Nel caso di Totò, almeno per quanto riguarda entro i nostri confini, la sua figura, non solo in questo senso, è più unica che rara; e per il momento rimaniamo entro il nostro stivale, senza soffermarci su altri nomi, per il momento. Un’analisi, questa, che ha cercato di entrare, non tanto nel merito della stessa opera, semmai di interpretare o comunque di intuire le possibili intenzioni di Antonio De Curtis, in arte Totò.

Un’analisi, seppur breve e forse anche fin troppo superficiale, che ha cercato di mettere in risalto il vero significato del film senza girarci troppo intorno con eventuali teorie o concetti cinematografici di accademia. In fondo, il cinema medesimo, per giungere al cuore della gente, non deve essere arzigogolato, ma diretto, scarno di troppe costruzioni complicate.

Anche perché, non è detto che il cosiddetto cinema impegnato è solo quello serioso, per non dire noioso alle volte, e dove le trame sono sviluppate in modo anche troppo articolato, dove il dramma, anche per ovvie ragioni s’intende, la farebbe da padrone. Invece, in quel 2 maggio del 1956 forse nessuno se ne accorse, Totò, tra le tante opere che aveva sfornato fino a quel momento, come il miglior panettieri di buon mattino, aveva regalato al pubblico italiano quella che era, nei fatti, una vera e propria favola suddivisa in due parti: quella in cui si ride e c’è da ridere e quella, nonostante sia connessa alla prima, si riflette, ma con il sorriso, appunto.

È vero, nella prima parte di questo speciale ci eravamo ripromessi che non avremmo mai e poi mai realizzato una recensione, neanche per poche righe. Invece, ci siamo contraddetti e per un semplice motivo: appare impossibile non commentare, nonostante si tratti di un film di diversi decenni prima; ci sembrava che questo speciale, nella sua essenza, non avesse neanche un’anima.

Ecco, questa espressione non l’abbiamo riportata a caso: un’anima. Elemento imprescindibile che rappresentavano l’essenza stessa delle opere a cui lo stesso Totò ci aveva donato. In precedenza avevamo sottolineato che forse qualcuno, per questo film dedicato anche alla trasmissione di Mike Bongiorno, non si era accorto che questo lungometraggio di un’ora e mezza fosse una piccola favola da un alto senso morale. A chi stiamo facendo riferimento?

Alla critica dell’epoca. D’altronde, direte voi cari lettori, che il fuoco amico non è sempre un buon segnale. No, tranquilli, nessuna polemica con nessuno. Semmai, proprio per veicolare meglio il nostro punto di vista, rispetto sempre quello altrui, è nel cercare di capire il motivo per cui, all’epoca, lo stesso Totò venisse snobbato dalla critica, mentre ai giorni nostri, per non dire dal giorno della sua scomparsa, viene ormai considerato come il genio assoluto della risata.

Di certo, questo particolare, sarà oggetto di un eventuale speciale o perché no reportage, di sicuro approfondito quanto basta, senza mai mancare di rispetto, ripetiamo, ai giudizi altrui i quali, nella loro essenza e al di là della competenza, dell’esperienza e della preparazione, sono sì oggettivi, ma partendo, molto spesso, anche da considerazioni soggettive.

Non addentriamoci oltre per questa tematica, come detto sarà ripresa a tempo debito più avanti. Dunque, torniamo a quel 2 maggio di settanta lunghi anni fa: cos’altro possiamo dire in merito a questo film? Di sicuro non abbiamo detto tutto e neanche sulla storia stessa del Principe della risata. Certamente, un altro dettaglio che è mancato, fino adesso, è il responso del box office.

Al momento le cronache dell’epoca non ci riportano le cifre esatte, eppure scoprire che fra tutte le sale italiane si registrano la presenza di ben 3.653.000 milioni persone, fa capire la portata del successo che lo stesso film ebbe a quei tempi. Sappiamo, comunque che questa era un’informazione meramente scontata. A questo punto cos’altro dire? Su quale altro dettaglio possiamo rimarcare prima di concludere? Nulla su cui ci siamo già soffermati, con la consapevolezza che fino adesso siamo riusciti, seppur alla buona, di analizzare e celebrare solamente un ulteriore piccolo segmento, rispetto al primo speciale, dell’esistenza e dell’universo di Totò. Con la promessa di ritornare molto presto a raccontarvi di un altro suo film o magari, perché no, di soffermarci meglio su un’opera cinematografica che in questi primi mesi del 2026 ‘ha compiuto gli anni’. Dunque, il Principe della Risata tornerà molto presto.

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